L'autoanalisi in farmacia conviene? Sì, e quasi nessuno la sta facendo rendere
Dopo sette episodi in cui il conto diceva quasi sempre di no, finalmente uno in cui dice di sì. Con un piccolo dettaglio: per farlo dire di sì bisogna smettere di regalare la cosa che costa di più.
LA FILOSOFIA D'INVESTIMENTO DELLA FARMACIA
Luca Petri, CFP® · FMVA®
8/20/202617 min read


LA FARMACIA COME PORTAFOGLIO · EPISODIO 8 · SERVIZI
L'autoanalisi in farmacia conviene? Sì, e quasi nessuno la sta facendo rendere
Dopo sette episodi in cui il conto diceva quasi sempre di no, finalmente uno in cui dice di sì. Con un piccolo dettaglio: per farlo dire di sì bisogna smettere di regalare la cosa che costa di più.
Il caso di Antonio, e la risposta in tre righe
Antonio ha sessantaquattro anni e una farmacia storica in una città media. Fa autoanalisi dal 2008, ha comprato l'apparecchio due volte, e sul bancone c'è un cartello scritto in Comic Sans che dice glicemia 4,00 €. Il cartello è del 2010. Antonio lo sa, e ogni tanto pensa che andrebbe aggiornato, poi arriva qualcuno e se ne dimentica.
Il servizio, mi dice, va bene. Fanno 2.650 test l'anno tra glicemie, colesterolo, profili lipidici ed emoglobina glicata, più una misurazione della pressione ogni tanto, che ovviamente è gratis perché la pressione la si è sempre misurata gratis. 8.900 € di incassi. Non è tantissimo, dice, ma è un servizio alla comunità e qualcosa porta.
La risposta, subito, e poi la buona notizia.
Quegli 8.900 € di incassi producono un margine di -117 €. Non è un errore di battitura: al netto del materiale di consumo e delle 307 ore di farmacista che quel servizio si porta via, il risultato è leggermente sotto lo zero. Antonio sta lavorando 38 giornate lavorative all'anno per un risultato che, arrotondando, è zero.
E adesso la buona notizia, che è il motivo per cui questo episodio esiste. Con tre mosse che non costano un euro, che non richiedono un metro quadro in più, che non richiedono un'ora in più di lavoro e nemmeno un apparecchio nuovo, quel -117 € diventa +10.430 €.
Nessuna delle tre è un'idea brillante. Sono tre cose ovvie che nessuno fa. Le vediamo una per una.
Il caso di Antonio è didattico e non è una farmacia reale. Tutte le ipotesi sono dichiarate, così puoi rifare il conto sui tuoi numeri.
Perché stavolta il conto viene positivo
Un impiego di capitale entra in questa collana se c'è un capitale nel problema e se la conclusione torna al patrimonio del titolare, invece di esaurirsi dentro l'azienda. L'autoanalisi ci entra di misura, perché il capitale è piccolo: un analizzatore multiparametrico costa qualche migliaio di euro e spesso ce l'hai già da anni. Ma ci entra, e ci entra dalla porta più interessante, perché è il caso opposto a quello della telemedicina convenzionata.
Lì il prezzo lo fissava una delibera regionale e il volume lo tappava un budget. Qui il prezzo lo fai tu e il volume non ha nessun tetto. Sono esattamente le due variabili che negli altri episodi ti mancavano, e ce le hai tutte e due in mano.
Il che rende ancora più interessante la domanda vera di questo pezzo: se le hai in mano, perché il conto viene meno centodiciassette?
La titolazione
In chimica analitica c'è un'operazione che chiunque abbia fatto laboratorio ha ripetuto centinaia di volte: la titolazione. Aggiungi il reagente goccia a goccia, e per un lungo tratto sembra non succedere assolutamente niente. La soluzione resta del suo colore, il pH si muove di pochissimo, e uno che guardasse solo quella fase concluderebbe che l'esperimento non sta funzionando.
Poi arrivi al punto di equivalenza, e basta una goccia in più perché l'indicatore viri di colpo. Tutto il valore dell'operazione sta lì, in quella singola goccia, ma quella goccia funziona solo perché ci sono state tutte le altre prima.
