Quanto guadagna davvero un farmacista titolare
Non ha una busta paga, ha un reddito d'impresa, che mescola il suo lavoro e il suo capitale. Separarli è l'unico modo di sapere quanto guadagna, e quanto vale il lavoro di un figlio.
LA FILOSOFIA D'INVESTIMENTO DELLA FARMACIA
Luca Petri, CFP® · FMVA®
9/29/202615 min read


IL PASSAGGIO GENERAZIONALE IN FARMACIA · LEZIONE 8 DI 36
Non ha una busta paga, ha un reddito d'impresa, che mescola il suo lavoro e il suo capitale. Separarli è l'unico modo di sapere quanto guadagna, e quanto vale il lavoro di un figlio.
Luca Petri
CFP® · FMVA® · FPWMP® · Consulente Finanziario Autonomo · OCF n. 637312· 13 min di lettura
Quanto guadagna un farmacista titolare? Se lo chiedi a lui, ti risponde con uno di 3 numeri:
-quello che gli ha detto il commercialista,
-quello che preleva ogni mese,
-o quello che gli resta a fine anno.
Sono tutti veri. Nessuno dei 3 è il suo stipendio.
Nella farmacia del corso il titolare ha un reddito d'impresa di 185.000 euro. Dopo ENPAF e imposte gliene restano 105.666. Per la famiglia ne preleva 84.000. E il suo lavoro, separato dal resto, vale 33.790 euro netti l'anno, meno di un terzo di quello che gli resta.
È l'ultima lezione del trittico sulle buste paga. Nella lezione 6 abbiamo letto quella di Elisa, dipendente, nella 7 la posizione di Marco, a partita IVA. Oggi quella di chi una busta paga non ce l'ha. Serve per rispondere alla domanda che conta nel passaggio generazionale, il figlio che lavora in farmacia prende quello che prenderebbe altrove?
PERCHÉ HO SCRITTO QUESTO
Un titolare conosce al centesimo quanto gli costa un collaboratore, e quasi mai quanto guadagna lui. Non per distrazione, ma perché il suo stipendio non è scritto da nessuna parte, perché è mescolato con il rendimento della farmacia.
Finché la farmacia resta sua, separarli non serve. Quando passa a un figlio, è proprio quella separazione a dire che cosa gli sta lasciando, e quanto vale il lavoro che il figlio ci ha già messo.
La cromatografia dell'utile
All'università l'hai fatta almeno una volta. Deponi una goccia di miscela vicino al bordo di una lastrina, la appoggi in una vaschetta con un velo di solvente e aspetti che il solvente salga. La macchia, che all'inizio era una sola, si divide in più macchie che salgono a velocità diverse. Ogni macchia è un componente, finché non si separano, non sai quanti sono né quanto ce n'è di ciascuno.
Il reddito di un titolare è una macchia sola. Dentro ci sono almeno 2 componenti che nessuno ha mai separato. Il compenso per il suo lavoro, cioè quello che dovrebbe pagare a qualcuno per fare quello che fa lui. E il rendimento del suo capitale, cioè quello che la farmacia gli renderebbe anche se non ci mettesse piede.
Il solvente che li separa è il prezzo di mercato del lavoro. Senza, si vede una macchia sola, e il titolare la chiama «quello che guadagno». Con il solvente giusto le macchie diventano 2, e la più piccola, di solito, è quella del lavoro.
CASO · ESEMPIO ILLUSTRATIVO
Il titolare della farmacia del corso, in ditta individuale
EBITDA di €200.000, ammortamenti di €15.000, nessun debito
Dirige senza compenso, per le ore di un direttore, sabati, festivi e agosto li copre Marco, a partita IVA
Preleva €7.000 al mese per la famiglia, e dal conto della farmacia paga anche ENPAF e imposte
I muri sono di una società semplice del titolare e della moglie, a cui la farmacia paga €30.000 l'anno di affitto
Con lui lavora il figlio farmacista, per 15 anni è costato alla farmacia meno del suo lavoro, oggi è pagato a prezzo di mercato
La posizione del titolare, in 5 voci
01 Il reddito d'impresa
Al posto della busta paga, il titolare ha una riga della dichiarazione dei redditi, il reddito d'impresa. Si parte dall'EBITDA, 200.000 euro, e si tolgono gli ammortamenti, cioè la quota annua di arredi, attrezzature e software, 15.000 euro. Non ci sono interessi da togliere, perché la farmacia non ha debiti. Restano 185.000 euro.
