Quanto capitale serve a un farmacista per smettere di lavorare
Il calcolo completo, spiegato da zero e senza dare niente per scontato. Tre farmacisti, tre numeri. Uno ha bisogno di 436.000 euro, un altro di 893.000, il terzo di un milione e sei. E il terzo è quello che guadagna di più.
LA FILOSOFIA D'INVESTIMENTO DELLA FARMACIA
Luca Petri
8/2/202614 min read


ARANZULLA DEI SOLDI · PREVIDENZA E INDIPENDENZA
La domanda, e perché nessuno te la calcola
Prima o poi ogni titolare fa questo pensiero, di solito verso le nove di sera dopo una giornata storta. Quanto mi serve per potermi fermare?
Poi lo scaccia. Non perché sia pigro, ma perché nessuno gli ha mai spiegato come si risponde, e le poche volte che ha provato a cercarlo ha trovato regole americane e percentuali senza istruzioni.
Qui facciamo il conto insieme, dall'inizio, senza dare per scontato niente. Servono solo le quattro operazioni. Alla fine avrai il tuo numero, e soprattutto capirai da dove viene, che è l'unica cosa che ti permette di non farti raccontare storie.
I tre casi sono didattici, le ipotesi sono dichiarate una per una e non si riferiscono a persone reali. Sostituendo i tuoi numeri il procedimento resta identico.
Primo passo, non serve un salvadanaio. Ne servono due
Immagina di voler smettere a 62 anni. La pensione, però, a 62 anni non arriva. Per la pensione di vecchiaia ENPAF servono 68 anni e 9 mesi, insieme ad almeno 30 anni di contribuzione e 20 anni di effettivo esercizio della professione.
Quindi davanti a te ci sono due periodi diversi, e vanno finanziati in due modi diversi.
Dai 62 ai 68 anni e 9 mesi non entra un euro di pensione. Sono 6 anni e 9 mesi in cui vivi soltanto del tuo capitale. Questo periodo lo chiamo il ponte.
Dopo, la pensione comincia ad arrivare, ma non basta a coprire il tuo tenore di vita. Resta una differenza da colmare ogni anno, finché campi. Questa seconda parte la chiamo il pozzo.
Schema 1. I due salvadanai. Il primo deve svuotarsi, il secondo no, e per questo si calcolano in modo diverso.
Il primo salvadanaio, il ponte. Questo è facile
Il ponte è il calcolo semplice, perché quel salvadanaio deve finire. È il suo mestiere. Lo riempi, lo consumi negli anni senza pensione, e quando la pensione arriva è giusto che sia vuoto.
Bastano due numeri, gli anni e la spesa. Prendiamo un titolare che spende 55.000 euro netti l'anno.
6,75 anni × 55.000 € = 371.250 €
Fine. Nessuna formula, nessun tasso, nessuna teoria. Sono soldi che devi avere da parte e che sai già che spenderai.
Il secondo salvadanaio, il pozzo. Qui si complica, ma poco
Dal momento in cui arriva la pensione, una parte della spesa la copre lei e il resto lo copri tu. Quella differenza è il divario.
Il nostro titolare spende 55.000 euro netti l'anno e riceve una pensione che nel nostro esempio vale 12.000 euro netti l'anno.
55.000 € − 12.000 € = 43.000 € di divario ogni anno
Adesso la domanda vera. Quanto capitale serve per produrre 43.000 euro l'anno, per sempre?
La tentazione, moltiplicare per gli anni
Il primo istinto è questo. Se campo fino a 90 anni, dai 68 e 9 mesi in poi sono circa 21 anni. Quindi 21 per 43.000 fa circa 913.000 euro e ho risolto.
È un ragionamento sensato e ha due problemi grossi.
Il primo. Non sai quanti anni camperai. Se fai il conto su 21 anni e ne campi 30, a 88 anni ti restano zero euro e nessuna possibilità di rimediare. È l'unico errore di pianificazione che non si può correggere dopo.