Il servizio di autoanalisi funziona nello stesso identico modo, ed è per questo che quasi tutti lo valutano male. Le prime 50 misurazioni della pressione sembrano non produrre niente, perché in effetti non producono niente di misurabile. Poi c'è una conversazione, e in quella conversazione succede tutto: l'aderenza alla terapia, l'integratore giusto, il consiglio che ti fa diventare il riferimento di quella persona per i prossimi 10 anni.
Il problema è che, mentre in laboratorio l'indicatore vira e lo vedi, in farmacia quel viraggio non lo registra nessuno. E quello che non si misura, in un conto economico, semplicemente non esiste.
Cosa dice la norma, e il salto che quasi nessuno ha messo nel listino
Qui serve una precisazione che devo a un lettore, il dottor Valerio Satulli, che mi ha scritto dopo la prima versione di questo pezzo per segnalarmi che il quadro normativo è più ampio di come lo avevo raccontato. Aveva ragione, e la correzione rende l'argomento più forte, non più debole. La riporto per intero perché è il cuore economico di tutto l'articolo.
Il primo binario: l'autoanalisi in senso stretto
Il punto di partenza è il decreto ministeriale del 16 dicembre 2010, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 10 marzo 2011, attuativo del decreto legislativo 153 del 2009 sulla farmacia dei servizi (testo e commento). Perimetro: test autodiagnostici, cioè quelli gestibili direttamente dal paziente in autocontrollo a domicilio, o utilizzabili con il supporto di un operatore sanitario in caso di fragilità o non completa autosufficienza. Divieto di apparecchiature che prevedano prelievo di sangue o plasma mediante siringhe o dispositivi equivalenti. Esclusa in ogni caso l'attività di prescrizione e di diagnosi.
Questo è il binario che quasi tutti hanno in testa quando dicono autoanalisi, ed è quello su cui è stato costruito il listino di moltissime farmacie.
Il secondo binario: i test a uso professionale, dal 2020
Poi è successo qualcosa che Federfarma definisce testualmente il primo epocale cambiamento. La legge 178 del 30 dicembre 2020, con l'articolo 1 comma 420, ha introdotto la lettera e-ter) all'articolo 1 comma 2 del decreto legislativo 153 del 2009, consentendo espressamente l'effettuazione presso le farmacie, da parte di un farmacista, di test diagnostici che prevedono il prelievo di sangue capillare (riepilogo Federfarma, chiarimenti).
Non è una sfumatura. Prima era consentita solo la messa a disposizione di dispositivi autodiagnostici e il supporto nell'utilizzo. Da quel momento il farmacista in farmacia è riconosciuto come operatore qualificato a effettuare quel prelievo.
Il perimetro non è un elenco chiuso. Secondo una nota del Ministero della Salute del 2023, sono consentite le analisi i cui referti non debbano essere firmati da un medico di laboratorio o da altro professionista specificamente individuato. I dispositivi utilizzabili sono quelli per analisi decentrate, cioè near patient testing e point of care test, destinati all'esecuzione fuori da un ambiente di laboratorio, accanto al paziente, da parte di un operatore sanitario.
La legge 52 del 2022 ha poi esteso la possibilità ai test che prevedono il prelevamento del campione biologico a livello nasale, salivare o orofaringeo. La normativa attuativa di riferimento è il protocollo d'intesa del 28 luglio 2022 tra Governo, Regioni e organizzazioni rappresentative delle farmacie. E a valle di un test diagnostico il farmacista deve rilasciare al paziente un documento che rechi l'esito dell'esame.
La terza cosa, che vale su entrambi i binari
Servono spazi dedicati e separati dagli altri ambienti, idonei all'uso e alla conservazione delle apparecchiature in sicurezza e al rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali. E restano gli obblighi informativi: indicare all'utente, prima dell'esame, la differenza tra un test di autodiagnosi e un'analisi svolta in un laboratorio autorizzato, ed esporre in modo chiaro e leggibile le prestazioni disponibili (indicazioni operative, requisiti strutturali). Quindi anche qui, come nell'episodio precedente, ci sono dei metri quadri dentro il conto.
IL PUNTO ECONOMICO, ED È IL PIÙ IMPORTANTE DELL'ARTICOLO
Nel 2010 il farmacista assisteva il paziente che si autodiagnosticava. Dal 2020, sul secondo binario, è lui a eseguire il prelievo, con un dispositivo a uso professionale, e a rilasciare un documento con l'esito.
