Quanto costa davvero un farmacista dipendente

Il netto in busta è meno della metà di quello che la farmacia spende. Per dividere la farmacia fra i figli bisogna saper leggere anche il resto.

LA FILOSOFIA D'INVESTIMENTO DELLA FARMACIA

Luca Petri, CFP® · FMVA®

9/27/202615 min read

IL PASSAGGIO GENERAZIONALE IN FARMACIA · LEZIONE 6 DI 36

Il netto in busta è meno della metà di quello che la farmacia spende. Per dividere la farmacia fra i figli bisogna saper leggere anche il resto.

Luca Petri

CFP® · FMVA® · FPWMP® · Consulente Finanziario Autonomo · OCF n. 637312

13 min di lettura

Quanto costa un farmacista dipendente? Se lo chiedi a un titolare, quasi sempre ti risponde con il netto: «Alla mia direttrice dò 2.100 euro al mese». È il numero che conosce, perché è quello di cui si parla quando si discute di aumenti.

Nella lezione 5 abbiamo tolto dall'EBITDA della farmacia del corso 62.000 euro l'anno per il costo di un direttore. Quella riga sola, moltiplicata per 7, valeva 434.000 euro di differenza fra il valore apparente e quello vero. Oggi vediamo da dove vengono quei 62.000.

Elisa ha 45 anni e dirige una farmacia urbana: è la figura che la famiglia del corso dovrebbe pagare il giorno in cui il titolare smette di dirigere. Sul conto le arrivano in media 2.139 euro al mese, per 14 mensilità. Alla farmacia costa 61.787 euro l'anno. Fra le 2 cifre c'è un documento che quasi nessun titolare legge fino in fondo: la busta paga.

PERCHÉ HO SCRITTO QUESTO

Il costo del direttore è la correzione più pesante della normalizzazione: sbagliarlo di 10.000 euro l'anno sposta il valore della farmacia di 70.000. E in molte farmacie di famiglia c'è un figlio in busta paga, e prima o poi qualcuno chiederà se è stato pagato il giusto.

Per rispondere a entrambe le domande serve lo stesso documento, letto per intero.


Il bilancio di materia

In laboratorio, prima di fidarti di un processo, fai il bilancio di materia, cioè quello che entra deve essere uguale a quello che esce, più quello che si accumula. Se i conti non tornano, qualcosa si è perso per strada, oppure lo stai misurando male.

Una busta paga è un bilancio di materia a metà. Mostra bene un tratto del processo, quello che va dalla retribuzione lorda al netto. Il resto, cioè quanto la farmacia spende davvero e quanto si accumula per dopo, o non c'è, o sta in un riquadro in fondo che quasi nessuno legge.

Per vederlo intero bisogna leggere la busta in 5 zone, e poi aggiungere quello che non c'è scritto. Lo facciamo su quella di Elisa.

CASO · ESEMPIO ILLUSTRATIVO

  • Elisa, 45 anni, direttrice responsabile (livello Q1) di una farmacia urbana

  • In questa farmacia da 6 anni: 3 scatti di anzianità maturati

  • Retribuzione lorda: €45.000 l'anno, su 14 mensilità

  • Contratto applicato: CCNL per i dipendenti da farmacia privata

  • Nessun fondo pensione: il suo TFR resta in farmacia


La busta paga, in 5 zone

01 L'intestazione

In alto ci sono la farmacia, Elisa, il contratto applicato, il livello e la data di assunzione. Sembra anagrafica. È la riga che decide quanto vale tutto il resto.

Il livello di Elisa è Q1, quello del direttore responsabile. Un farmacista collaboratore, dopo 24 mesi nella qualifica, è inquadrato Q3. La data di assunzione fa maturare gli scatti di anzianità, uno ogni 2 anni, fino a un massimo di 15.

E c'è un dettaglio che si nota solo se lo si cerca, le tabelle cambiano fra farmacie urbane e rurali. Nelle rurali la paga base di un direttore è di 1.602,21 euro al mese, invece di 1.668,97.