Il secondo. Quei soldi non stanno fermi in un cassetto, stanno investiti, quindi nel frattempo rendono qualcosa. Ma allo stesso tempo i prezzi salgono, quindi ogni anno ti serve un po' di più per comprare le stesse cose. Le due forze in parte si annullano, e ignorarle entrambe sperando che si compensino è una scommessa, non un piano.
L'inflazione, spiegata come si deve
Visto che ci siamo, mettiamo a terra questa parola, perché è la meno capita di tutte e insieme la più importante.
Nel 2005 un caffè al bar costava intorno agli 80 centesimi. Oggi ne costa circa 1,20. Il caffè è lo stesso, la tazzina è la stessa, il barista pure. Sono cambiati i soldi. Gli stessi 80 centesimi oggi comprano meno caffè di vent'anni fa.
Questa è l'inflazione. Non è una tassa e non è una truffa, è semplicemente il fatto che con il passare del tempo la stessa cifra compra meno roba.
Applicato al tuo caso significa che se oggi ti servono 43.000 euro l'anno, tra vent'anni per fare esattamente la stessa vita te ne serviranno parecchi di più. Quindi il pozzo non deve solo pagarti. Deve anche crescere abbastanza da stare dietro ai prezzi.
Il moltiplicatore, ed è tutto qui
Ecco perché esiste il metodo che sto per darti. Serve a rispondere a una domanda sola.
Quanto posso prelevare ogni anno dal mio capitale, senza che si esaurisca e tenendo già conto del fatto che i prezzi salgono?
La risposta si esprime come percentuale del capitale e si chiama tasso di prelievo sostenibile. Ma la percentuale confonde, quindi te la giro in un modo che conosci meglio.
Quando valuti una farmacia dici che vale sette volte l'EBITDA. Un multiplo. Qui è lo stesso ragionamento girato al contrario, e la domanda diventa quante volte il divario annuo devo accumulare.
Il moltiplicatore si trova con una divisione sola.
100 ÷ tasso di prelievo = moltiplicatore
Se il tasso sostenibile è il 3,5 per cento, il conto è 100 diviso 3,5, che fa 28,6. Ti serve 28,6 volte il divario annuo.
Schema 2. Dal tasso di prelievo al moltiplicatore. Il capitale in tabella è calcolato per divisione esatta.
Leggi lo schema così. Se il tuo capitale può darti 3,50 euro l'anno ogni 100 euro che ci sono dentro, senza mai svuotarsi, allora per averne 43.000 all'anno ti servono 28,6 volte quei 43.000.
43.000 € ÷ 3,5 % = 1.228.571 €
E qui c'è la cosa che confonde tutti, quindi la dico esplicita. Più basso è il tasso, più capitale ti serve. Sembra rovesciato e non lo è.
Al 4,5 per cento stai dicendo che da ogni 100 euro spremi 4,50 euro. Sei ottimista, quindi ti bastano 22,2 volte il divario. Al 3 per cento stai dicendo che da ogni 100 euro ne prendi solo 3, sei prudente, e proprio per questo te ne servono 33,3 volte.
Detto in una riga, la prudenza costa. Chiedere meno al capitale è più sicuro, e per questo obbliga ad accumularne di più.
Ultima precisazione, che risponde alla domanda che ti sarà venuta leggendo dell'inflazione. Il tasso di prelievo sostenibile tiene già conto dei prezzi che salgono. Vuol dire che prelevi il 3,5 per cento il primo anno, e negli anni successivi prelevi quella stessa cifra aumentata dell'inflazione, non un altro 3,5 per cento. La regola nasce esattamente per tenere insieme le due cose, quanto rende il capitale e quanto crescono i prezzi.
Da dove viene quel numero, e perché non uso il 4 per cento
Nel 1994 un consulente americano, William Bengen, si fece la stessa domanda e la affrontò con i dati. Prese tutta la storia disponibile dei mercati e simulò migliaia di pensionamenti. In quale anno vai in pensione, quanto prelevi ogni anno aggiustato per l'inflazione, e ti bastano i soldi per trent'anni?