È cambiata la natura giuridica della prestazione, è cambiato il livello di responsabilità, ed è cambiata la qualificazione professionale richiesta.
Il listino, in moltissime farmacie, è rimasto quello del primo binario. Quindi il divario non è soltanto l'inflazione di 16 anni: è l'inflazione più un salto di qualificazione che al prezzo non è mai arrivato.
Detto in una riga: molte farmacie stanno facendo pagare un'assistenza il prezzo che avevano deciso quando era davvero un'assistenza, mentre erogano una prestazione.
Una precisazione operativa, perché i due binari non sono intercambiabili. Restano distinti per dispositivi ammessi, per responsabilità e per documentazione da produrre. Se stai valutando di spostare parte del tuo servizio dal primo al secondo, la verifica non è economica ma tecnica, e va fatta sul singolo dispositivo, sulla sua destinazione d'uso e sui requisiti della tua regione, con il supporto della tua associazione di categoria. Questo articolo ti dice quanto vale la differenza, non se puoi farla.
Le ipotesi, una per una
I NUMERI CHE HO USATO, TUTTI DICHIARATI
Prezzi al pubblico, presi da listini pubblicati di farmacie italiane: glicemia 4,00 €, colesterolo totale 8,00 €, profilo lipidico 15,00 €, emoglobina glicata 15,00 €, misurazione della pressione gratuita. Le fasce reali di mercato sono 4,50-6,00 € per la glicemia, 9,00-20,00 € per il profilo lipidico, 13,00-18,00 € per la glicata.
Consumabile per test: da 0,40 € a 6,00 €, a seconda dell'analizzatore e dei volumi di acquisto. È un'ipotesi, il tuo dato ce l'hai in fattura.
Minuti per test: da 5 a 12. Costo orario aziendale pieno: 22 €/ora, contributi e accessori inclusi.
Volumi: 2.650 test l'anno, di cui 1.500 misurazioni di pressione, 600 glicemie, 250 colesteroli, 180 profili lipidici, 120 emoglobine glicate.
Vendita collegata: scontrino medio 22 €, margine di banco 30%. Entrambe ipotesi prudenziali.
SUI MINUTI, PERCHÉ È LA VOCE CHE DECIDE TUTTO
8 minuti per una glicemia non sono l'esecuzione del test, che dura secondi. Sono: la persona che entra e aspetta, ci si sposta nello spazio dedicato, si disinfetta, si punge, si aspetta la lettura, si commenta il risultato, si compila il registro, si smaltisce il pungidito e si torna al banco.
Chi conta solo i secondi dell'apparecchio ottiene un numero bellissimo e completamente falso.
Come sempre in questa collana, ho preferito che le altre ipotesi pecchino a favore del servizio. Se il conto torna anche così, il messaggio è più solido.
Quanto rende ogni singolo test
Grafico 1. Il test più richiesto è quello che rende meno, e quello gratuito costa più di tutti gli altri messi insieme.
Il grafico dice due cose. La prima è che il profilo lipidico lascia 6,10 € e la glicemia 0,67 €. La seconda, che è quella che nessuno guarda mai, è il rendimento orario: 30,50 €/ora il profilo lipidico, 5,00 €/ora la glicemia. Stesso servizio, stesso spazio, stessa persona, e uno rende 6 volte l'altro.
E poi c'è la prima riga, che è il motivo per cui questo articolo si intitola così.
Il servizio gratuito che ti costa più di tutti
La misurazione della pressione arteriosa è il servizio più diffuso, più richiesto e più apprezzato che una farmacia offra. Ed è gratis, perché è sempre stata gratis, perché la fanno tutti gratis, e perché chiedere due euro a una signora per misurarle la pressione sembra una cosa che non si fa.
Costa 1,83 € ogni volta.
Grafico 2. A sinistra il valore del tempo regalato ogni anno. A destra il listino di oggi confrontato con quello che sarebbe lo stesso prezzo del 2010 a valore attuale.
5 misurazioni al giorno, che è un numero normale, fanno 1.500 misurazioni l'anno e 2.750 € di tempo professionale regalato. Che è più di quanto molte farmacie incassano da tutto il resto dell'autoanalisi messo insieme.
