300.000 euro fermi sul conto, cosa fa il farmacista

Ci sono da anni. Nessuno li ha decisi lì, ci sono arrivati. E ogni notte, in silenzio, ne evaporano una ventina. La liquidità ferma sembra gratis, come la macchina in doppia fila. Poi arriva la multa, solo che qui si chiama inflazione e non te la notifica nessuno.

LA FILOSOFIA D'INVESTIMENTO DELLA FARMACIA

di Luca Petri

7/28/202613 min read

ARANZULLA DEI SOLDI · LIQUIDITÀ & TRAVASO

Il magazzino che non ti hanno insegnato a contare

Nell'ultima puntata, parlando della formula DuPont, abbiamo visto che la redditività di una farmacia si regge su tre motori, e che quello che il titolare sottovaluta di più è la rotazione. Quante volte all'anno il capitale investito si trasforma in ricavi. Il magazzino che gira piano è denaro travestito da scatole, e ogni giorno di scorta in eccesso è capitale che non lavora.

Bene. Adesso apri l'estratto conto e guarda quei 300.000 euro fermi. Quella è la stessa identica cosa. È magazzino, solo che invece di essere fatto di scatole è fatto di euro, e la sua rotazione non è lenta, è esattamente zero. Nessun titolare accetterebbe un magazzino con rotazione zero. Sul conto corrente, invece, lo accettiamo tutti, e per anni.

La differenza è che le scatole scadute le vedi. Il potere d'acquisto che se ne va, no.

Quanto costa l'inerzia, con i numeri

Facciamo il conto onesto, con i dati di oggi. A giugno 2026 l'inflazione italiana viaggia intorno al 3 per cento annuo, in discesa dal 3,2 di maggio ma ancora ben sopra l'obiettivo della Banca Centrale Europea, che a giugno ha alzato il tasso sui depositi al 2,25 per cento. Un conto corrente ordinario, nel frattempo, rende intorno allo 0,21 per cento netto annuo.

Il rendimento reale è quello che resta dopo aver tolto l'inflazione, ed è la relazione che Irving Fisher ha formalizzato nel 1930. In versione semplice si sottrae, in versione esatta si divide, ma per numeri piccoli il risultato cambia poco. Nel nostro caso fa meno 2,71 per cento annuo.

Settantaduemila euro in dieci anni. È un'automobile di fascia alta che non hai comprato, un anno di RSA per due persone che non hai coperto, o metà del compenso di un dipendente per tutta la sua carriera. Nessuno te l'ha addebitata, nessuna banca te l'ha comunicata, e proprio per questo fa così poco male. Il costo silenzioso è il più caro di tutti, perché non attiva nessun allarme.

E attenzione, non è che basti spostarli su un conto deposito e via. I migliori conti deposito di luglio 2026 arrivano al 3,5 per cento lordo annuo sui vincolati, che dopo l'imposta sostitutiva del 26 per cento e il bollo dello 0,20 per cento diventano circa il 2,39 per cento netto. Contro un'inflazione al 3 per cento, il rendimento reale resta negativo, intorno a meno 0,6 per cento annuo. Meglio, molto meglio, ma non è ancora una soluzione. È un parcheggio meno caro.

Perché sono ancora lì, e non è pigrizia

Vale la pena capire il meccanismo, perché conoscerlo è metà della cura. Nel 1988 William Samuelson e Richard Zeckhauser pubblicarono sul Journal of Risk and Uncertainty uno studio con un titolo che è già una diagnosi, Status Quo Bias in Decision Making. Attraverso una serie di esperimenti dimostrarono che, davanti a una scelta, le persone hanno una preferenza sistematica e irrazionale per l'opzione che richiede di non fare nulla, e che questa preferenza si rafforza quanto più le alternative sono numerose.

Tradotto sul tuo conto corrente. Tu non hai deciso di tenere fermi 300.000 euro. Hai deciso di non decidere, il che sembra una cosa diversa ma è esattamente la stessa, con l'aggravante che non ti sei accorto di aver scelto. E più opzioni ti mettono davanti, tra fondi, polizze, gestioni, certificati e obbligazioni, più l'inerzia diventa attraente. È il motivo per cui il consulente bravo non ti allarga il menu, te lo restringe.

