Quanto patrimonio lasciare investito nella farmacia e quanto diversificare?

Sul diversificare siamo ormai tutti d'accordo, almeno a parole. Ma nessuno ti dice mai il numero: quanto, esattamente, può restare dentro la farmacia? Metà? Due terzi? Oggi rispondo alla domanda delle domande, e lo faccio con un fisico dei Bell Labs che studiava i cavalli, l'evidenza empirica su migliaia di imprenditori americani, e un principio che ogni farmacista conosce dal primo anno di università: la dose fa il veleno.

LA FILOSOFIA D'INVESTIMENTO DELLA FARMACIA

di Luca Petri

7/19/202610 min read

ARANZULLA DEI SOLDI / PORTAFOGLIO & SOGLIE

Quanto patrimonio lasciare investito nella farmacia e quanto diversificare è la domanda che chiude il cerchio di tutto questo blocco della serie. Nelle scorse puntate abbiamo imparato a misurare il patrimonio reale, a mappare i sei rischi del titolare, a separare i patrimoni e a proteggerli dai rischi dell'attività; abbiamo capito perché i risparmi non vanno tenuti tutti legati alla farmacia e come travasare gli utili verso il patrimonio personale. Restava il quanto, che è la domanda più onesta e più elusa di tutte, perché la risposta comoda (“dipende”) è vera ma inutile, e la risposta secca (“il 40%!”) è utile ma falsa. Oggi ti dò la risposta adulta: non una percentuale magica, ma un metodo a tre soglie, costruito su tre pezzi di scienza che su questa rubrica non erano ancora comparsi. E ti anticipo il principio che li unisce, perché è roba tua: sola dosis facit venenum, è la dose che fa il veleno. Lo diceva Paracelso cinque secoli fa per i farmaci, e vale identico per gli investimenti: la farmacia può essere l'asset migliore della tua vita, e restare comunque tossica oltre una certa dose.

Primo passo: misura la tua dose attuale (la formula del “dentro”)

Prima di decidere quanto è troppo, serve sapere quanto è adesso, e qui la maggior parte dei titolari si sbaglia per difetto, perché conta solo il valore della farmacia e dimentica i satelliti. La formula corretta è: quota dentro = (valore della farmacia + muri e immobili strumentali + eccedenze di cassa parcheggiate in azienda) diviso il tuo patrimonio reale, quello che abbiamo imparato a calcolare al netto di debiti, imposte latenti e costi di uscita. I muri contano come “dentro”, ed è un punto su cui non transigo: come abbiamo visto nella puntata dedicata, il loro valore dipende dalla salute dell'attività che ci sta sotto e del bacino che la circonda, quindi ai fini del rischio abitano nello stesso codice postale della farmacia, al massimo con una tovaglia diversa. Fatto il conto, per il titolare tipo della nostra serie il risultato è attorno ai tre quarti: il 70-80% del patrimonio reale vive dentro o attorno alla farmacia. Tienilo a mente, perché adesso arriva il fisico dei Bell Labs a dirci cosa significa.

Il fisico, i cavalli e la dose massima: il criterio di Kelly

Nel 1956 John Kelly, un fisico dei leggendari Bell Labs (il laboratorio che ha inventato il transistor e mezza epoca moderna), pubblicò un articolo dal titolo volutamente anonimo, A New Interpretation of Information Rate, sul Bell System Technical Journal. Dentro c'era una domanda da bar travestita da teoria dell'informazione: se conosci una scommessa favorevole, quanto del tuo capitale dovresti puntarci? La risposta intuitiva (“se è favorevole, tutto!”) è matematicamente suicida, e Kelly dimostrò perché: se punti tutto e perdi una volta sola, sei fuori dal gioco per sempre, e su tante ripetizioni la rovina è questione di tempo. Esiste invece una frazione ottima del capitale, oggi nota come criterio di Kelly, che massimizza la crescita composta nel lungo periodo. La scoperta rivoluzionaria non è la formula: è la forma della curva. Sotto la dose ottima cresci meno di quanto potresti (prudenza che costa poco); sopra la dose ottima la crescita composta CROLLA, fino a diventare negativa, cioè rovina certa nel lungo periodo, e attenzione al paradosso: la rovina arriva anche se la scommessa resta favorevole. Non è la qualità della scommessa a salvarti: è la dose. Il matematico Edward Thorp usò il criterio per battere i casinò al blackjack e poi i mercati, e la storia è così gustosa che ci hanno scritto un libro intero (Fortune's Formula). Ma il dettaglio che preferisco è questo: i professionisti che usano Kelly nel mondo reale scommettono deliberatamente MENO dell'ottimo teorico (il cosiddetto Kelly frazionario), perché le stime sono incerte e sbagliare per eccesso costa molto più che sbagliare per difetto. Ripetilo davanti allo specchio: sbagliare per eccesso di concentrazione costa più che sbagliare per difetto.