02 Le competenze

È la zona che somma. Per Elisa, in un mese normale:

Le prime 4 righe sono il minimo del contratto per un direttore: 2.345,37 euro al mese. Gli scatti dipendono dall'anzianità e il contratto li garantisce. Il superminimo è la parte che Elisa e la farmacia hanno concordato sopra il contratto, è lì che si vede il prezzo di mercato.

Le mensilità sono 14: la tredicesima a dicembre e la quattordicesima a luglio. L'EDR si paga su 13. In un anno fanno 45.000 euro lordi, di cui 32.824,85 di minimo contrattuale. Nei mesi con i turni, fra le competenze compaiono anche le maggiorazioni per notti e festivi, qui le lascio fuori, perché cambiano da farmacia a farmacia.

Dal 7 giugno 2026, con il D.Lgs. 96/2026 sulla trasparenza retributiva, un superminimo va giustificato con criteri oggettivi, come esperienza, responsabilità e risultati, e documentato, per non risultare discriminatorio. Vale per Elisa, e vale per un figlio.

ATTENZIONE

Salvo patto contrario, per l'orientamento prevalente dei giudici il superminimo è assorbibile, ovvero quando il contratto nazionale alza i minimi, l'aumento può essere assorbito dal superminimo, e la busta resta quella di prima.

Il contratto delle farmacie private è scaduto il 31 agosto 2024. A febbraio 2026 Federfarma ha proposto fino a 220 euro al mese per i farmacisti di livello Q2. Se il superminimo di Elisa è assorbibile, un aumento di quell'ordine potrebbe non arrivarle in tasca. Chi in famiglia ha un superminimo farebbe bene a sapere oggi cosa dice la sua lettera di assunzione.


03 Le trattenute

È la zona che sottrae. Conviene leggerla sull'anno, perché è a fine anno, con il conguaglio di dicembre, che i conti tornano.

L'IRPEF lorda è il 23% sui primi 28.000 euro di imponibile e il 33% sul resto. La detrazione per lavoro dipendente si riduce man mano che il reddito sale, e a questo livello vale solo 793,13 euro.

Il netto dell'anno, diviso per 14, fa 2.139 euro al mese. È una media: mese per mese la cifra oscilla, perché detrazioni e addizionali non si distribuiscono in modo uniforme.

Del taglio del cuneo fiscale, Elisa non vede niente. L'ulteriore detrazione di 1.000 euro scende fino a zero fra 32.000 e 40.000 euro di reddito, e il suo imponibile è di 40.864,50. È un dettaglio che tornerà quando parleremo del figlio.

Nelle buste vere compaiono anche piccole trattenute per l'ente bilaterale e, a seconda della farmacia, per il fondo di integrazione salariale, pochi euro al mese, che qui trascuro.

04 Il netto

È la riga che tutti guardano, e l'unica che arriva sul conto, 29.950,73 euro l'anno. È meno della metà di quello che la farmacia spende per Elisa.

Il resto non sparisce. Va in 3 posti diversi, e uno di questi è ancora di Elisa.

05 Il riquadro in fondo

In basso c'è la zona che quasi nessuno legge: i progressivi dell'anno, i ratei di tredicesima e quattordicesima, le ferie maturate, godute e residue (il contratto ne prevede 26 giorni lavorativi l'anno), i permessi e il TFR.

Il TFR maturato nell'anno è la retribuzione divisa per 13,5, cioè 3.333,33 euro, meno lo 0,50% che la farmacia versa all'INPS e recupera proprio da lì, quindi restano 3.108,33 euro. Elisa non l'ha destinato a un fondo pensione, quindi resta in farmacia e ogni anno si rivaluta dell'1,5% più il 75% dell'inflazione.

Per il titolare, quel riquadro è un elenco di debiti. TFR accumulato, ferie non godute, ratei maturati: sono soldi che la farmacia deve già a Elisa, anche se nessuno li ha ancora chiesti. E il giorno in cui la farmacia passa a un figlio, passano con lei, per i crediti dei dipendenti, chi cede e chi riceve rispondono insieme (articolo 2112 del codice civile).