Attenzione, perché qui il ragionamento facile è quello sbagliato. Non sto dicendo che va fatta pagare e basta. Sto dicendo che è un investimento di marketing da 2.750 € l'anno, ed è l'unico investimento di marketing della tua farmacia di cui non hai mai calcolato il rendimento. Se sapessi che rende, lo aumenteresti. Se sapessi che non rende, faresti altro. Non sapendolo, continui. È lo stesso ragionamento che vale per la parte di margine che dipende da decisioni non tue: il problema non è la voce, è non averla mai misurata.
Il conto annuo di Antonio
2.650 test l'anno, 8.900 € di incassi, 307 ore di farmacista. Margine senza contare nessuna vendita collegata: -117 €. Con una conversione in vendita del 20% diventa 3.381 €, con una del 30% diventa 5.130 €.
307 ore sono 38 giornate lavorative piene. Detto in un altro modo: da metà novembre a fine dicembre un farmacista della tua squadra fa esclusivamente autoanalisi, e alla fine dell'anno il servizio ha prodotto meno di zero.
A meno che, naturalmente, non produca vendite collegate. Ed è qui che il conto cambia natura, perché una conversione del 20% porta il risultato a 3.381 €. Il servizio in sé non è né buono né cattivo: è un moltiplicatore, e quello che moltiplica dipende da cosa succede nei 3 minuti dopo il risultato. Vale la stessa logica del reparto dermocosmetico, con una differenza importante: lì compri merce, qui compri un'occasione di parlare.
Le tre mosse
Grafico 3. Stessi apparecchi, stessi metri quadri, stesse ore. Cambiano soltanto il listino e ciò che viene misurato.
Uno. Il listino ha sedici anni
Il cartello di Antonio è del 2010. Da allora l'inflazione italiana ha eroso il potere d'acquisto di circa il 30%. Quei 4,00 € di allora, per valere lo stesso, oggi dovrebbero essere 5,20 €. I 15,00 € del profilo lipidico dovrebbero essere 19,50 €.
E questo è solo il pezzo monetario. Come abbiamo visto, nel 2020 il servizio ha anche cambiato natura giuridica su tutta la parte a uso professionale. Un listino fermo al 2010 non è indietro di un'inflazione: è indietro di un'inflazione e di una legge.
Non è un aumento. È un mancato taglio. Antonio, senza accorgersene, ha applicato uno sconto progressivo del 30% nell'arco di 16 anni, a tutti, indistintamente, senza che nessuno gliene sia mai stato grato, perché uno sconto che nessuno ha mai visto arrivare non produce nessuna riconoscenza.
Aggiornare il listino del 25% vale 2.300 € l'anno. Il tempo necessario: quello di rifare il cartello. Consiglio non richiesto: in un carattere diverso.
Due. La pressione a due euro
Qui la reazione tipica è che i clienti se ne vanno. Facciamo il conto anche di quello, perché è l'unico modo di non discutere per opinioni.
1.500 misurazioni a 2 € fanno 3.000 €. Se anche perdessi metà delle persone, cosa che nella mia esperienza non succede, incasseresti 1.500 € facendo la metà del lavoro, e libereresti 62 ore di farmacista. Il risultato sarebbe comunque migliore di oggi, e avresti in più un'informazione preziosa: chi resta è chi tiene davvero al servizio, ed è esattamente la persona con cui vale la pena avere una conversazione.
Se 2 € ti sembrano una barriera, ci sono due strade intermedie che funzionano. La prima è gratis per chi è in terapia antipertensiva con farmaci ritirati da te, 2 € per gli altri: premi la fedeltà invece di premiare il passaggio. La seconda è gratis la misurazione singola, 2 € il controllo con registrazione e scheda di monitoraggio da portare al medico, che è un servizio diverso, vale di più ed è anche clinicamente più utile.
Tre. Misurare il viraggio
Questa è la mossa che vale più di tutte, vale 5.247 €, e non richiede di cambiare assolutamente niente. Richiede di sapere una cosa che oggi non sai.
Su 100 persone che fanno un test da te, quante comprano qualcosa in quella stessa visita, che non avrebbero comprato entrando senza test?
