Quanto rende davvero una farmacia? Utile, ROE e cassa reale
Il bilancio dichiara 60.000 euro. Sul conto corrente ne restano 10.000. Non è un errore del commercialista, è un ponte. E si può calcolare.
LA FILOSOFIA D'INVESTIMENTO DELLA FARMACIA
di Luca Petri
7/26/202617 min read


ARANZULLA DEI SOLDI · PATRIMONIO DEL TITOLARE
La questione
Ogni volta che pubblico un numero sulla redditività di una farmacia arriva la stessa obiezione, e arriva sempre da persone competenti. Nei bilanci veri quella redditività non si vede. Il titolare lavora sessanta ore a settimana, il commercialista gli mostra un utile dignitoso, e sul conto corrente non c'è quasi niente.
L'obiezione è fondata, ma non per il motivo che sembra. Non c'è un numero vero e uno falso. Ci sono numeri diversi che rispondono a domande diverse, e la maggior parte delle discussioni sulla redditività della farmacia sono discussioni in cui i due interlocutori stanno misurando cose differenti senza saperlo. Chi non distingue queste cose compra, vende, si indebita o si espande al buio, e sono tutte decisioni irreversibili.
Questo articolo mette in fila i due concetti che risolvono la questione. Il denominatore, cioè su quale capitale calcoli il rendimento. E il ponte, cioè il percorso che separa l'utile dichiarato dai soldi che puoi effettivamente spendere. Alla fine trovate un blocco di domande e risposte e tutte le fonti.
Il caso numerico che segue è didattico e normalizzato. Non è il bilancio di una farmacia esistente, ed è costruito per far vedere il meccanismo in modo replicabile sui vostri numeri.
Primo concetto, la percentuale senza denominatore non è un dato
Dire che una farmacia rende il 15 per cento, senza dichiarare su quale capitale, è come dire che una soluzione è concentrata senza dire quanto solvente c'è nella beuta. Il numeratore da solo non è un'informazione, è un'opinione con un simbolo di percentuale attaccato.
Prendiamo una farmacia sola e due persone diverse. Il titolare storico ci ha investito, negli anni, un capitale contabile di 400.000 euro, ormai in larga parte ammortizzato. L'acquirente di oggi la paga 1.400.000 euro, perché sta comprando anche l'avviamento, cioè la capacità dell'azienda di produrre utili futuri. Stessa farmacia, stesso utile, stessi scaffali, stessa pianta organica. Denominatori che differiscono di tre volte e mezzo. È aritmeticamente impossibile che il rendimento sia lo stesso, e chi confronta i due numeri come se fossero lo stesso numero sta sbagliando la domanda, non la risposta.
Regola operativa. Ogni volta che leggete una percentuale, su questo blog o altrove, pretendete tre informazioni. Su quale capitale è calcolata, se è lorda o netta di imposte, su quale orizzonte temporale. Se manca anche solo una delle tre, il numero non è verificabile e va trattato come marketing.
Secondo concetto, il costo che nessun bilancio mostra
Il titolare che sta dietro al banco fa due mestieri nello stesso momento. È il direttore che gestisce, ordina, vende, forma il personale e risponde all'ASL. Ed è il socio che ha messo il capitale a rischio. Sono due ruoli remunerati in modo diverso, uno con uno stipendio e l'altro con un rendimento. Se non li separi, stai contando reddito da lavoro come rendimento del capitale. Non serve la malafede, basta la pigrizia contabile.
La separazione si fa con il compenso figurativo, cioè il valore del lavoro del titolare, sottratto prima di calcolare il rendimento. Nella prassi valutativa si usano due standard diversi, e vanno tenuti distinti perché rispondono a due domande diverse.
Costo di sostituzione, circa 50.000 euro lordi annui. È quanto costa assumere un farmacista direttore inquadrato al livello Q1 del CCNL Farmacie Private per svolgere la funzione tecnica. Serve quando si valuta l'azienda per una compravendita, perché il compratore vuole sapere quanto rende l'azienda a prescindere da chi la conduce.