La traduzione per il tuo bancone è immediata e un po' scomoda. La farmacia è, con ogni probabilità, una scommessa favorevole: margini regolati, domanda stabile, barriere all'ingresso. Nessuno lo nega, e non lo nega nemmeno Kelly. Il punto è che è UNA scommessa: un solo asset, un solo settore, una sola persona chiave (tu), un solo quadro normativo, come da mappa dei rischi. E per una scommessa singola, per quanto buona, esiste una dose oltre la quale il rendimento composto del tuo patrimonio complessivo peggiora invece di migliorare. Un titolare con il 75-80% del patrimonio dentro non sta “credendo nella sua azienda”: sta scommettendo sopra la dose, in una zona della curva dove ogni punto percentuale in più di concentrazione compra più rischio di rovina che rendimento. È Paracelso con la calcolatrice: il principio attivo è ottimo, il dosaggio è da ricovero.

Cosa fanno davvero gli imprenditori ricchi (l'evidenza di Heaton e Lucas)

“Bella teoria”, dirai, “ma nel mondo vero gli imprenditori tengono tutto in azienda e prosperano”. Ed è qui che l'evidenza empirica ci dà una risposta interessante, perché dice il contrario di quello che pensi. Nel 2000 John Heaton e Deborah Lucas pubblicarono sul Journal of Finance uno studio sistematico su migliaia di famiglie americane (Portfolio Choice and Asset Prices: The Importance of Entrepreneurial Risk), e trovarono un pattern netto: le famiglie con redditi d'impresa alti e variabili detengono MENO azioni, in proporzione, delle famiglie altrettanto ricche ma senza impresa. Tradotto: gli imprenditori sofisticati si comportano esattamente come dice la teoria del portafoglio totale che abbiamo incontrato parlando dei risparmi legati alla farmacia: sanno di avere già in pancia una scommessa enorme e illiquida (l'azienda), e compensano tenendo il resto del patrimonio più prudente e più lontano dal rischio d'impresa. Non è sfiducia nella propria azienda: è contabilità del rischio fatta bene. Il messaggio per te è doppio e liberatorio. Primo: diversificare fuori non è da sprovveduti, è ciò che fanno statisticamente proprio i patrimoni imprenditoriali più solidi. Secondo, più sottile: finché il tuo “fuori” è piccolo rispetto al totale, può permettersi di essere molto azionario (è il Conto Crescita del nostro sistema), perché la vera prudenza del tuo portafoglio complessivo la stai già pagando altrove, in concentrazione.

I tre secchi di Chhabra: dove sta la farmacia (e cosa viene prima)

Il terzo pezzo di scienza è il più pratico, ed è il framework che uso per dare struttura alla risposta finale. Nel 2005 Ashvin Chhabra, allora a Merrill Lynch e poi gestore del patrimonio dell'Institute for Advanced Study di Princeton (sì, il posto di Einstein: il patrimonio dei fisici lo gestiva lui), pubblicò Beyond Markowitz: A Comprehensive Wealth Allocation Framework, partendo da un'osservazione semplice: la teoria classica del portafoglio tratta tutta la ricchezza allo stesso modo, ma le persone vere hanno tre bisogni diversi, in gerarchia. Il primo è non impoverirsi: e allora esiste un secchio personale, fatto delle cose che non puoi permetterti di perdere (la casa, la liquidità di sicurezza, la pensione), che va protetto dal rischio, non esposto. Il secondo è mantenere e far crescere il tenore di vita: è il secchio di mercato, il portafoglio diversificato che cattura il rendimento dei mercati mondiali. Il terzo è l'aspirazione: e qui sta la rivelazione per te, perché il secchio aspirazionale è quello delle scommesse concentrate che possono cambiarti la vita, nei due sensi: l'impresa, le stock option, l'immobile a leva. La tua farmacia abita lì, nel terzo secchio: è il tuo biglietto aspirazionale, legittimo, nobile, spesso vincente. Ma la regola di Chhabra è di ferro, ed è la gerarchia: prima si riempie il secchio personale, poi quello di mercato, e l'aspirazionale si dimensiona per ULTIMO, con quello che resta. Il titolare tipico ha fatto l'esatto contrario: il secchio aspirazionale trabocca, quello personale è mezzo vuoto. È come giocarsi l'affitto alla scommessa migliore del mondo: la scommessa è buona, la sequenza è sbagliata.