È il numero su cui si pagano le imposte, e qui c'è la prima cosa che molti titolari non hanno chiara. In una ditta individuale le imposte si pagano sul reddito d'impresa, che il titolare lo prelevi o no. Lasciare gli utili sul conto della farmacia non fa pagare un euro in meno.
Non è nemmeno la cassa. Gli ammortamenti non escono dal conto, mentre gli investimenti sì, e il magazzino e i crediti assorbono liquidità senza passare dal conto economico. Nel caso del corso gli investimenti dell'anno sono uguali agli ammortamenti, quindi i 2 numeri coincidono. Della differenza fra utile e cassa ho scritto in questo articolo.
02 I contributi
Il titolare farmacista versa i contributi per la pensione all'ENPAF, e solo lì. Non paga la gestione commercianti dell'INPS, perché è iscritto alla sua cassa. E a differenza di Elisa non può chiedere riduzioni, paga il contributo intero, 5.430 euro nel 2026.
Si deduce dal reddito, e sui 185.000 euro di reddito annuo del titolare pesa il 3%. È anche tutto quello che mette da parte per la pensione obbligatoria. Per Elisa, fra TFR e contributi, si accumula ogni anno il 29% del costo. E’ il motivo per cui, fra le 3 posizioni del trittico, quella del titolare è, in proporzione al reddito, la più scoperta per la pensione, anche quando è la più ricca oggi.
03 Le imposte
Sul reddito, tolto l'ENPAF, il titolare paga l'IRPEF con le stesse aliquote di un dipendente, quindi 23% fino a 28.000 euro, 33% fino a 50.000, 43% sopra. Su 179.570 euro fanno 69.415 euro, e a questo livello di reddito detrazioni non ne restano. Poi le addizionali, che stimo al 2,5%: 4.489 euro.
Non c'è IRAP: dal 2022 gli imprenditori individuali non la pagano più. Se la farmacia fosse una società di persone ci sarebbe, intorno al 3,9% del valore della produzione netta, sarebbero nel caso del corso, circa 7.200 euro l'anno.
E c'è una differenza di calendario che rende il reddito del titolare difficile da sentire. Il dipendente paga le imposte ogni mese, in busta. Il titolare le paga a giugno e a novembre, fra saldo e acconti, e le calcola sul reddito dell'anno prima, i soldi che escono in quei mesi dipendono da un anno già chiuso.
04 Il netto
Ecco l'anno del titolare, voce per voce:
Sono 8.805 euro al mese, su 12 mensilità, il titolare non ha tredicesima né quattordicesima. Di ogni 100 euro di reddito d'impresa gliene restano 57, 3 vanno all'ENPAF e 40 in imposte.
Detta così sembra una busta paga ricca. Ma dentro quei 105.666 euro c'è molto più del suo lavoro, e ci arriviamo fra poco.
05 I prelievi
Il titolare del corso preleva 7.000 euro al mese per la famiglia, 84.000 l'anno. Dal conto della farmacia paga anche ENPAF e imposte, altri 79.334. Il resto, 21.666 euro, rimane sul conto della farmacia e si accumula.
Il prelievo non è un costo e non è un reddito, è denaro già tassato che passa da un conto all'altro, e la farmacia non lo deduce. Per questo chi guarda solo i prelievi crede di guadagnare 84.000 euro l'anno, e chi guarda solo il reddito d'impresa crede di guadagnarne 185.000. Sbagliano entrambi, in direzioni opposte.
E i 21.666 euro che restano ogni anno sono del titolare, già tassati. Se ogni anno li spostasse fuori dalla farmacia e li accantonasse al 4% annuo lordo, in circa 12 anni diventerebbero i 320.667 euro del conguaglio, è la prima delle 5 strade della lezione 4, costruire liquidità fuori dalla farmacia, prima.