Costo opportunità, almeno 80.000 euro lordi annui. È quanto vale realmente il tempo del titolare, che non fa solo il direttore. Fa anche il gestore, il responsabile commerciale, il datore di lavoro e il garante di ogni responsabilità civile e penale, per un monte ore che un dipendente non farebbe. Serve quando la domanda è un'altra, cioè se al titolare convenga davvero fare il titolare invece del dipendente altrove.
Nell'esempio che segue uso 80.000 euro, lo standard più severo, perché è quello che interessa al titolare in carne e ossa. Nel blocco domande e risposte trovate la stessa farmacia calcolata a 50.000, così vedete di quanto si muove tutto. Anticipo il punto, si muove parecchio, ed è esattamente per questo che le valutazioni fai da te sono quasi sempre ottimiste.
Il conto economico normalizzato
Perché questi numeri non contraddicono i dati di settore
Un margine netto del 3,0 per cento sui ricavi sembra basso rispetto alle statistiche che circolano, dove si leggono margini netti tra il 5 e il 10 per cento e EBITDA tra l'8 e il 15 per cento del fatturato. Non è una contraddizione, è la prova del nove del ragionamento.
Se togliete dal calcolo il compenso del titolare, come fa quasi ogni statistica di settore, questa stessa farmacia esprime un EBITDA di 210.000 euro, cioè il 10,5 per cento dei ricavi, e un utile netto intorno ai 114.000 euro, cioè il 5,7 per cento dei ricavi. Entrambi i valori cadono in pieno dentro le forbici pubblicate. Il mio numero e il loro numero sono la stessa farmacia, misurata prima e dopo aver pagato il titolare per il lavoro che fa.
Vale la pena aggiungere un avvertimento sulle medie di settore. Federfarma stimava un reddito d'impresa medio di 177,6 mila euro nel 2022, e periodicamente circolano cifre sul reddito medio del farmacista ottenute applicando una redditività convenzionale al fatturato complessivo, un metodo che è stato pubblicamente contestato in sede tecnica proprio perché non poggia su bilanci reali. Traduzione operativa, le medie servono per orientarsi, non per decidere. La vostra farmacia non è la media di ventimila farmacie.
Tre rendimenti, una sola farmacia
Il ROE, return on equity, è l'utile netto diviso il capitale che il socio ha investito. Dice quanto rende il capitale già dentro l'azienda, ed è il numero del titolare storico. Il rendimento sul prezzo pagato è l'utile netto diviso quanto è costata l'operazione, ed è l'unico numero che interessa a chi compra. Il terzo lo costruiamo tra poco, ed è quello che non si vede quasi mai.
Con 60.000 euro di utile annuo, chi paga 1.400.000 euro ha un tempo di rientro semplice superiore ai 23 anni. Non 23 anni per guadagnare, 23 anni per riavere indietro quello che ha messo, senza attualizzare nulla e ipotizzando che il mondo resti fermo. Il mondo, nel frattempo, ha in corso il più grande consolidamento della storia del settore.
La trappola del multiplo, un dettaglio che vale centinaia di migliaia di euro
Il prezzo di una farmacia si costruisce spesso con metodi empirici, in particolare multipli del fatturato o dell'EBITDA, cioè il margine operativo prima di ammortamenti, oneri finanziari e imposte. La letteratura specialistica lo dice apertamente, il metodo più diffuso nella prassi è quello empirico dei multipli, e proprio per questo va maneggiato con cautela.
Il venditore, quasi sempre in buona fede, presenta un EBITDA che non sconta il compenso del titolare. Nel nostro caso 210.000 euro invece di 130.000. Su un prezzo di 1.400.000 euro il multiplo diventa 6,7 volte, che suona più che ragionevole. Il compratore che normalizza correttamente vede 130.000 euro di EBITDA e scopre di stare pagando 10,8 volte. Stesso prezzo, stessa azienda, due multipli lontanissimi. La differenza non nasce nella trattativa, nasce da una riga di conto economico che nel bilancio non esiste.