Trovò che il 4 per cento aveva sempre retto, in ogni periodo storico testato. Nacque così la regola del 4 per cento, confermata nel 1998 da uno studio noto come Trinity Study.
È una regola utile e va usata sapendo tre cose.
Uno. È costruita sul mercato americano, che nel Novecento è stato il migliore del mondo. Usarla altrove significa assumere che la storia si ripeta nel posto più fortunato del pianeta.
Due. Non considera le imposte. In Italia sui rendimenti finanziari si paga il 26 per cento, o il 12,5 per cento sui titoli di Stato, più lo 0,20 per cento all'anno di imposta di bollo sul deposito titoli. Il 4 per cento lordo non è il 4 per cento che ti resta in mano.
Tre, ed è la più importante. Bengen ha testato trent'anni. Chi smette a 62 e arriva a 90 ne ha davanti ventotto, ma chi smette a 55 ne ha davanti trentacinque. Su orizzonti lunghi conta molto la sfortuna di incontrare un mercato pessimo nei primi anni, quando il capitale è al massimo e ogni euro prelevato in perdita non torna più.
Per questo nei conti che seguono uso il 3,5 per cento, cioè la regola classica corretta per il fisco italiano e per un po' di prudenza.
Il terzo ingrediente, e qui la faccenda si fa personale
Nel conto del pozzo compare la pensione. Più è alta, più piccolo è il divario, più piccolo è il capitale da accumulare. Quindi vale la pena capire bene quanto puoi aspettarti.
E qui c'è la notizia scomoda per i titolari.
L'INPS di un lavoratore dipendente è proporzionale a quanto ha guadagnato. Chi ha uno stipendio alto avrà una pensione più alta. È intuitivo e funziona così da sempre.
ENPAF no. ENPAF ha un contributo fisso, uguale per tutti gli iscritti all'Albo a prescindere da quanto fatturano, e la pensione si costruisce sommando coefficienti maturati anno per anno. Per il 2026 il contributo intero è di 5.430 euro, di cui 5.388 di previdenza, 31 di assistenza e 11 di maternità.
La conseguenza è pesante. Il titolare che porta a casa 150.000 euro l'anno e quello che ne porta 60.000, a parità di anni e di regime contributivo, prenderanno da ENPAF la stessa identica pensione. Quindi più hai guadagnato bene, più grande è il buco che ti aspetta, perché la pensione copre una fetta sempre più piccola del tuo tenore di vita.
Se il numero della tua pensione non lo conosci, vai a cercarlo prima di ogni altra cosa, perché senza quello il calcolo non si fa. Qui ho spiegato come si calcola davvero la pensione ENPAF, e qui dove finiscono i tuoi contributi.
Adesso i conti, tre farmacisti riga per riga
Stessa età, 55 anni. Stesso obiettivo, smettere a 62. Stessa cassa. Tutto il resto cambia.
Caso 1, il farmacista dipendente
Spende 30.000 euro netti l'anno. Ha lavorato da dipendente, quindi la sua pensione principale è INPS e arriva a 67 anni, non a 68 e 9 mesi. Ipotizziamo 20.000 euro netti l'anno.
Ponte: 5 anni × 30.000 € = 150.000 €
Divario: 30.000 € − 20.000 € = 10.000 € all'anno
Pozzo: 10.000 € ÷ 3,5 % = 285.714 €
Totale: 150.000 + 285.714 = 435.714 €
Caso 2, il libero professionista
Spende 35.000 euro netti l'anno. La sua pensione è ENPAF e arriva a 68 anni e 9 mesi. Ipotizziamo 12.000 euro netti l'anno.
Ponte: 6,75 anni × 35.000 € = 236.250 €
Divario: 35.000 € − 12.000 € = 23.000 € all'anno
Pozzo: 23.000 € ÷ 3,5 % = 657.143 €
Totale: 236.250 + 657.143 = 893.393 €
Caso 3, il titolare
Spende 55.000 euro netti l'anno, perché chi ha guidato un'impresa per trent'anni non torna a spendere come un dipendente il giorno dopo. La sua pensione ENPAF è la stessa del libero professionista, 12.000 euro netti l'anno. Identica.