Di cosa cambia per il TFR in farmacia, e di cosa deve fare il titolare, ho scritto in questo articolo.

Quello che la busta paga non dice

Sopra il lordo c'è un piano che in busta non compare, parlo di contributi a carico della farmacia. Per Elisa sono circa 13.500 euro l'anno. È una stima al 30% della retribuzione, che comprende pensione, disoccupazione, malattia, maternità, assegni familiari e assicurazione contro gli infortuni. L'aliquota esatta la conosce il consulente del lavoro.

A questi si aggiungono il TFR e il welfare del contratto, 13 euro al mese per l'assistenza sanitaria integrativa, più la quota dell'ente bilaterale.

Grafico 1. Dal costo per la farmacia al netto sul conto. In grigio quello che in busta paga non compare, in blu le trattenute.

Per ogni euro che arriva sul conto di Elisa, la farmacia ne spende 2,06. Chi ragiona sul netto sta leggendo meno della metà del bilancio.

E c'è una voce che nella busta di un farmacista non compare mai, nemmeno in fondo, l'ENPAF. Elisa, come ogni iscritto all'Albo, versa i contributi per conto suo, con gli avvisi PagoPA che arrivano ogni anno. Da dipendente può chiedere una riduzione, nel 2026 si va dai 204 euro del contributo di solidarietà ai 5.430 del contributo intero. Esce dal suo netto, anche se poi si deduce in dichiarazione.

Dove finiscono i 61.787 euro

Grafico 2. Il bilancio di materia di un anno di lavoro di Elisa.

Adesso il bilancio torna. Di ogni 100 euro che la farmacia spende per Elisa, 48 arrivano sul suo conto, 29 si accumulano per lei come TFR e contributi per la pensione, 18 vanno in IRPEF e addizionali, 5 in assicurazioni e welfare.

Più di 3 euro su 4, quindi, restano a Elisa, una parte oggi, una parte dopo. È il motivo per cui confrontare il netto di un dipendente con la fattura di un collaboratore a partita IVA, o con quello che si dà a un figlio, porta quasi sempre fuori strada, perché si confrontano 2 punti diversi dello stesso processo. Il confronto con la partita IVA lo facciamo per intero nella prossima lezione.

Una verifica di buon senso. Su 46 settimane effettive di 40 ore, cioè 1.840 ore l'anno, Elisa costa 33,58 euro l'ora. Secondo le stime pubblicate da Farmacista33, un farmacista a partita IVA costa alla farmacia fra 30 e 35 euro l'ora nei giorni feriali. I 62.000 euro della lezione 5 sono il costo di Elisa arrotondato, un prezzo di mercato, non un numero di comodo.

Minimo o mercato: la riga che sposta il conguaglio

Nella normalizzazione della lezione 5 si poteva usare un altro numero: il minimo del contratto. Una direttrice appena assunta al minimo, senza scatti e senza superminimo, costerebbe alla farmacia 45.112 euro l'anno, con un netto medio di 1.775 euro al mese.

Sembra un dettaglio tecnico. Guarda cosa succede alla famiglia del corso.

La differenza di costo è di 16.888 euro l'anno. Moltiplicata per 7 diventa 118.216 euro di valore, e 78.810 euro di conguaglio in più per il figlio che prende la farmacia.

Qui gli interessi in famiglia si dividono. Chi prende la farmacia vuole il costo di mercato, che abbassa il valore e il conguaglio. Chi riceve il conguaglio preferisce il minimo. E ciascuno ha un argomento: uno il contratto nazionale, l'altro il mercato.

La risposta è quella della lezione 2, ovvero che il metro si sceglie prima di sapere a chi conviene. E il metro giusto è il mercato, perché chi dirigerà la farmacia dopo il passaggio andrà pagato a prezzo di mercato, che sia un figlio o un estraneo. Con la carenza di farmacisti di questi anni, un direttore al minimo del contratto è più facile da scrivere in una tabella che da trovare.

Da giugno 2026 il mercato è anche più facile da leggere: con il D.Lgs. 96/2026 gli annunci di lavoro devono indicare la retribuzione iniziale o la fascia. Gli annunci delle farmacie della tua zona sono la prima tabella da consultare.