E allora perché le catene pagano 13 o 14 volte
Perché non stanno comprando la stessa cosa. Nel 2026 Hippocrates Holding, primo polo italiano con circa 629 farmacie e ricavi vicini al miliardo, è stata messa sul mercato dal fondo Antin con una valutazione d'impresa superiore ai 3 miliardi di euro, pari a circa 13 o 14 volte un EBITDA 2025 stimato tra 220 e 230 milioni. Quel multiplo incorpora tre cose che il singolo titolare non ha. Potere di acquisto centralizzato, sinergie di scala su marchi propri e servizi, e soprattutto una prospettiva di rivendita a un altro fondo. Va anche detto, per correttezza, che i margini dei gruppi quotati o in mano al private equity non sono immediatamente confrontabili con quelli di una farmacia singola, perché i criteri contabili sui contratti di locazione tendono a spostare costi sotto la riga dell'EBITDA e quindi a gonfiarlo.
Il punto pratico per il titolare è brutale nella sua semplicità. Il multiplo che paga un fondo è il prezzo di una strategia industriale. Il multiplo che potete permettervi voi è il prezzo di un flusso di cassa. Non sono lo stesso numero e non dovreste mai usare il primo per giustificare il secondo.
Terzo concetto, il ponte
Nel gergo dei modelli finanziari un ponte è una ricostruzione che parte da un numero, arriva a un altro numero, e mostra ogni singolo gradino che li separa. Nessun salto, nessuna magia. Serve a rispondere all'unica domanda che il titolare si pone davvero davanti all'estratto conto, cioè dove sono finiti i soldi.
Esiste perché tra gli analisti circola una frase brutale e vera, l'utile è un'opinione, la cassa è un fatto. L'utile netto è il risultato di stime, criteri di ammortamento e competenze temporali, tutte legittime e tutte discutibili. La cassa no, o c'è o non c'è. Il ponte riconcilia l'opinione con il fatto, e nella letteratura di valutazione ha anche un nome tecnico preciso, flusso di cassa disponibile per gli azionisti. Ha quattro campate.
Uno, gli ammortamenti. Sono un costo che non è un'uscita. Il robot da 200.000 euro l'avete pagato una volta sola, ma il conto economico ne spalma il costo su otto anni. Quest'anno toglie 25.000 euro dall'utile senza che un solo euro esca dal conto. Il commercialista li sottrae, la banca non li vede. Nel ponte vanno riaggiunti.
Due, il capex di mantenimento. È l'esatto opposto, un'uscita che non è un costo dell'anno. Il frigo nuovo, il rifacimento del banco, il gestionale aggiornato, la vetrina. Sono 20.000 euro che escono davvero e che il conto economico quasi non registra, perché li spalmerà negli anni futuri. Nel ponte vanno sottratti.
Tre, il capitale circolante. È il denaro immobilizzato nel funzionamento quotidiano, cioè magazzino più crediti verso il Servizio Sanitario meno debiti verso i fornitori. Il magazzino è denaro travestito da scatole. E attenzione a un equivoco diffuso, il problema dei crediti verso il SSN oggi non è il ritardo. Il monitoraggio della Ragioneria Generale dello Stato mostra che nel 2025 gli enti del Servizio Sanitario hanno pagato mediamente in anticipo rispetto alla scadenza di legge, fissata a sessanta giorni. Il problema è strutturale, non patologico. Voi dispensate in un mese, consegnate la distinta contabile riepilogativa nei primi giorni del mese successivo, e l'ente ha comunque fino a sessanta giorni per pagare. Il risultato è che due o tre mesi di fatturato convenzionato restano permanentemente immobilizzati anche quando tutti fanno il loro dovere. E ogni anno in cui la farmacia cresce, il circolante assorbe altra cassa. Crescere costa liquidità, ed è il paradosso che manda in tensione le aziende sane.
Quattro, la quota capitale del mutuo. È la campata più pesante e la più invisibile. La rata ha due anime, gli interessi e il capitale. Gli interessi sono un costo e passano dal conto economico. La quota capitale non è un costo, quindi il conto economico non la vede affatto, ma svuota il conto corrente ogni singolo mese. Su una rata da 5.000 euro mensili, 45.000 euro l'anno sono capitale puro.
Sommando le quattro campate si passa da 60.000 euro di utile a 10.000 euro di cassa realmente disponibile. Ecco il ponte.
Grafico 1. Il ponte tra utile netto normalizzato e cassa realmente disponibile per il socio. Valori annui in euro.