C'è poi un aggravante tutto tuo. Il titolare di farmacia ha un rapporto con la liquidità che nasce dal mestiere, ed è sano. Sai cosa vuol dire pagare tredici stipendi, un magazzino e un mutuo con incassi che arrivano dopo. La cassa, per te, è ossigeno. Il problema non è che ne tieni, è che non hai mai deciso quanta te ne serve davvero, e in mancanza di un numero l'istinto risponde sempre la stessa cosa, cioè di più.

Il pezzo che quasi nessuno vede, quei soldi contano come farmacia

Qui arriva il passaggio meno intuitivo e più importante di tutto l'articolo. Quando abbiamo calcolato quanto patrimonio lasciare investito nella farmacia e quanto diversificare, la formula della quota dentro comprendeva tre voci, cioè il valore della farmacia, i muri e gli immobili strumentali, e le eccedenze di cassa parcheggiate in azienda. Quella terza voce sono proprio loro.

Se i tuoi 300.000 euro stanno sul conto aziendale, non sono neutrali. Sono dentro. Aumentano la tua dose, quella che secondo il criterio di Kelly va tenuta sotto una soglia precisa, e la aumentano nel modo peggiore possibile, cioè senza produrre alcun rendimento in cambio del rischio che ti stai prendendo. Sono esposti al rischio d'impresa come tutto il resto, perché se domani arriva un contenzioso, un accertamento o una crisi di settore, quella liquidità è aggredibile insieme all'azienda.

Detto in altre parole, tenere la cassa in eccesso in azienda ti fa correre il rischio della concentrazione senza pagarti il rendimento della concentrazione. È il peggior affare possibile. È il motivo per cui la separazione tra patrimonio personale e patrimonio della farmacia non è un esercizio da avvocati, è la prima mossa di igiene patrimoniale che un titolare dovrebbe fare.

Prima di investire, però, una difesa della liquidità

A questo punto il pezzo potrebbe diventare la solita predica su come i soldi vanno investiti sempre e comunque. Non lo faccio, perché sarebbe sbagliato.

La liquidità ha un valore vero, che in finanza si chiama valore dell'opzione. Avere denaro disponibile significa poter cogliere un'occasione che si presenta senza preavviso, poter reggere sei mesi di ricavi in calo senza svendere niente, poter dire di no a una banca. È lo stesso motivo per cui in farmacia tieni l'adrenalina anche se non la usi quasi mai. Il punto non è avere zero scorte, è sapere quante scorte servono. Tre scatoloni di adrenalina in magazzino non sono prudenza, sono solo un prodotto che scadrà.

Quindi la domanda giusta non è se investire quei 300.000 euro. È quanti di quei 300.000 hanno un compito, e quanti stanno lì senza uno.

Il triage, sei passaggi in ordine non negoziabile

Il triage lo conosci meglio di me, è il principio per cui non si tratta chi urla di più, si tratta chi rischia di più. Con la liquidità funziona identico, e l'ordine conta più delle percentuali. Prendiamo la farmacia della nostra serie, quella da 2 milioni di ricavi, e i suoi 300.000 euro parcheggiati sul conto aziendale.

Zero, quelli che non sono tuoi

Il primo taglio è brutale e va fatto per primo. Le imposte maturate e non ancora versate, tra saldo e acconti, sono sul tuo conto ma non sono tue. Nel nostro esempio sono 45.000 euro. Contarle come disponibili è l'errore che manda in tensione le aziende sane, e succede quasi sempre a giugno, quando il conto sembra pieno e a novembre non lo è più.

Uno, la riserva operativa dell'azienda

Prima di ogni ragionamento patrimoniale, la farmacia deve poter respirare da sola. Il criterio è il fabbisogno, non una percentuale. Con costi fissi operativi di circa 350.000 euro l'anno, cioè personale, affitto, utenze e servizi, tre mesi valgono circa 85.000 euro. Questa riserva sta in azienda, deve essere liquida e non deve rendere. Il suo compito non è il rendimento, è farti dormire.