Quanto guadagna davvero: 4 risposte
Grafico 1. Quanto guadagna il titolare della farmacia del corso: 4 risposte, tutte vere.
La stessa persona, lo stesso anno, 4 numeri. Per il fisco il titolare guadagna 185.000 euro. In tasca gliene restano 105.666. La famiglia ne vede 84.000. E il suo lavoro, se lo separiamo dal resto, ne vale 33.790 netti.
Nessuno di questi numeri è sbagliato, ma misurano cose diverse. Ma solo l'ultimo risponde alla domanda «quanto guadagno per quello che faccio», ed è l'unico che il titolare non ha mai visto scritto da nessuna parte.
Separare il lavoro dal capitale
Il compenso figurativo del titolare è quello che la farmacia dovrebbe pagare a qualcuno per fare il suo lavoro. Si ricostruisce con 3 domande, che lavoro fa, per quante ore, e quanto costa quel lavoro sul mercato.
Il titolare del corso dirige, per le ore di un direttore. Il costo di mercato di un direttore lo abbiamo calcolato nella lezione 6, Elisa costa alla farmacia 61.787 euro l'anno. Nella lezione 5 lo avevamo stimato in 62.000, ed è la tara che abbiamo tolto dall'EBITDA per arrivare al valore della farmacia.
Separato il lavoro, resta il capitale. Dei 185.000 euro di reddito d'impresa, 62.000 pagano il lavoro e 123.000 sono il rendimento della farmacia, l'EBITDA normalizzato della lezione 5, 138.000 euro, meno gli ammortamenti. Al netto di ENPAF e imposte, il lavoro vale 33.790 euro, il capitale 71.876.
32%
DEL NETTO ANNUO DEL TITOLARE CHE PAGA IL SUO LAVORO, IL RESTO È RENDIMENTO DEL CAPITALE
Il lavoro pesa meno di un terzo. Il restante 68% il titolare lo incasserebbe anche pagando un direttore al posto suo, è il rendimento dei 966.000 euro che vale la farmacia, il 12,7% lordo l'anno, il 7,4% netto.
E c'è un confronto che fa pensare. Per lo stesso lavoro, a Elisa arrivano 29.951 euro netti, più 17.958 di TFR e pensione. Al titolare ne arrivano 33.790, perché il suo lavoro si somma al rendimento della farmacia ed è tassato tutto al 43%, più le addizionali. E per la pensione niente, oltre all'ENPAF che paga comunque.
ATTENZIONE
Il compenso figurativo dipende dalle ore. Se il titolare lavora più di un direttore, sostituirlo costerebbe di più, a 33,58 euro l'ora, ogni 100 ore in più all'anno valgono 3.358 euro di compenso figurativo, e con il multiplo di 7 della lezione 5 tolgono 23.506 euro al valore della farmacia.
Un titolare che lavora 2.300 ore l'anno invece di 1.840 ha un compenso figurativo di oltre 77.000 euro, non 62.000. Contare le proprie ore è la parte più scomoda del conto, ed è quella che quasi nessuno fa.
3 posizioni, 100 euro ciascuna
Grafico 2. Dove finiscono 100 euro per una dipendente, un collaboratore a partita IVA e il titolare.
Con il titolare il trittico è completo, e le 3 posizioni si possono mettere una sopra l'altra. Di ogni 100 euro, sul conto ne arrivano 48 a Elisa, 81 a Marco, 57 al titolare.
Il colore che colpisce di più però è l'oro, quello che si accumula per dopo. Elisa mette da parte 29 euro ogni 100, fra TFR e pensione. Marco 9. Il titolare 3. Può risparmiare quanto vuole dei suoi 57, ed è quello che fa chi prepara il passaggio, ma nessuno lo fa per lui. E per un titolare, il dopo arriva proprio con il passaggio generazionale.
Quello che entra in famiglia, e quello che dice il bilancio
C'è poi un'altra distanza, fra il reddito del titolare e quello che la farmacia porta davvero alla famiglia. Il bilancio mostra 185.000 euro. Alla famiglia, prima delle imposte, arriva di più.