Cosa dice davvero quel grafico
Dice che il titolare che legge 60.000 euro di utile a bilancio, guarda il conto corrente e si chiede chi glieli abbia rubati, non è vittima di nessun furto. Quei soldi ci sono, semplicemente non sono liquidi. Sono in magazzino, nei crediti verso il Servizio Sanitario, nel frigo nuovo e in banca sotto forma di debito che si è ridotto.
Dice anche che per chi ha comprato quella farmacia a 1.400.000 euro il rendimento in cassa del primo anno è dello 0,7 per cento netto annuo. Non è un errore di stampa. È il motivo per cui, nei bilanci veri, i rendimenti brillanti non si vedono mai.
L'onestà intellettuale, cassa e ricchezza non sono la stessa cosa
Qui bisogna fermarsi, perché il ponte usato male diventa allarmismo, e l'allarmismo è il contrario della consulenza. I 45.000 euro di quota capitale non sono bruciati. Sono trasferiti dal conto corrente al patrimonio netto, perché un debito si è ridotto. Rimborsare un mutuo è a tutti gli effetti un investimento a rendimento certo, pari al tasso del mutuo al netto dell'effetto fiscale sugli interessi. Nel nostro caso è un ottimo investimento, e nessuno dovrebbe smettere di farlo per comprare un fondo.
Quindi in quell'anno la ricchezza creata è di 55.000 euro, cioè 10.000 di cassa più 45.000 di debito abbattuto. La cassa spendibile è di 10.000 euro. Sono due numeri diversi che rispondono a due domande diverse. Il primo dice se siete più ricchi. Il secondo dice se potete permettervi qualcosa. Confonderli in un senso porta a sentirsi poveri lavorando benissimo. Confonderli nell'altro porta a prelevare cassa che non esiste, ed è così che aziende profittevoli finiscono in tensione finanziaria e poi in banca a chiedere un fido.
Va aggiunto un dettaglio che quasi nessuno dice. Il debito abbattuto è ricchezza vera, ma è illiquida e concentrata sullo stesso identico asset. Ogni euro di quota capitale rende la farmacia più vostra e il vostro patrimonio più concentrato. È esattamente il motivo per cui il discorso sulla liquidità aziendale e il discorso sulla diversificazione non sono in contraddizione, sono le due facce della stessa decisione.
Il criterio che risolve tutto, l'euro marginale
A questo punto la domanda giusta non è più quanto rende la farmacia. È dove va il prossimo euro disponibile. E la regola è una sola. Il capitale resta in farmacia finché l'euro marginale investito lì dentro rende, al netto delle imposte e corretto per il rischio, più di quanto renderebbe in un portafoglio diversificato.
Applicata sul serio, questa regola dice cose molto poco ideologiche. Un robot che libera venti ore a settimana di personale qualificato, una brava collaboratrice in dermocosmesi, un rifacimento che alza lo scontrino medio, quasi sempre battono qualunque mercato azionario, perché il rendimento marginale del capitale dentro un'azienda ben gestita è alto. La liquidità ferma sul conto aziendale oltre il fabbisogno prudenziale, quasi mai.
Su quest'ultimo punto conviene essere quantitativi, perché la cassa ferma sembra gratis e non lo è. Se il conto rende l'1 per cento lordo annuo e l'inflazione viaggia al 2 per cento, il rendimento reale, cioè quello depurato dall'inflazione secondo la relazione formalizzata da Irving Fisher, è di circa meno 1 per cento annuo. Su vent'anni fa circa il 18 per cento cumulato di potere d'acquisto perso. È un costo pieno, semplicemente non arriva la fattura.
E c'è la seconda metà del criterio, quella che riguarda il rischio. La teoria di portafoglio dice una cosa scomoda e verificata da settant'anni, il mercato remunera il rischio che non si può eliminare, non quello che si può diversificare. La farmacia è un asset unico, illiquido, esposto alla remunerazione del Servizio Sanitario, alla pianta organica e al consolidamento delle catene. Una parte del suo rendimento apparente è il prezzo di un rischio che voi potreste semplicemente eliminare distribuendolo. Tenere tutto dentro non è coraggio imprenditoriale, è un rischio per cui nessuno vi paga.