Due, il debito costoso

Estinguere un debito è un investimento a rendimento certo pari al tasso che stavi pagando, e i rendimenti certi sono merce rara. Ma serve una soglia, altrimenti la regola diventa un dogma. Il criterio che uso è il confronto tra il costo netto del debito e il rendimento atteso dell'alternativa, corretto per il rischio. Sopra il 6 per cento lordo annuo si estingue e non si discute, ed è il caso dei fidi, degli scoperti e degli anticipi fatture. Nel nostro esempio sono 25.000 euro. Sotto il 4 per cento lordo, se gli interessi sono deducibili, il debito conviene tenerlo e investire la differenza. In mezzo è una questione di temperamento, e chi vi dice il contrario sta semplificando.

Tre, l'investimento in azienda che supera il test

Qui la liquidità torna dentro, ma solo se passa il test dell'euro marginale, cioè se quell'euro investito in farmacia rende, al netto delle imposte e corretto per il rischio, più di quanto renderebbe in un portafoglio diversificato. Un progetto che libera ore di personale qualificato o alza lo scontrino medio di solito lo supera a mani basse. Un rifacimento estetico senza numeri dietro, no. Nel nostro esempio sono 40.000 euro con un ritorno stimato e verificabile. Se il progetto non esiste, questa casella resta vuota, e va benissimo. La regola vista parlando delle soglie resta valida, cioè non si aumenta la dose finché il pavimento personale non è pieno.

Quattro, il travaso verso il patrimonio personale

Tutto quello che resta va portato fuori. Nel nostro esempio sono 105.000 euro. È il travaso, il movimento che trasforma utili aziendali in patrimonio tuo, e ha un costo che va messo in conto prima e non dopo. Su una distribuzione di utili l'imposta è del 26 per cento, quindi di quei 105.000 euro ne arrivano davvero 77.700.

Cinque, i quattro conti

E finalmente il netto trova casa, nell'ordine che segue il rischio e non il rendimento. Il Conto 1 Previdenza si prende 5.300 euro, il massimo deducibile dal 2026 dopo l'innalzamento previsto dalla Legge di Bilancio, che con l'aliquota marginale più alta significa circa 2.279 euro restituiti dal fisco, cioè un rendimento immediato e certo che nessun mercato offre. Il Conto 3 Sicurezza, quello personale e familiare, si completa con 12.000 euro. Il Conto 2 Stabilità prende 20.000 euro per gli obiettivi entro tre o quattro anni. E il residuo, 40.400 euro, va al Conto 4 Crescita, cioè al portafoglio diversificato sull'orizzonte lungo.

Grafico 1. Il triage dei 300.000 euro. Sopra la cassa aziendale e le sue cinque destinazioni, sotto quello che arriva davvero sul patrimonio personale dopo l'imposta sui dividendi.

Guarda bene quella seconda barra

Da 300.000 a 77.700. È il numero che nessuno mostra, e spiega più di mille discorsi perché il travaso vada programmato negli anni e non improvvisato il 30 dicembre. Ogni euro che esce dall'azienda tutto insieme paga l'imposta tutta insieme, mentre un travaso pianificato può usare compensi, benefit, contributi previdenziali deducibili e la distribuzione ordinaria in modo molto più efficiente.

E soprattutto guarda l'ordine. Il portafoglio diversificato, quello di cui parlano tutti, arriva per ultimo e prende poco più di 40.000 euro su 300.000. Non perché non conti, ma perché prima ci sono cinque cose che contano di più. Chiunque parta dal portafoglio senza aver fatto i primi cinque passaggi ti sta vendendo un prodotto, non un piano.

I tre errori che vedo più spesso

Errore uno, aspettare il momento giusto. Il mercato scenderà, quindi aspetto. Poi scende e allora si aspetta che si stabilizzi, poi risale e allora è tardi. Nel frattempo l'inflazione lavora ogni singolo giorno, con una regolarità che i mercati si sognano. E c'è un dettaglio matematico che chiude la questione, cioè che il rischio di entrare nel momento sbagliato si risolve entrando in più momenti, spalmando gli ingressi nell'arco di sei o dodici mesi. Non è una scelta furba, è semplicemente il modo in cui si toglie potere a una variabile che non controlli.