Dei 221.000 euro, 6.000 sono ricavi di un servizio che dal prossimo anno la farmacia non offrirà più, quello che si ripete è 215.000. Ma per dividere i numeri vanno presi separati, come nella lezione 5. L'affitto va con i muri, a chi li riceverà. L'auto e il telefono sono comodità del titolare, e se ne vanno con lui. E il reddito d'impresa è fatto di 2 cose, il capitale, che passa con la farmacia, e il lavoro, che non passa a nessuno.
Una precisazione tecnica sul caso del corso. Una ditta individuale non può pagare un affitto al proprio titolare, perché sarebbe la stessa persona da entrambe le parti, per questo nel caso del corso i muri sono intestati a una società semplice del titolare e della moglie. Se fossero intestati al titolare, l'affitto non esisterebbe, e varrebbe il ragionamento della lezione 5 sul canone da togliere comunque.
Il figlio prende quello che prenderebbe altrove?
Adesso si può rispondere alla domanda che chiude il trittico. Per sapere se il figlio che lavora in farmacia prende quello che prenderebbe altrove, non basta guardare la sua busta paga, bisogna confrontare il suo costo per la farmacia con il costo di mercato del lavoro che fa davvero. Con le 3 lezioni abbiamo tutti i prezzi.
Il figlio del corso lavora in farmacia da 15 anni, e al minimo del contratto, con la sua anzianità, costerebbe alla farmacia 43.804 euro, dentro la forchetta di mercato di un collaboratore. Se facesse il collaboratore, il minimo sarebbe già il giusto.
Ma non fa il collaboratore. Fa il vice del titolare, quindi fa gli ordini, gestisce i fornitori e i turni del personale e prende le decisioni quando il padre non c'è. Quel lavoro sul mercato costa quanto chi dirige, e con i suoi anni di anzianità qualcosa di più, 63.804 euro l'anno, 20.000 più del minimo, a un passo dai 62.000 del compenso figurativo del padre. Non è una coincidenza, è un lavoro dello stesso livello, e va misurato con lo stesso metro.
Per questo la domanda giusta non è «quanto prende mio figlio rispetto al contratto», ma «quanto costerebbe pagare qualcun altro per fare quello che fa lui». Nel caso del corso, oggi, la risposta è sì, il figlio è pagato a prezzo di mercato, come abbiamo visto nella lezione 5. Ma per 15 anni è costato alla farmacia 20.000 euro l'anno meno del suo lavoro, è il conto della lezione 2, letto come costo nella lezione 6. Quanto valgano oggi quei 15 anni, e come si contano nella divisione, è la lezione 9.
IL METRO
Il prezzo di mercato che si usa per il compenso figurativo del padre è lo stesso che vale per il lavoro del figlio. Usarne uno per il padre e un altro per il figlio è il modo più rapido per far litigare 3 fratelli, è la regola della lezione 2, il metro si sceglie prima di sapere a chi conviene.
Da giugno 2026 chi assume deve comunicare ai candidati la retribuzione iniziale o la fascia, nell'annuncio o comunque prima del colloquio, gli annunci delle farmacie della tua zona che la indicano sono il metro più difficile da contestare.
IN SINTESI
Il titolare non ha una busta paga, ma ha un reddito d'impresa, 185.000 euro nel caso del corso, su cui paga le imposte che lo prelevi o no.
In ditta individuale versa solo l'ENPAF, per intero, e non paga l'IRAP, dal reddito gli restano 105.666 euro netti, 57 ogni 100.
Il reddito mescola 2 cose, il compenso per il suo lavoro, 62.000 euro lordi e 33.790 netti, e il rendimento del capitale, 123.000 euro lordi e 71.876 netti.
Il compenso figurativo si ricostruisce con ruolo, ore e prezzo di mercato, ogni 100 ore in più all'anno valgono 3.358 euro di compenso e tolgono 23.506 euro al valore della farmacia.
Fra le 3 posizioni del trittico, quella del titolare accumula meno per la pensione, 3 euro ogni 100, contro i 29 di una dipendente.
Il figlio prende il giusto se il suo costo per la farmacia è in linea con il mercato del lavoro che fa davvero, non con il livello scritto sul contratto.