Il figlio in busta paga, 20.000 euro di cosa?

Nella lezione 2 il figlio farmacista ha preso, per 15 anni, 20.000 euro l'anno meno di quanto avrebbe preso da un altro titolare. Li abbiamo sommati in 300.000 euro, senza dire di che cosa. Ora che sappiamo leggere una busta paga, la domanda diventa proprio questa:

20.000 euro di cosa?

Mettiamo che sia stato pagato al minimo del contratto, collaboratore Q3 con più di 12 anni nella qualifica, 7 scatti di anzianità, 31.870 euro lordi l'anno, 1.740 euro netti al mese in media. E che per il lavoro che faceva davvero, quello di vice del titolare, a prezzo di mercato la farmacia avrebbe speso 20.000 euro l'anno in più. In altre parole, leggiamo i 20.000 come costo.

Dei 20.000 euro, in tasca al figlio ne sarebbero arrivati 6.337, meno di un terzo. Il motivo è la zona di reddito in cui cade la differenza. Lì l'IRPEF è al 33%, la detrazione per lavoro dipendente si riduce e l'ulteriore detrazione del cuneo fiscale si azzera, di ogni euro di imponibile in più, il fisco ne trattiene più della metà.

Dall'altra parte, quei 20.000 euro non spesi sono diventati utile del padre, che come titolare in ditta individuale ci ha pagato sopra l'aliquota più alta, il 43% di IRPEF, più le addizionali. Gliene sono rimasti poco più di 10.000 l'anno. Il figlio, fra netto e accumulo, ne ha dati 12.165.

Quindi qual è il conferimento del figlio? I 300.000 euro di costo che la farmacia ha risparmiato, i 95.056 euro di netto che lui non ha visto, o i 182.472 di netto più TFR e pensione? Ognuno dei 3 figli sceglierà il numero che gli conviene, e nessuno sarà in malafede. È la domanda della lezione 9. Per rispondere servono ancora le prossime 2 lezioni: il collaboratore a partita IVA e il titolare.

IN SINTESI

  • Il netto in busta è il 48% di quello che la farmacia spende: per Elisa, 29.951 euro su 61.787.

  • Più di 3 euro su 4 restano comunque a Elisa, fra netto, TFR e contributi per la pensione.

  • Nella normalizzazione il costo del direttore va preso a mercato, il minimo del contratto sposta 78.810 euro di conguaglio.

  • Il superminimo, salvo patto contrario, è di regola assorbibile, con il rinnovo del contratto ancora da firmare, conviene sapere cosa c'è scritto.

  • Il riquadro in fondo alla busta è un elenco di debiti, e passa con la farmacia.

  • «20.000 euro in meno» può voler dire 20.000 di costo, 14.603 di lordo o 6.337 di netto, prima di contare un conferimento, bisogna dire in che unità si misura.


Cosa fare, prima di parlarne in famiglia

Prendi l'ultima busta paga del tuo direttore, o di un tuo collaboratore, e ricostruisci il costo pieno, lordo, contributi della farmacia, TFR, welfare. Fatti dare dal consulente del lavoro l'aliquota esatta dei contributi, e confronta il risultato con il costo che userai nella normalizzazione.

Se in farmacia lavora un figlio, fai lo stesso con le sue buste, e confronta il costo con quello di un collaboratore di pari anzianità e responsabilità assunto oggi. Gli annunci con la fascia retributiva aiutano.

Poi 2 controlli che richiedono 10 minuti. La lettera di assunzione di chi ha un superminimo, assorbibile o no. E il debito della farmacia per TFR, ferie e ratei alla data di oggi, che è una delle cifre che servono per dividere.

E se stai pensando di assumere un farmacista in più, il conto in 3 soglie l'ho fatto qui.

Domande e risposte

Quanto costa alla farmacia un farmacista collaboratore al minimo del contratto?

Un collaboratore Q3 appena superati i 24 mesi, senza scatti e senza superminimo, ha una retribuzione lorda di 28.969 euro l'anno e costa alla farmacia circa 39.800 euro, con le stesse ipotesi usate per Elisa. È vicino al limite basso della forchetta fra 40.000 e 45.000 euro indicata da Farmacista33 per un collaboratore.