Errore due, saltare direttamente al portafoglio. È l'errore speculare, e di solito lo induce qualcuno che ha un prodotto da collocare. Ti chiedono il profilo di rischio prima di averti chiesto quante imposte devi versare, quanto costa il tuo debito e quanti mesi di costi fissi copri. Un piano che parte dal portafoglio è come una terapia impostata prima dell'anamnesi. Può anche funzionare, ma se funziona è per caso.

Errore tre, muovere tutto insieme. Chi si accorge del costo dell'inerzia a volte reagisce con l'eccesso opposto, cioè svuota il conto in una settimana. Il triage però ha un ordine e ha dei tempi. La riserva si costituisce subito, il debito costoso si estingue subito, il travaso si programma su più esercizi per non regalare imposte, e l'ingresso sui mercati si dilaziona. La fretta, in questa materia, è il lusso di chi non ha ancora capito quanto costa sbagliare.

In tre righe

La liquidità ferma non è prudenza, è una decisione mai presa che costa circa 8.100 euro l'anno su 300.000. Ma non va investita tutta, va sottoposta a triage, e l'ordine conta più delle percentuali. Prima quello che non è tuo, poi la riserva, il debito costoso, l'azienda che supera il test, e solo alla fine il portafoglio, sapendo che tra il lordo in azienda e il netto sul personale c'è un salto del 26 per cento che va programmato.

Domande e risposte

Tre mesi di costi fissi bastano davvero come riserva?

Sono un punto di partenza ragionevole per una farmacia con incassi regolari e senza stagionalità estrema. Salgono a quattro o cinque mesi se hai forte stagionalità, se il convenzionato pesa molto sul fatturato, se stai facendo lavori, o se hai una concentrazione di scadenze in pochi mesi. Scendono a due solo se hai una linea di credito già deliberata e non utilizzata, che di fatto è una riserva presa in prestito. Il numero giusto è il tuo, e si trova guardando i dodici mesi peggiori degli ultimi tre anni, non la media.

Se il debito costa il 5 per cento, lo estinguo oppure no?

È la zona grigia, e la risposta onesta è che dipende da due cose. La prima è se gli interessi sono deducibili, perché in quel caso il costo effettivo scende di circa un terzo. La seconda è quanto pesa per te la certezza. Estinguere ti dà un rendimento certo del 5 per cento lordo, investire ti dà un rendimento atteso magari superiore ma incerto e volatile. Chi ha già un patrimonio concentrato nella farmacia, e quindi molto rischio addosso, di solito fa bene a comprare certezza. Chi ha il pavimento personale già pieno può permettersi l'alternativa.

Posso mettere tutti i 300.000 in previdenza complementare per risparmiare imposte?

Puoi versare quanto vuoi, ma la deduzione si ferma a 5.300 euro l'anno. Oltre quella soglia versi denaro che non genera alcun vantaggio fiscale immediato e che, per giunta, si immobilizza in uno strumento con vincoli di riscatto stringenti fino alla pensione. La previdenza complementare è potentissima proprio perché è un flusso annuale ripetuto, non un contenitore per grandi somme. Cinquemilatrecento euro all'anno per vent'anni, con il recupero fiscale reinvestito, fanno molto più di un singolo versamento grosso.

Ma se lascio i soldi in azienda non pago il 26 per cento, quindi conviene?

È l'argomento che sento più spesso, ed è vero solo a metà. È vero che l'imposta si paga quando distribuisci. Ma nel frattempo quella liquidità sta correndo il rischio d'impresa senza essere remunerata, sta gonfiando la tua quota di patrimonio concentrata nella farmacia, ed è aggredibile dai creditori dell'attività. Stai rimandando un'imposta certa del 26 per cento accettando un rischio incerto ma potenzialmente totale. Detta così suona meno conveniente, ed è più onesta. La risposta sensata non è distribuire tutto subito, è programmare il travaso in modo continuo invece di accumulare e poi svuotare.

Il conto deposito non è una soluzione allora?

È un ottimo parcheggio e una pessima destinazione. Con i tassi di luglio 2026, un buon vincolato dà circa il 2,4 per cento netto annuo, che contro un'inflazione al 3 per cento lascia comunque un rendimento reale leggermente negativo. Ottimo quindi per la riserva di sicurezza e per il Conto Stabilità, dove il compito è non perdere valore nominale e restare disponibile. Inutile per il Conto Crescita, dove l'orizzonte è di dieci anni o più e serve un rendimento reale positivo.