Cosa fare, prima di parlarne in famiglia
Chiedi al commercialista 3 numeri dell'ultimo anno, il reddito d'impresa, l'ENPAF, le imposte dovute su quel reddito. Poi somma i prelievi dell'anno dal conto della farmacia. Avrai i primi 3 numeri del grafico 1, cioè i tuoi.
Poi ricostruisci il tuo compenso figurativo, che lavoro fai, per quante ore l'anno, e quanto costerebbe pagarlo a qualcun altro. Per il prezzo, gli annunci della tua zona con la fascia retributiva e il costo di un direttore della lezione 6. Se lavori molte più ore di un direttore, contale tutte, è il numero che sposta di più il valore della farmacia. E se il conto dice che ti servirebbe un farmacista in più, quello l'ho fatto qui.
Infine, se in farmacia lavora un figlio, scrivi in una riga che lavoro fa davvero, e confronta il suo costo con quello di mercato di quel lavoro, oggi e negli anni passati. Se c'è una differenza, è il numero che servirà nella lezione 9.
Domande e risposte
Il farmacista titolare paga l'INPS?
In ditta individuale no, il farmacista titolare, iscritto all'ENPAF, non è tenuto alla gestione commercianti dell'INPS. Per i soci di società che gestiscono farmacie il quadro è più articolato e dipende da come partecipano al lavoro, va verificato caso per caso.
Il titolare di una farmacia in ditta individuale paga l'IRAP?
No, dal periodo d'imposta 2022, la Legge di Bilancio di quell'anno ha escluso dall'IRAP le persone fisiche che esercitano un'attività d'impresa. La pagano invece le società, comprese quelle di persone.
Se lascio gli utili in farmacia pago meno tasse?
In ditta individuale no, l'IRPEF si paga su tutto il reddito d'impresa dell'anno, che venga prelevato o lasciato sul conto. I prelievi non si tassano una seconda volta, perché sono denaro già tassato. In una SRL utili trattenuti e dividendi seguono regole diverse.
Come si calcola il compenso figurativo del titolare?
Con 3 domande, che lavoro fa, per quante ore, e quanto costerebbe pagarlo a qualcun altro. Per un titolare che dirige per le ore di un direttore, nel caso del corso, sono circa 62.000 euro l'anno di costo per la farmacia. Se lavora di più, il compenso figurativo cresce con le ore.
Una cosa che ho notato preparando questa lezione
Nel foglio dei conti di questa famiglia ci sono 2 righe rimaste vuote per anni, lo stipendio del padre, e i 20.000 euro l'anno che la farmacia non ha speso per il lavoro del figlio. Messe una accanto all'altra dicono la stessa cosa, per 15 anni, nessuno dei 2 è stato pagato per il lavoro che faceva.
Il padre non ha uno stipendio, perché la farmacia è sua, il suo lavoro sta dentro l'utile, mescolato al capitale, e in 30 anni nessuno l'ha mai separato. Il figlio uno stipendio l'ha avuto, ma più basso del suo lavoro, perché un giorno la farmacia sarebbe stata sua.
Uno non si paga perché possiede. L'altro, per 15 anni, non si è fatto pagare perché possiederà.
Per anni la farmacia ha funzionato così, con 2 persone pagate da un giorno che non era ancora arrivato. Finché quel giorno resta lontano il sistema regge, e sembra perfino generoso, nessuno chiede niente, tutti danno qualcosa.
Ma il lavoro rimandato a un giorno futuro non si accumula come un capitale. Nessuno lo registra, non ha un estratto conto. Resta un credito senza data, scritto nella memoria di ciascuno, e ognuno lo ricorda a modo suo.
Il giorno del passaggio, a quel credito qualcuno dovrà dare un numero. Il padre scoprirà di non averlo mai calcolato per sé. Il figlio scoprirà che da quel numero dipende quanto dovrà ai fratelli.
È un giorno che arriva, prima o poi. Non sempre per entrambi.
Se vuoi sapere quanto guadagni davvero, e quanto vale il lavoro di chi in famiglia lavora con te, possiamo partire da una diagnosi.