Ponte: 6,75 anni × 55.000 € = 371.250 €
Divario: 55.000 € − 12.000 € = 43.000 € all'anno
Pozzo: 43.000 € ÷ 3,5 % = 1.228.571 €
Totale: 371.250 + 1.228.571 = 1.599.821 €
Schema 3. I tre numeri magici a confronto, divisi nei due salvadanai.
Guarda la terza colonna e poi la seconda. La pensione è identica, 12.000 euro in entrambi i casi, perché ENPAF non segue il reddito. Ma il tenore di vita da coprire è quasi il doppio. Risultato, il titolare ha bisogno di quasi quattro volte il capitale del dipendente, pur avendo la stessa cassa e la stessa tessera dell'Ordine.
Quanto è fragile questo numero
Adesso ti mostro perché insisto tanto sulle ipotesi dichiarate, e perché diffido di chi ti dà una cifra secca senza spiegarti da dove viene.
Prendiamo il titolare e lasciamo tutto identico. Stessa spesa, stessa pensione, stessa età. Cambiamo una cosa sola, il tasso di prelievo.
Schema 4. Il numero magico del titolare al variare della sola ipotesi di prelievo sostenibile.
Tra il 4 e il 3 per cento ballano 358.000 euro. Non è cambiata la vita che vuoi fare, non è cambiata la tua pensione, non è cambiato niente di reale. È cambiata solo quanto sei disposto a sbagliare.
Chiunque ti dica che ti servono esattamente X euro senza dirti quale tasso ha usato, su quale orizzonte e al lordo o al netto di cosa, ti sta dando un'opinione travestita da calcolo.
E adesso la parte che riguarda solo il titolare
Un milione e sei sembra una montagna. Per il dipendente lo sarebbe. Per il titolare spesso no, perché quel patrimonio in gran parte ce l'ha già. Il problema è dove ce l'ha.
Se la tua farmacia vale un milione e quattro, dopo le imposte sulla cessione ti arriveranno all'incirca un milione e uno o un milione e due, secondo come è strutturata l'operazione. Sono circa il 70 per cento del tuo numero magico. Non tutto, e questa è già una notizia per chi pensa vendo la farmacia e sono a posto. Su cosa succede il giorno dopo il bonifico ho scritto una guida dedicata.
Ma il problema vero è un altro. Il tuo numero magico dipende quasi interamente da un asset solo, illiquido, il cui valore dipende dalla remunerazione della convenzione, dalla pianta organica, dal consolidamento delle catene e dal fatto che ci sia un compratore proprio nell'anno in cui hai deciso di smettere. Detto altrimenti, la tua pensione e la tua azienda sono lo stesso identico rischio. È il motivo per cui il discorso sulle soglie di quanto lasciare dentro la farmacia non è teoria per consulenti, è la differenza tra scegliere quando smettere e scoprire quando puoi permettertelo.
E c'è un'ultima asimmetria che nessuno menziona. Il dipendente che smette lascia un posto e basta. Il titolare deve anche vendere, e nella maggior parte dei casi il valore della farmacia dipende in parte da lui, dalla sua presenza e dalla sua rete. Il giorno in cui vorrebbe andarsene di più è anche il giorno in cui l'asset vale un po' meno.
Le tre leve, in ordine di efficacia
Uno, lavorare qualche anno in più. Agisce su tre fronti insieme, accorcia il ponte, aggiunge anni di risparmio e riduce gli anni da coprire. Nel caso del titolare, spostare l'uscita da 62 a 65 anni toglie 165.000 euro dal numero magico solo per effetto del ponte più corto, circa un decimo del totale, a cui si somma tutto quello che riesci ad accantonare in quei tre anni.
Due, abbassare la spesa strutturale, non quella occasionale. Ogni mille euro l'anno di spesa fissa in meno valgono 28.571 euro di capitale in meno, perché sono mille diviso 3,5 per cento. È matematica, non frugalità. E funziona solo sulle spese ricorrenti, perché rinunciare a una vacanza sposta il problema di un anno, ridurre un canone lo sposta per sempre.