Il superminimo si può togliere?

Non con una decisione della farmacia, fa parte della retribuzione, che non si può ridurre unilateralmente. Quello che può succedere, se è assorbibile, è che venga assorbito dagli aumenti del contratto nazionale. Per questo conta cosa c'è scritto nella lettera di assunzione.

Il TFR dei dipendenti conta quando si valuta la farmacia?

Sì. È un debito della farmacia, come le ferie non godute e i ratei maturati. In una vendita a un terzo di solito si toglie dal prezzo. In famiglia passa con la farmacia a chi la prende, e va messo nel conto della divisione, altrimenti il figlio che prende la farmacia riceve anche un debito che nessuno ha contato.

Una cosa che ho notato leggendo buste paga

In fondo alla busta di Elisa c'è una riga che quasi nessuno legge e parlo di ferie maturate, godute, residue. È l'unico conto, fra tutti quelli che abbiamo fatto oggi, che si tiene in giorni invece che in euro.

Ed è l'indizio di una cosa più grande. La busta paga è l'unico documento della nostra vita in cui il tempo di una persona ha un prezzo scritto accanto. Ore ordinarie, notti di turno, domeniche, ferie. Ogni riga è un pezzo di tempo, e accanto c'è una cifra.

Nessun altro documento lo fa. Il mutuo non dice quanti sabati ti è costato. Il bilancio della farmacia non dice quante cene hai saltato per chiuderlo.

E il tempo che ha un prezzo scritto viene rispettato. Le ore di Elisa sono contate, se lavora una domenica, una riga lo registra. Se un giorno se ne va, le ferie che non ha fatto le vengono pagate. È l'unico caso che conosco in cui ci si mette d'accordo su quanto valesse un giorno che non c'è stato.

Il titolare quella riga non l'ha mai avuta. Ha dato 30 anni di sabati, di vigilie al banco, di agosti a metà, e non ce n'è traccia scritta da nessuna parte. Non perché quel tempo valesse poco, ma perché nessuno gli ha mai messo un prezzo accanto, lui per primo. E quello che non ha un prezzo accanto finiamo per trattarlo come se fosse gratis. Lo diamo a chi lo chiede, e non ce ne accorgiamo nemmeno.

È per questo che nella lezione 5 la sottrazione più difficile era quella di sé. Non si toglie dal valore della farmacia una cosa che non si è mai vista con un prezzo accanto.

Poi c'è il figlio. Lui una busta paga ce l'ha, ma è scritta a un prezzo che non è il suo, perché in famiglia si pensa che la differenza tornerà dopo, con la farmacia.

Ed è qui che il bilancio di materia smette di tornare, e non per un errore di calcolo. I soldi si possono rimettere a posto, magari con un conguaglio, una quota in più, un atto dal notaio. Le ore di quei 15 anni si possono soltanto contare.

In ogni processo quello che entra esce, oppure si accumula da qualche parte. Il tempo che una persona mette nel proprio lavoro è l'unica corrente che conosco a fare eccezione:

esce, e basta.

Al massimo si accumula nel valore di qualcos'altro, che di solito porta il nome di qualcun altro.

Un giorno che non c'è stato si può pagare.

Riaverlo, no.

Se vuoi capire quanto costa davvero chi lavora nella tua farmacia, e cosa cambia per la divisione fra i tuoi figli, possiamo partire da una diagnosi.

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Il contenuto ha finalità divulgative e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o del lavoro personalizzata, né raccomandazione d'investimento. I numeri del caso sono illustrativi e non si riferiscono a persone reali. I contributi a carico della farmacia (30%) e le addizionali (2,5%) sono stime: le aliquote esatte dipendono dalla farmacia, dalla regione e dal comune, e vanno verificate con il consulente del lavoro. Le tabelle retributive sono quelle del CCNL per i dipendenti da farmacia privata in vigore a settembre 2026, in attesa del rinnovo.