Ho i soldi sul conto personale, non aziendale. Cambia qualcosa?

Cambia parecchio e in meglio, perché salti il passaggio fiscale e il rischio d'impresa. Il triage però resta identico nella sostanza. Al posto della riserva operativa dell'azienda metti la riserva familiare, sei o dodici mesi di spese di casa a seconda di quanto è variabile il tuo reddito. Il resto della sequenza non cambia, debito costoso, previdenza, e poi i conti Stabilità e Crescita. Se invece hai liquidità sia in azienda sia sul personale, fai i due triage separatamente e non compensare l'uno con l'altro, perché rispondono a rischi diversi.

Da dove comincio, concretamente?

Da tre numeri e una sera. Uno, quanto devi ancora versare di imposte nei prossimi dodici mesi, che il commercialista ti dice in due minuti. Due, quanto valgono tre mesi dei tuoi costi fissi, che leggi dal conto economico. Tre, quanto costa il tuo debito più caro, che sta negli estratti conto. Sottrai i primi due dalla liquidità, guarda cosa resta, e hai già fatto l'ottanta per cento del lavoro. La parte difficile non è il calcolo, è smettere di rimandarlo.

Fonti esterne

1. ISTAT, indice dei prezzi al consumo, stime provvisorie giugno 2026, inflazione al 3 per cento su base annua in discesa dal 3,2 per cento di maggio, riprese da PMI.it nel confronto sui conti deposito di luglio 2026.

2. Banca Centrale Europea, decisioni di politica monetaria del Consiglio direttivo dell'11 giugno 2026, tasso sui depositi presso la banca centrale al 2,25 per cento, operazioni di rifinanziamento principali al 2,40 per cento, con decorrenza dal 17 giugno 2026.

3. Rilevazioni comparative sui conti deposito, luglio 2026, tassi lordi annui fino al 4 per cento sui conti liberi e fino al 3,5 per cento sui vincolati, da valutare al netto dell'imposta sostitutiva del 26 per cento e dell'imposta di bollo dello 0,20 per cento.

4. Rilevazione sul rendimento medio dei conti correnti italiani, circa 0,21 per cento netto annuo, aprile 2026.

5. I. Fisher, The Theory of Interest, 1930, per la relazione tra rendimento nominale, inflazione e rendimento reale.

6. W. Samuelson e R. Zeckhauser, Status Quo Bias in Decision Making, Journal of Risk and Uncertainty 1, 7-59, 1988, per la preferenza sistematica verso l'opzione che non richiede alcuna azione.

7. R. Thaler, Mental Accounting Matters, Journal of Behavioral Decision Making 12, 183-206, 1999, per la contabilità mentale, cioè la tendenza a separare il denaro in conti immaginari, che il modello a quattro conti trasforma da difetto involontario in metodo deliberato.

8. A. Chhabra, Beyond Markowitz, A Comprehensive Wealth Allocation Framework for Individual Investors, Journal of Wealth Management 7(4), 8-34, 2005, per la gerarchia dei bisogni patrimoniali richiamata nella puntata sulle soglie.

9. Legge 30 dicembre 2025 n. 199, Legge di Bilancio 2026, articolo 1 comma 201, che innalza il limite di deducibilità dei contributi alla previdenza complementare da 5.164,57 a 5.300 euro annui.

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Luca Petri, CFP®, FMVA® · Consulente Finanziario Autonomo (OCF n. 637312) · Oltre il Camice

Consulenza fee-only per farmacisti. Nessuna commissione, nessun prodotto da vendere, nessun conflitto di interesse. Articolo a finalità informative e divulgative, non consulenza personalizzata. Gli importi dell'esempio sono didattici e riferiti alla farmacia tipo della serie, non a un caso reale. Tassi, inflazione e rendimenti sono rilevazioni di luglio 2026, variabili nel tempo e non garantiti, sempre indicati come annui e specificando se lordi o netti. La sequenza del triage è un metodo, non una raccomandazione personalizzata, e va calibrata sul caso concreto dentro un piano patrimoniale.


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