Tre, aumentare il capitale investito fuori dalla farmacia. È la più lenta e la più citata, ma è l'unica che riduce contemporaneamente il numero magico e il rischio che il numero magico non si realizzi, perché spezza la dipendenza da un asset solo.
In tre righe
Servono due salvadanai, uno per gli anni senza pensione, che si calcola moltiplicando anni per spesa, e uno per il divario che resta dopo, che si calcola moltiplicando il divario per 28,6 se usi il 3,5 per cento. ENPAF non segue il reddito, quindi più hai guadagnato più grande è il buco, e per un titolare il numero arriva facilmente al milione e mezzo. Il capitale spesso c'è già, ma è tutto dentro un asset solo che vale meno proprio quando ne hai più bisogno.
Domande e risposte
Perché non moltiplico semplicemente per gli anni che mi restano?
Perché non sai quanti sono, ed è l'unico errore che non puoi correggere dopo. Se calcoli su 21 anni e ne campi 30, a 88 anni sei senza soldi e senza rimedi. Il metodo del prelievo sostenibile costruisce un capitale che non si esaurisce, e infatti dà un numero più alto del semplice moltiplicare per gli anni. È il prezzo di non sapere la data.
Ma il 3,5 per cento non è troppo prudente? Il mercato rende di più
Il mercato rende di più in media, ma tu non vivi nella media, vivi in una sequenza. Il rischio da cui il 3,5 protegge non è il rendimento basso, è la sfortuna di incontrare un mercato pessimo nei primi cinque anni, quando il capitale è al massimo e ogni euro prelevato in perdita non torna più. È lo stesso motivo per cui una farmacia con margini medi ottimi può andare in crisi per un anno di cassa storta. La media non paga i fornitori.
Il tasso di prelievo è già al netto dell'inflazione o devo aggiungerla?
È già al netto, ed è la parte che confonde più spesso. Vuol dire che il primo anno prelevi il 3,5 per cento del capitale, e negli anni successivi prelevi quella stessa cifra aumentata dell'inflazione, non un altro 3,5 per cento. La regola nasce proprio per tenere insieme le due cose, quanto rende il capitale e quanto salgono i prezzi.
Se lavoro qualche anno in più, quanto cambia davvero?
Nel caso del titolare, passare da 62 a 65 anni toglie 165.000 euro solo per effetto del ponte più corto, circa un decimo del totale. A cui però si somma quello che accantoni in quei tre anni. Se in tre anni metti via 90.000 euro, il numero magico scende complessivamente di circa 255.000.
Posso contare sulla vendita della farmacia come pensione?
In parte sì, e per molti titolari è la componente principale. Ma va trattata come un asset da vendere, non come una rendita garantita. Tre precauzioni. Stimare il valore con metodo e non col multiplo sentito al congresso. Considerare le imposte prima di fare i conti sul netto. E soprattutto non far coincidere la data in cui vuoi smettere con la data in cui devi vendere, perché chi deve vendere entro una data tratta sempre da posizione debole.
E se voglio lasciare qualcosa ai figli?
Allora cambia la struttura del calcolo, non solo la dimensione. Il numero che abbiamo trovato è già costruito per non esaurirsi, quindi in buona parte il capitale resta. Ma se vuoi lasciarlo integro e certo devi vivere del solo rendimento reale, il tasso di prelievo scende ancora e il numero magico sale in proporzione. È una scelta legittima e costa, quindi va fatta consapevolmente e non per inerzia.
Il fondo pensione mi risolve il problema?
Non lo risolve, lo alleggerisce, e per il titolare più di quanto si creda per un motivo fiscale. I versamenti sono deducibili fino a 5.300 euro l'anno dal 2026, e con un'aliquota marginale alta il recupero fiscale immediato è un rendimento certo che nessun mercato garantisce. Attenzione però, è un tetto annuo, quindi la previdenza complementare è un flusso da alimentare per anni, non un contenitore dove riversare la liquidità in blocco. Su quale strumento scegliere ho scritto un confronto tra negoziale, aperto e PIP.