La risposta: tre soglie, non una percentuale

Soglia uno, il pavimento (vale a ogni età, senza eccezioni). Il secchio personale va riempito PRIMA di ogni ragionamento sulla farmacia, e non deve mai, in nessuna sua parte, dipendere dalla farmacia: la casa di famiglia libera da garanzie aziendali (le fideiussioni che bucano la membrana, ricordi la separazione), i Conti Stabilità e Sicurezza pieni per le spese previste e gli imprevisti, il fondo pensione che si nutre dei suoi 5.300 euro deducibili l'anno, e le coperture della persona viste nella puntata sulla protezione. Questo pavimento non è negoziabile e non è in percentuale: è in euro, ed è la prima destinazione di ogni travaso. Chi ha il pavimento pieno può permettersi qualunque avventura di sopra; chi non ce l'ha sta facendo l'equilibrista senza rete, per quanto bello sia il numero.

Soglia due, la rotta (la bussola dei prossimi anni). Sopra il pavimento, il “fuori” cresce con il travaso automatico degli utili verso il Conto Crescita, e la rotta ha una stella polare precisa che i lettori della serie conoscono: il fuori-farmacia deve arrivare a coprire da solo almeno metà del tuo numero magico, il capitale che ti serve per l'indipendenza. Quella soglia è il punto di libertà: da lì in avanti la farmacia la tieni, la vendi o la passi per scelta, non per necessità, e chi si siede a un tavolo di trattativa senza bisogno di vendere tratta da una posizione completamente diversa. Non è un traguardo da raggiungere domani: è una direzione da tenere accesa ogni anno, e il ritmo lo decide il travaso.

Soglia tre, il tetto per fase di vita (la dose massima). E infine la percentuale che volevi, data come si deve: per fasi, non per dogma. All'acquisto, una quota dentro dell'80-90% è fisiologica: nessuno compra una farmacia con la paghetta, e Kelly non ti chiede l'impossibile; ti chiede il pavimento intatto e il travaso acceso da subito, anche piccolo. In regime, la rotta deve portarti sotto i due terzi. Negli ultimi dieci anni prima dell'uscita, sotto metà, perché arrivare alla vendita con l'80% dentro significa negoziare col coltello puntato dalla parte sbagliata. E una regola trasversale che vale sempre: mai AUMENTARE la dose (i muri, la seconda attività, il capannone) finché pavimento e rotta non sono a posto, perché ogni acquisto “dentro” è un raddoppio della stessa scommessa, e il doppio filtro della puntata sui risparmi esiste apposta. Il movimento, nota bene, non richiede quasi mai di vendere nulla: la quota dentro scende facendo crescere il denominatore, cioè il fuori, anno dopo anno. È un equilibrio che si sposta con gradualità, aggiungendo solvente, non rompendo la beuta.

Domande e risposte

Quindi qual è la percentuale giusta da tenere in farmacia?

Quella che rispetta le tre soglie della tua fase: pavimento personale pieno e indipendente dalla farmacia (sempre), rotta del travaso accesa verso il 50% del numero magico fuori (sempre), e un tetto che scende con le fasi: fino all'80-90% è tollerabile solo nei primi anni dopo l'acquisto, in regime si sta sotto i due terzi, negli ultimi dieci anni prima dell'uscita sotto la metà. Chi ti spara una percentuale unica senza chiederti fase, pavimento e numero magico sta leggendo i tarocchi con la tua calligrafia.

La mia farmacia rende il 12-15% l'anno, il portafoglio il 6-7: perché dovrei limitarla?