Non lo sai. Non lo sa nessuno. E non è per pigrizia: è che quella vendita finisce nello scontrino insieme a tutto il resto, e nessun gestionale la collega al test. Il modo per saperlo è banale e costa zero: per un mese, chi esegue il test scrive su un foglio una crocetta se la persona compra qualcosa di collegato al risultato. Un mese, un foglio, una crocetta.
Alla fine del mese hai il tuo tasso di conversione reale, e con quello sai tre cose che oggi non sai. Se il servizio guadagna o perde. Su quali test conviene spingere, perché la conversione non è uguale per tutti. E soprattutto se ha senso continuare a regalare 1.500 misurazioni di pressione all'anno, che smettono di essere un costo e diventano il canale di acquisizione più economico che hai, ma solo se qualcuno le converte.
PERCHÉ QUESTO SERVIZIO CONVERTE MEGLIO DI QUALUNQUE PROMOZIONE
Una persona che ha appena visto un numero brutto sul display è, in quel preciso momento, più disponibile ad ascoltare di quanto sarà nei sei mesi successivi.
Non è una tecnica di vendita, è il motivo per cui la prevenzione funziona: il dato personale rende concreto un rischio astratto. Il consiglio giusto in quel momento vale più di 10 volantini.
Il che, girato dall'altra parte, è anche una responsabilità: proprio perché quella persona è disponibile, quello che le dici deve essere corretto e proporzionato. La norma lo dice a modo suo, vietando prescrizione e diagnosi. Il buon senso lo dice meglio: se il numero è brutto sul serio, il consiglio giusto è il medico, non l'integratore. E chi lo fa, quella persona la tiene per 20 anni.
Contro cosa si confronta
Il test dell'euro marginale qui è quasi imbarazzante, perché il capitale impiegato è zero: le tre mosse non richiedono un euro di investimento. Quindi non c'è nessun confronto da fare con la liquidità ferma sul conto o con il portafoglio. Il confronto è con le ore.
Quelle 307 ore, oggi, rendono circa 0 €. Dopo le tre mosse rendono 10.430 €, cioè 34 €/ora. Le stesse ore dedicate alla telemedicina convenzionata renderebbero a un prezzo e con un volume decisi da altri. Le stesse ore al banco rendono un numero variabile che dipende dalla persona. Con una differenza che vale più del confronto: qui la leva è tutta tua.
34 €/ora è il numero che conta, ed è il motivo per cui questo episodio finisce con un sì. Non esiste nessun altro impiego di ore in farmacia, tra quelli che ho analizzato in questa collana, che renda altrettanto con altrettanto poco capitale.
Il KPI di verifica
Uno solo, e lo hai già capito: il tasso di conversione per tipo di test. Si misura con un foglio e una crocetta, si guarda ogni tre mesi, e sotto il 15% significa che il servizio è organizzato come un favore e non come un servizio.
Il secondo numero, se vuoi essere raffinato, è il margine per ora di ciascun test. Ti dice su quale spingere in comunicazione, e la risposta quasi sempre sorprende: non è quello che vendi di più.
In tre righe
L'autoanalisi come è organizzata oggi nella maggior parte delle farmacie produce circa zero, perché il listino è fermo al 2010, il tempo non è mai stato valorizzato e il servizio più costoso è quello regalato. E dal 2020, su tutta la parte a uso professionale, quel listino non è nemmeno più coerente con quello che la legge ti riconosce di fare.
Tre mosse a costo zero, cioè aggiornare i prezzi, far pagare 2 € la pressione e misurare la conversione, portano lo stesso servizio, con le stesse ore e gli stessi apparecchi, da -117 € a +10.430 € l'anno.
È l'unico investimento di questa collana in cui non devi comprare niente. Devi solo smettere di fare finta che il tempo sia gratis.
Domande e risposte
Se faccio pagare la pressione, i clienti se ne vanno?
Qualcuno sì. La domanda giusta è quanti e quali. Se perdi metà delle persone e incassi 1.500 € facendo metà del lavoro, il conto migliora comunque e ti liberi 62 ore. E soprattutto scopri una cosa utile: chi resta è chi tiene al servizio, cioè chi ha una ragione clinica per farlo, cioè chi converte. Detto in un altro modo, oggi stai sussidiando anche chi passa a misurarsi la pressione perché sta aspettando l'autobus. Se poi vuoi tenerla gratis, tienila gratis: basta che sia una decisione, con un numero accanto, e non un'abitudine ereditata.