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Il contenuto ha finalità divulgative e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale, legale o del lavoro personalizzata, né raccomandazione d'investimento. I numeri del caso sono illustrativi e non si riferiscono a persone reali. Le aliquote IRPEF sono quelle del 2026; le addizionali (2,5%) sono una stima, che per redditi alti in molte regioni è inferiore al dovuto. L'inquadramento fiscale e previdenziale di una farmacia in forma di società, e dei suoi soci, va verificato con il commercialista e con il consulente del lavoro.
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FONTI E NOTE METODOLOGICHE
IRPEF 2026: aliquote del 23% fino a 28.000 euro, del 33% fino a 50.000 e del 43% oltre; per un reddito d'impresa di questo livello non restano detrazioni. Addizionali regionale e comunale stimate al 2,5%, come nelle lezioni 6 e 7: per redditi alti molte regioni applicano aliquote più alte, e il netto sarebbe più basso di qualche migliaio di euro. Fonte delle aliquote: Cafinforma, detrazioni e aliquote 2026.
IRAP: esclusione delle persone fisiche esercenti attività d'impresa e di lavoro autonomo dal periodo d'imposta 2022 (art. 1, comma 8, L. 234/2021). Resta dovuta dalle società, comprese quelle di persone. Fonti: Il Sole 24 Ore, abolizione dell'IRAP per gli imprenditori persone fisiche; EC News, esclusione IRAP per professionisti e imprenditori individuali.
Previdenza del titolare: il farmacista titolare iscritto all'ENPAF non è soggetto all'obbligo contributivo nella gestione commercianti dell'INPS; per i soci di società titolari di farmacia conta la partecipazione personale al lavoro aziendale (Cass. ord. n. 29913/2021). Fonte: Farmadiritto, farmacisti, coadiutori e soci di società: il regime INPS.
ENPAF 2026: contributo intero di 5.430 euro; le riduzioni spettano solo in presenza di condizioni specifiche, come un rapporto di lavoro dipendente, e non ai titolari. Il contributo è deducibile dal reddito complessivo. Fonte: FiscoeTasse, contributi ENPAF, importi e scadenze.
Compenso figurativo: costo di mercato di un direttore, 61.787 euro l'anno per 1.840 ore lavorate, cioè 33,58 euro l'ora (lezione 6), stimato in 62.000 nella lezione 5. Rendimento del capitale: EBITDA normalizzato di 138.000 euro meno 15.000 di ammortamenti, sul valore normalizzato di 966.000 euro.
Costo orario di un collaboratore dipendente a prezzo di mercato: Farmacista33, 19 febbraio 2025, confronto fra i costi per la farmacia di farmacisti dipendenti e con partita IVA (elaborazione Studio Bacigalupo Lucidi). Collaboratore al minimo con 15 anni di anzianità: CCNL per i dipendenti da farmacia privata, livello Q3 oltre 12 anni con 7 scatti, costo calcolato con le ipotesi della lezione 6.
Trasparenza retributiva: D.Lgs. 7 maggio 2026, n. 96, in vigore dal 7 giugno 2026, che recepisce la Direttiva UE 2023/970. La retribuzione iniziale o la fascia va comunicata ai candidati nell'annuncio o comunque prima del colloquio; alcuni commenti leggono l'obbligo come riferito all'annuncio stesso. Fonti: Farmacista33, 8 giugno 2026; PMI.it, decreto trasparenza salariale, obblighi per le imprese.
Locazione dei muri: un imprenditore individuale non può concedere in locazione un immobile a se stesso, perché locatore e conduttore sarebbero la stessa persona. Nel caso del corso i muri sono di una società semplice del titolare e della moglie, che incassa il canone di mercato di 30.000 euro l'anno.
Il caso della famiglia del corso è illustrativo: EBITDA di 200.000 euro, ammortamenti di 15.000, nessun debito finanziario, investimenti dell'anno pari agli ammortamenti e capitale circolante invariato, prelievi per la famiglia di 7.000 euro al mese. Accantonamento al 4% annuo lordo per la stima dei 12 anni. Differenze di un euro nei totali sono dovute agli arrotondamenti.