Perché Kelly non discute il rendimento atteso della scommessa, discute la dose, e dimostra che oltre la dose ottima la crescita COMPOSTA del patrimonio peggiora anche se la scommessa resta ottima: il rendimento medio è una cosa, la sopravvivenza del capitale nel lungo periodo un'altra. E ricorda che nella farmacia sei già investito due volte, col patrimonio e col capitale umano: la domanda non è se la farmacia rende più del mercato, è se ha senso alzare ancora una dose già sopra la curva. La risposta di un secolo di matematica finanziaria è no.

I muri della farmacia contano come “dentro” o come diversificazione immobiliare?

Dentro, senza sconti: il loro valore è legato alla salute dell'attività che ospitano e del bacino che la circonda, quindi ai fini del rischio sono un altro mattone sulla stessa scommessa, con una tovaglia catastale diversa. Possono avere senso per altri motivi (controllo, canone, separazione se strutturati bene), ma quando calcoli la tua quota dentro vanno sommati alla farmacia, non al portafoglio. Contarli come diversificazione è il modo più elegante di mentire a sé stessi con una visura in mano.

Come faccio a scendere dal 75% al 50% senza vendere la farmacia?

Con la matematica del denominatore: la quota dentro è una frazione, e scende sia riducendo il sopra (vendere, che non serve quasi mai) sia facendo crescere il sotto, cioè il patrimonio totale fuori. Il travaso automatico degli utili è esattamente questo: ogni anno il fuori cresce, la frazione scende, e in dieci-quindici anni un 75% diventa un 55-60% senza aver toccato un mattone. È lento? È lento come tutte le cose irreversibili fatte bene: la fretta, in questa materia, è il lusso di chi ha già il pavimento vuoto.

Sto comprando la farmacia adesso e sarò al 90% dentro: sto sbagliando tutto?

No: all'acquisto la concentrazione estrema è fisiologica, e nessun framework serio ti chiede di comprare un'azienda da un milione tenendone metà in ETF. Quello che i framework ti chiedono, e che fa la differenza tra un acquirente sano e uno fragile, sono due cose: il pavimento personale intatto (la casa e la sicurezza della famiglia FUORI dalle garanzie, per quanto possibile) e il travaso acceso dal primo anno, anche minuscolo, perché il travaso è un'abitudine prima che una cifra. Il 90% di oggi è un punto di partenza: diventa un problema solo se è ancora lì tra quindici anni.

Quando posso permettermi di aumentare il “dentro” (seconda farmacia, muri)?

Quando entrambe le prime due soglie sono a posto: pavimento personale pieno e rotta del fuori in orario rispetto al tuo numero magico. A quel punto l'aumento di dose è una scelta aspirazionale consapevole, alla Chhabra, e va valutata col doppio filtro: il progetto ha un ritorno atteso che batte l'alternativa fuori, e l'aumento di concentrazione resta dentro il tetto della tua fase? Se entrambe le risposte sono sì, compra pure, con la mia benedizione e quella di Kelly. Se una delle due è no, quella non è un'aspirazione: è una ricaduta.

Luca Petri, CFP®, FMVA® · Consulente Finanziario Autonomo (OCF n. 637312) · Oltre il Camice

Consulenza fee-only per farmacisti. Nessuna commissione, nessun prodotto da vendere, nessun conflitto di interesse. Articolo a finalità informative, non consulenza personalizzata: soglie, fasi e percentuali sono indicazioni di metodo da calibrare sul caso concreto dentro un piano patrimoniale. I rendimenti citati sono indicativi, annui e non garantiti. Fonti scientifiche: J.L. Kelly, A New Interpretation of Information Rate, Bell System Technical Journal 35, 917-926 (1956); L.C. MacLean, E.O. Thorp e W.T. Ziemba, Long-term Capital Growth: The Good and Bad Properties of the Kelly and Fractional Kelly Capital Growth Criteria, Quantitative Finance 10 (2010); W. Poundstone, Fortune's Formula (2005) per la vicenda Thorp; J. Heaton e D. Lucas, Portfolio Choice and Asset Prices: The Importance of Entrepreneurial Risk, Journal of Finance 55(3), 1163-1198 (2000); A.B. Chhabra, Beyond Markowitz: A Comprehensive Wealth Allocation Framework for Individual Investors, Journal of Wealth Management 7(4), 8-34 (2005). Il riferimento a Paracelso (sola dosis facit venenum) è, ovviamente, di Paracelso.


Contatti

Scrivimi per una consulenza personalizzata

Email

info@consultingdilucapetri.it

© 2026. All rights reserved.