Ma non è una prestazione sanitaria? Si può far pagare?
Sì. La misurazione della pressione in farmacia non è una prestazione in convenzione e non ha una tariffa imposta: il prezzo lo fissi tu, esattamente come per gli altri test di autoanalisi. Quello che la norma ti impone è la trasparenza, cioè esporre in modo chiaro e leggibile le prestazioni disponibili e informare l'utente della differenza tra un test di autodiagnosi e un'analisi di laboratorio. Sull'importo non c'è nulla da chiedere a nessuno. La resistenza è culturale, non normativa, e sono due cose che conviene non confondere.
Quanto costa davvero attrezzarsi, se parto da zero?
Molto meno di quanto costa gestirlo. Un analizzatore multiparametrico da banco sta in un ordine di grandezza di qualche migliaio di euro, e diversi fornitori lo danno in comodato legandolo all'acquisto dei consumabili. Il vero investimento sono i metri quadri dello spazio dedicato e separato che il decreto richiede, e le ore. Se stai valutando di partire adesso, il conto da fare non è sull'apparecchio: è sulle ore che hai libere e su chi, tra i tuoi collaboratori, sa fare la conversazione dopo il risultato. Senza quella persona, l'apparecchio è un tavolino.
Perché continui a valorizzare il tempo se lo stipendio lo pago comunque?
Perché la domanda non è se quella persona costa, è cosa avrebbe fatto in quei minuti. Se c'è coda al banco, quei 12 minuti hanno un costo pieno. Se è un martedì di gennaio con la farmacia vuota, il costo marginale è vicino a zero e il conto migliora parecchio. I 22 €/ora sono il costo aziendale medio, che è il punto di partenza corretto quando non sai in quali fasce cadranno i test. Ed è anche il motivo per cui una regola semplice funziona bene: i test su appuntamento, concentrati nelle fasce scariche.
Ma allora posso fare il prelievo capillare io, o no?
Sì, dal 2020, e questo è il punto che avevo raccontato male nella prima versione di questo articolo. La legge 178/2020 consente espressamente al farmacista in farmacia di eseguire test diagnostici che prevedono il prelievo di sangue capillare con dispositivi a uso professionale, superando il precedente limite della sola messa a disposizione di dispositivi autodiagnostici. La legge 52/2022 ha esteso la cosa ai campioni nasali, salivari e orofaringei. Restano fermi tre paletti: niente prelievo venoso, niente diagnosi e niente prescrizione, e sono ammesse le analisi i cui referti non richiedono la firma di un medico di laboratorio. A valle va rilasciato al paziente un documento con l'esito. Il che, ai fini di questo articolo, significa una cosa sola: quella è una prestazione professionale, e va prezzata come tale.
Posso fare test più redditizi? PSA, vitamina D, intolleranze?
Il perimetro non lo decide il buon senso commerciale. Lo decide la destinazione d'uso attribuita dal fabbricante al dispositivo, insieme al binario su cui ti stai muovendo: autodiagnostico ai sensi del decreto del 2010, oppure uso professionale ai sensi della legge 178/2020, con il criterio del referto che non richiede la firma del medico di laboratorio. Sulle intolleranze aggiungo una nota che non c'entra con il conto ma c'entra con la reputazione: molti test in circolazione non hanno validazione scientifica riconosciuta, e venderli in farmacia rende qualcosa nell'immediato e costa parecchio nel lungo periodo. È esattamente il tipo di margine che non vuoi.
Come faccio a misurare la conversione senza impazzire?
Un foglio A4 accanto all'apparecchio, una riga per test, una crocetta se la persona ha comprato qualcosa collegato al risultato. Per un mese. Non serve il gestionale, non serve un software, non serve un codice a barre. Alla fine del mese conti le crocette e dividi. Se poi il numero ti interessa davvero, il passo successivo è un codice articolo dedicato in cassa, ma parti dal foglio: chi comincia dal software di solito non comincia.
E se il risultato del test è preoccupante?