L'ordine con cui si usa la cassa, il modello a quattro conti
Una volta calcolata la cassa realmente disponibile, la si alloca in un ordine che non è opinabile, perché segue il rischio e non il rendimento. Io lavoro con quattro conti, ognuno con un compito.
Conto 3, Sicurezza. Viene sempre per primo. È la riserva che copre imprevisti, stagionalità e sfasamenti di incasso. Finché non è piena non esiste nessun altro conto. Deve essere liquida, non deve rendere.
Abbattimento del debito costoso. Non è un conto, è un passaggio obbligato. Estinguere un debito al 6 per cento lordo annuo è un rendimento certo che nessun portafoglio garantisce.
Conto 1, Previdenza complementare. Priorità alta per un motivo puramente aritmetico. Dal 2026 i versamenti sono deducibili fino a 5.300 euro l'anno, soglia innalzata dalla Legge di Bilancio 2026 dopo quasi vent'anni ferma a 5.164,57 euro. Con un'aliquota marginale del 43 per cento, il fisco restituisce circa 2.279 euro su 5.300 versati, cioè un rendimento immediato e certo che il mercato non offre. Il benchmark è un fondo negoziale chiuso a costi bassi, non un PIP.
Investimento in azienda. Entra qui e compete ad armi pari con i conti successivi. Passa solo se supera il test dell'euro marginale con i numeri, non con l'entusiasmo.
Conto 2, Stabilità, e Conto 4, Crescita. Il residuo va sul portafoglio diversificato, diviso tra la parte che deve oscillare poco e la parte che deve crescere sull'orizzonte lungo. È la parte che riduce il rischio di concentrazione.
Diversificare, quindi, non significa svuotare la farmacia. Significa smettere di accumulare cassa inerte dentro un asset già concentrato e illiquido.
Dove sta il valore di un consulente, in concreto
Il commercialista chiude il bilancio, guarda indietro e parla al fisco. Fa benissimo il suo lavoro, ma il suo mandato non è dirvi quanta cassa potete portare fuori dall'azienda. La banca valuta la sostenibilità della rata, cioè il proprio rischio, non il vostro patrimonio. Il consulente di una rete guarda solo la porzione finanziaria del vostro patrimonio ed è remunerato dai prodotti che colloca, il che è un conflitto strutturale, non un difetto morale delle persone.
Il lavoro di un consulente fee only, cioè pagato solo dal cliente e mai dai prodotti, in un caso come questo sta in tre passaggi. Normalizzare, quindi separare il vostro stipendio dal vostro rendimento e smettere di raccontarsi una favola. Costruire il ponte, quindi sapere con precisione quanti euro possono uscire dalla farmacia senza metterla in tensione. Allocare quel residuo nell'ordine giusto tra riserva, debito, previdenza, azienda e portafoglio.
Il valore non è un rendimento in più promesso. Il valore è che smettete di prendere decisioni irreversibili guardando una percentuale senza denominatore. Le farmacie raramente falliscono per gli utili. Vanno in crisi per la cassa.
In tre righe
Una percentuale senza denominatore non è un dato. L'utile non è cassa, e tra i due c'è un ponte a quattro campate che si calcola in mezz'ora sui vostri numeri. Il capitale resta in farmacia finché l'euro marginale rende lì più che altrove, e il resto va diversificato, non per sfiducia nella farmacia ma perché il rischio concentrato nessuno ve lo paga.
Domande e risposte
Perché il mio commercialista non mi ha mai fatto questo calcolo
Perché non è il suo mestiere e nessuno glielo ha chiesto. Il bilancio serve a determinare il reddito imponibile e a rappresentare la situazione patrimoniale secondo regole civilistiche e fiscali. Il ponte è un'analisi gestionale e prospettica, che si costruisce sopra il bilancio ma risponde a un'altra domanda. Un buon commercialista, se glielo chiedete, vi dà tutti i dati per costruirlo in dieci minuti.