Da dove comincio, concretamente
Da tre numeri e una sera. Uno, la spesa annua netta della tua famiglia, che si ricava dall'estratto conto degli ultimi dodici mesi e non dalle sensazioni. Due, la tua pensione attesa, che sta nell'area riservata ENPAF e, se hai avuto anni da dipendente, nell'estratto conto contributivo INPS. Tre, l'età a cui vuoi davvero smettere, non quella a cui pensi di doverlo fare. Con questi tre numeri il calcolo lo fai in dieci minuti seguendo i passaggi qui sopra.
Fonti esterne
1. ENPAF, quote contributive 2026, contributo intero pari a 5.430 euro suddiviso in 5.388 di previdenza, 31 di assistenza e 11 di maternità, con contributo di solidarietà di 204 euro per i dipendenti e riduzioni del 33,33, del 50 e dell'85 per cento.
2. ENPAF, requisiti per la pensione di vecchiaia, 68 anni e 9 mesi adeguabili alla speranza di vita, almeno 30 anni di iscrizione e contribuzione e almeno 20 anni di effettivo esercizio professionale, da soddisfare contemporaneamente.
3. W. Bengen, Determining Withdrawal Rates Using Historical Data, Journal of Financial Planning, 1994, origine della regola del 4 per cento.
4. P. Cooley, C. Hubbard, D. Walz, Retirement Savings, Choosing a Withdrawal Rate That Is Sustainable, AAII Journal, 1998, il cosiddetto Trinity Study.
5. Letteratura sul sequence of returns risk, per il maggior peso dei rendimenti negativi nei primi anni di prelievo rispetto alla media di periodo.
6. Legge 30 dicembre 2025 n. 199, Legge di Bilancio 2026, articolo 1 comma 201, deducibilità della previdenza complementare innalzata a 5.300 euro annui.
7. Regime fiscale delle rendite finanziarie italiane, imposta sostitutiva del 26 per cento, 12,5 per cento sui titoli di Stato ed equiparati, imposta di bollo dello 0,20 per cento annuo sul dossier titoli.
Le altre puntate utili
ENPAF, come si calcola davvero la pensione del farmacista. Il numero da cui parte tutto il conto. https://lucapetriconsulting.it/enpaf-come-si-calcola-davvero-la-pensione-del-farmacista-nel-2026
Quanto patrimonio lasciare investito nella farmacia. Perché pensione e azienda sono lo stesso rischio. https://lucapetriconsulting.it/quanto-patrimonio-lasciare-investito-nella-farmacia-e-quanto-diversificare
Ho venduto la farmacia, 800.000 euro in conto corrente. Il giorno dopo il bonifico. https://lucapetriconsulting.it/ho-venduto-la-farmacia-800000-euro-in-conto-corrente-e-adesso
300.000 euro fermi sul conto. Come si alimentano i due salvadanai, in che ordine. https://lucapetriconsulting.it/300000-euro-fermi-sul-conto-cosa-fa-il-farmacista
Quanto devo mettere da parte per la vecchiaia non autosufficiente. La voce di spesa che quasi nessuno mette nel conto. https://lucapetriconsulting.it/quanto-devo-mettere-da-parte-per-la-mia-vecchiaia-non-autosufficiente
Luca Petri, CFP®, FMVA® · Consulente Finanziario Autonomo (OCF n. 637312) · Oltre il Camice · lucapetriconsulting.it
Contenuto informativo ed educativo, non costituisce consulenza personalizzata né sollecitazione all'investimento. I tre casi sono didattici e costruiti su ipotesi dichiarate, non si riferiscono a persone reali. Gli importi di pensione ENPAF e INPS sono ipotesi di lavoro e vanno sostituiti con i dati della propria posizione previdenziale. Il tasso di prelievo sostenibile non è una garanzia di risultato. Tutte le percentuali sono annue e nette salvo diversa indicazione.