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FONTI E NOTE METODOLOGICHE

Minimi retributivi: CCNL per i dipendenti da farmacia privata, tabelle in vigore dal 1° novembre 2021, farmacia urbana. Livello Q1: paga base 1.668,97 euro, contingenza 536,07, ISQ 130,00 (14 mensilità), EDR 10,33 (13 mensilità). Livello Q3 oltre 12 anni: paga base 1.429,19, contingenza 530,45, ISQ 130,00. Scatti biennali, massimo 15: 25,82 euro per il livello Q1, 25,31 per Q2 e Q3. Ferie: 26 giorni lavorativi l'anno. Fonti: Lexplain, tabelle retributive CCNL farmacie private; Studio Thaler, scheda informativa sul CCNL farmacie private.

Rinnovo del contratto: CCNL scaduto il 31 agosto 2024. Proposta di Federfarma di febbraio 2026 (fino a 220 euro mensili per i farmacisti di livello Q2, di cui 200 di aumento e 20 di elemento aggiuntivo) riportata da Businessonline il 27 febbraio 2026; stato della trattativa da Farmacista33.

IRPEF 2026: aliquote del 23%, 33% e 43%; detrazioni per lavoro dipendente dell'art. 13 del TUIR; ulteriore detrazione del cuneo fiscale di 1.000 euro fra 20.000 e 32.000 euro di reddito, decrescente fino ad azzerarsi a 40.000 (Legge 207/2024). Fonti: Cafinforma, detrazioni lavoro dipendente 2026; Dipendenti.it, cuneo fiscale 2026.

Contributi: 9,19% a carico del lavoratore. A carico della farmacia è usata una stima del 30%, che comprende il 23,81% per la pensione (di cui lo 0,50% recuperato sulla quota di TFR, Legge 297/1982) e le altre assicurazioni obbligatorie. L'aliquota effettiva dipende dalle dimensioni della farmacia e va verificata con il consulente del lavoro. Fonte delle aliquote: calcolatore.online, tabella delle aliquote contributive INPS.

TFR: art. 2120 del codice civile (retribuzione annua divisa per 13,5, rivalutazione annua dell'1,5% più il 75% dell'aumento dei prezzi). Trasferimento d'azienda e crediti dei lavoratori: art. 2112 del codice civile.

Welfare contrattuale: assistenza sanitaria integrativa di 13 euro al mese per 12 mesi a carico della farmacia; ente bilaterale 0,10% ripartito a metà fra farmacia e dipendente. Fonte: Lavorosì, CCNL farmacie private 2021-2024.

Costi orari di riferimento: Farmacista33, 19 febbraio 2025, confronto fra i costi per la farmacia di farmacisti dipendenti e con partita IVA (elaborazione Studio Bacigalupo Lucidi).

ENPAF: importi 2026 del contributo intero, dei contributi ridotti e del contributo di solidarietà. Fonte: FiscoeTasse.

Trasparenza retributiva: D.Lgs. 7 maggio 2026, n. 96, in vigore dal 7 giugno 2026, che recepisce la Direttiva UE 2023/970. Fonte: Farmacista33, 8 giugno 2026.

Superminimo: assorbibile negli aumenti contrattuali secondo l'orientamento prevalente della giurisprudenza, salvo patto contrario o attribuzione per meriti specifici; non riducibile unilateralmente, per il principio di irriducibilità della retribuzione.

Imposte sul maggior utile del titolare: aliquota marginale IRPEF del 43% più addizionali stimate al 2,5%, pari a circa 10.900 euro netti su 20.000. Il calcolo non considera l'IRAP, che ridurrebbe ancora la cifra: da qui «poco più di 10.000 euro».

Il caso di Elisa, del figlio e della famiglia del corso (EBITDA di 200.000 euro, multiplo 7, patrimonio fuori dalla farmacia di 970.000 euro fra muri, casa e liquidità, conguaglio pari al valore della farmacia meno un terzo del patrimonio totale) è illustrativo. Il netto medio mensile è il netto annuo diviso per 14. Differenze di un euro nei totali sono dovute agli arrotondamenti.




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