Il compenso figurativo va messo in bilancio
Dipende dalla forma giuridica, ed è una distinzione che cambia i numeri. In una società, il compenso all'amministratore è un costo reale e deducibile, quindi finisce davvero in bilancio ed è quello che ho ipotizzato nell'esempio. In una ditta individuale il titolare non può assumere se stesso, quindi il compenso figurativo resta un aggiustamento puramente analitico, senza alcun effetto fiscale. Il meccanismo del ponte non cambia, cambia il carico fiscale e quindi l'utile netto. È uno dei motivi per cui la scelta tra ditta individuale e società non è una questione formale.
Se uso 50.000 euro di compenso invece di 80.000, cosa cambia
Cambia tutto, ed è il motivo per cui insisto tanto su questo parametro. Stessa farmacia, stesso fatturato, stesso prezzo.
Trentamila euro di parametro spostano il rendimento di chi compra di 1,4 punti percentuali netti annui e quasi sei anni di rientro. Chi vi presenta una valutazione senza dichiarare questo numero non vi sta dando una valutazione.
La quota capitale del mutuo è un costo oppure no
Non è un costo, è un rimborso. Non riduce il vostro patrimonio, lo sposta di forma, da liquidità a minor debito. Però è un'uscita di cassa reale, quindi va sottratta quando calcolate quanto potete spendere e va invece riaggiunta quando calcolate quanta ricchezza avete creato. Il grafico misura la prima cosa, non la seconda.
Allora comprare una farmacia oggi non conviene
Non è questa la conclusione. La conclusione è che chi compra oggi sta acquistando, in larghissima parte, un lavoro ben retribuito e un asset che si valorizza lentamente, non una rendita finanziaria. Nel nostro esempio la farmacia produce complessivamente 140.000 euro annui per chi la conduce, di cui 80.000 sono remunerazione del lavoro e 60.000 rendimento del capitale. È un'ottima operazione professionale, purché la si compri sapendo cosa si sta comprando e a che prezzo. Il disastro nasce quando qualcuno paga il prezzo di una rendita per ottenere lo stipendio di un direttore.
Perché un fondo paga 13 o 14 volte l'EBITDA e io non dovrei
Perché il fondo compra sinergie di acquisto, scala, marchi propri e soprattutto una prospettiva di rivendita a un altro fondo, tutte cose che il singolo titolare non ha. Il multiplo di un'operazione di consolidamento non è un riferimento di prezzo per l'acquisto di una farmacia singola, è il prezzo di una strategia industriale diversa dalla vostra.
Quanta liquidità devo tenere ferma in farmacia
Il criterio è il fabbisogno, non una percentuale astratta. Servono tre pezzi. Due o tre mesi di costi fissi operativi, cioè personale, affitto e utenze. Le imposte accantonate e non ancora versate, che non sono vostre anche se sono sul vostro conto. Un cuscinetto per la stagionalità e per il picco di magazzino. Sopra quella soglia, la liquidità ferma non è prudenza, è un costo silenzioso che l'inflazione vi presenta ogni anno.
Se la farmacia rende più del mercato, perché dovrei diversificare
Perché il rendimento non si giudica in valore assoluto ma rispetto al rischio che vi state prendendo, e perché una parte di quel rendimento remunera un rischio che potreste eliminare gratuitamente. Se domani cambia la remunerazione della convenzione, o una catena apre a trecento metri, il vostro reddito, il vostro capitale e il valore di rivendita del vostro asset si muovono tutti nella stessa direzione, nello stesso momento. La diversificazione serve a spezzare quella correlazione, non a fare più soldi.
Come costruisco il ponte sulla mia farmacia
Servono cinque numeri e una sera. Utile netto dell'ultimo bilancio. Ammortamenti dell'anno, che sono in nota integrativa o nel dettaglio del conto economico. Quanto avete effettivamente speso in beni durevoli nell'anno. La variazione di magazzino più crediti meno debiti verso i fornitori tra un anno e l'altro. E la quota capitale rimborsata sui finanziamenti, che sta nel piano di ammortamento del mutuo. Poi aggiungete il compenso figurativo se volete misurare il rendimento del capitale invece del vostro reddito complessivo.
Questi numeri valgono per la mia farmacia
No, e non devono. Il fatturato medio di una farmacia convenzionata italiana si aggira intorno a 1,4 milioni di euro, quindi l'esempio da 2 milioni descrive una farmacia sopra la media. Il meccanismo però è indipendente dalla scala. Cambiano gli importi, non le quattro campate. Sono le vostre quattro campate che vanno misurate.