Il decreto è netto e va oltre il conto economico: sono escluse in ogni caso l'attività di prescrizione e di diagnosi, e va detto all'utente, prima dell'esame, che un test di autodiagnosi non è un'analisi di laboratorio. Nella pratica significa che davanti a un valore fuori scala la risposta giusta è indirizzare al medico, non proporre un prodotto. Che è anche la scelta economicamente migliore nel lungo periodo, perché la fiducia è l'unico asset di una farmacia che non si può comprare né replicare, e si brucia una volta sola.
Fonti
Legge 30 dicembre 2020 n. 178, articolo 1 comma 420, che introduce la lettera e-ter) all'articolo 1 comma 2 del decreto legislativo 153 del 2009: effettuazione presso le farmacie, da parte di un farmacista, di test diagnostici che prevedono il prelievo di sangue capillare. Nota del Ministero della Salute del 2023 sul criterio del referto che non richiede la firma di un medico di laboratorio. Legge 52 del 2022 per i campioni nasali, salivari e orofaringei. Protocollo d'intesa del 28 luglio 2022 tra Governo, Regioni e organizzazioni rappresentative delle farmacie. Riepiloghi Federfarma nelle circolari 294/2023 e 130/2024 (sintesi Federfarma, chiarimenti).
Decreto ministeriale 16 dicembre 2010, pubblicato in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 57 del 10 marzo 2011, attuativo del decreto legislativo 153 del 2009: definizione delle prestazioni analitiche di prima istanza rientranti nell'ambito dell'autocontrollo, divieto di apparecchiature che prevedano prelievo di sangue o plasma con siringhe o dispositivi equivalenti, esclusione di prescrizione e diagnosi, obblighi di esposizione e informazione (testo e sintesi).
Requisiti strutturali: obbligo di spazi dedicati e separati dagli altri ambienti, idonei all'uso e alla conservazione delle apparecchiature in sicurezza e al rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali (nota sui requisiti, requisiti regionali Emilia-Romagna). Indicazioni operative su requisiti, responsabilità e obblighi nell'esecuzione dei test in farmacia, anche alla luce della Convenzione Farmaceutica Nazionale (sintesi).
Nota di correzione. La prima versione di questo articolo, pubblicata il 17 agosto 2026, descriveva il quadro normativo facendo riferimento al solo decreto del 2010 e ne traeva un'osservazione sul rapporto tra prassi e norma che era superata. Il dottor Valerio Satulli mi ha segnalato privatamente il quadro completo, che è quello ora riportato nella sezione dedicata. Lo ringrazio: la correzione ha reso l'argomento economico più solido di come lo avevo scritto.
I prezzi al pubblico usati nell'articolo derivano da listini pubblicati da farmacie italiane e si collocano nelle fasce indicate in tabella. Costi dei consumabili, minuti per test, costo orario e tasso di conversione sono ipotesi didattiche dichiarate e non rilevazioni. La stima di erosione del potere d'acquisto dal 2010 è un ordine di grandezza: per un calcolo puntuale si usa il coefficiente di rivalutazione ISTAT. Quadro normativo vigente al 16 agosto 2026, con requisiti strutturali che variano per regione.
Prossimo episodio della collana: gli orari, cioè la domanda se tenere aperto la domenica e la sera renda quello che costa. Se vuoi rifare questo conto sui tuoi listini e sui tuoi volumi, la strada è scrivermi. Se sei arrivato qui da un altro pezzo, quello da leggere subito dopo è l'episodio sulla telemedicina, perché è lo stesso servizio visto dal lato opposto: là il prezzo lo fissa una delibera, qui lo fissi tu, e questo cambia tutto.
Luca Petri, CFP®, FMVA® · Oltre il Camice · Consulente finanziario indipendente fee only per farmacisti titolari · lucapetriconsulting.it
Contenuto informativo ed educativo. Non costituisce consulenza personalizzata, raccomandazione all'investimento, consulenza fiscale né assistenza in materia di adempimenti sanitari o autorizzativi, e non contiene indicazioni cliniche. I dati numerici sono didattici, costruiti su ipotesi dichiarate e non riferiti a una farmacia esistente. I requisiti strutturali e le prestazioni ammesse vanno verificati presso la propria regione e con il proprio ordine professionale. L'autore non riceve né corrisponde compensi da fornitori di apparecchiature diagnostiche, consumabili o intermediari.