Fonti esterne
1. Federfarma, La farmacia italiana 2025, decima edizione, realizzata con Cittadinanzattiva. Dati richiamati nella nota Federfarma del 23 luglio 2026, ripresa da Il Sole 24 Ore Radiocor e Farmacista33, 20.295 farmacie convenzionate e 27,9 miliardi di euro di fatturato complessivo 2025, circa 101.000 addetti.
2. Federfarma, La farmacia italiana 2023, ripresa da FarmaciaVirtuale.it, fatturato medio per presidio 1.216.866 euro nel 2022 e reddito d'impresa medio 177,6 mila euro nel 2022.
3. iFarma, Anatomia di un falso storico, novembre 2025, analisi critica del metodo con cui vengono costruite le stime di reddito medio del farmacista applicando una redditività convenzionale al fatturato di settore.
4. Ragioneria Generale dello Stato, Ministero dell'Economia e delle Finanze, monitoraggio dei tempi di pagamento delle pubbliche amministrazioni. Per gli enti del Servizio Sanitario Nazionale la scadenza di pagamento è estesa a sessanta giorni e nel 2025 il ritardo medio ponderato è risultato negativo, pari a meno 24,8 giorni, cioè un pagamento mediamente anticipato rispetto alla scadenza.
5. R. Moro-Visconti, La valutazione delle farmacie, business model, avviamento e redditività, sul metodo empirico dei multipli come prassi valutativa più diffusa nel settore.
6. Il Sole 24 Ore e Corriere della Sera, luglio 2026, ripresi da Startmag, Pambianco e Farmacista33, cessione di Hippocrates Holding da parte di Antin Infrastructure Partners, circa 629 farmacie, ricavi vicini al miliardo di euro, valore d'impresa superiore a 3 miliardi inclusi 1,2 miliardi di finanziamenti bancari, pari a circa 13 o 14 volte l'EBITDA 2025 stimato tra 220 e 230 milioni di euro.
7. CCNL Farmacie Private, livello Q1 per il farmacista direttore responsabile, riferimento per la stima del costo di sostituzione.
8. Legge 30 dicembre 2025 n. 199, Legge di Bilancio 2026, articolo 1 comma 201, che modifica l'articolo 8 del D.Lgs. 252/2005 e innalza il limite di deducibilità dei contributi alla previdenza complementare da 5.164,57 a 5.300 euro annui.
9. A. Damodaran, Investment Valuation, per la definizione e la costruzione del flusso di cassa disponibile per gli azionisti, il free cash flow to equity, che è la forma tecnica del ponte usato in questo articolo.
10. S. Pratt, Valuing a Business, per la normalizzazione del conto economico e il trattamento della remunerazione del titolare nelle valutazioni d'azienda.
11. W. Sharpe, Capital Asset Prices, Journal of Finance 1964, e H. Markowitz, Portfolio Selection, Journal of Finance 1952, per il principio secondo cui il mercato non remunera il rischio diversificabile.
12. I. Fisher, The Theory of Interest, 1930, per la relazione tra rendimento nominale, inflazione e rendimento reale.
Approfondimenti su Oltre il Camice
1. Serie Il Valore Nascosto, sette articoli sulla valutazione della farmacia, dai metodi patrimoniali al DCF.
2. Prezzo e valore non sono la stessa cosa, l'articolo pillar sulla differenza tra ciò che il mercato quota e ciò che l'azienda vale.
3. Il consolidamento delle catene, la serie sul risiko delle farmacie e su cosa significa per il titolare indipendente.
4. Il modello a quattro conti, come si divide il patrimonio del titolare tra previdenza, stabilità, sicurezza e crescita.
5. Il metodo della decisione irreversibile, il processo in cinque fasi per le quattro scelte che non si possono disfare.
6. Oltre il Camice, il libro, disponibile su Amazon.
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Contenuto informativo ed educativo. Non costituisce consulenza personalizzata né sollecitazione all'investimento. I dati dell'esempio sono didattici e non riferiti a una farmacia esistente. Le fonti esterne sono indicate per consentire la verifica indipendente dei dati citati.









