La pensione ENPAF di un titolare copre il sei per cento del suo reddito

Non è un difetto del sistema: è come è costruito. Il contributo è in cifra fissa, quindi più guadagni meno sei coperto. E questo cambia cosa devi fare con la farmacia.

LA FILOSOFIA D'INVESTIMENTO DELLA FARMACIA

Luca Petri, CFP® · FMVA®

9/14/20268 min read

IL DOPO · IL DENARO DOPO LA CESSIONE · SETTEMBRE 2026

Non è un difetto del sistema: è come è costruito. Il contributo è in cifra fissa, quindi più guadagni meno sei coperto. E questo cambia cosa devi fare con la farmacia.

Il numero, prima di tutto il resto

Un farmacista iscritto dopo il 2004, che abbia versato trent'anni di contributo intero e che raggiunga i requisiti, prende una pensione ENPAF di 516,46 euro lordi al mese per tredici mensilità. Cioè 6.714 euro lordi l'anno.

Non 6.714 al mese. All'anno.

Il contributo previdenziale intero per il 2026 è di 5.388 euro, che con le quote di assistenza e maternità porta il totale obbligatorio a 5.430 euro. È lo stesso identico importo per tutti: per il titolare che dichiara 110.000 euro e per il collaboratore che ne dichiara 30.000.

Da qui discende tutto il resto dell'articolo, compresa la ragione per cui la tua vera pensione non è l'ENPAF.

Il caso numerico è didattico. Le regole ENPAF cambiano con la posizione, l'anno di iscrizione e le riduzioni richieste: il tuo estratto conto contributivo è l'unico documento che fa fede, e si chiede all'Ente.

Il reagente limitante

Chi ha fatto stechiometria sa che in una reazione la resa non è decisa dal reagente che abbonda, ma da quello che finisce per primo. Puoi metterne quanto vuoi dell'altro: la reazione si ferma lì.

L'ENPAF funziona così. I due reagenti sono il tuo reddito e il tuo contributo, e il contributo è in cifra fissa. Quindi il reddito è in eccesso e non serve: la resa previdenziale è decisa dal contributo, che è uguale per tutti.

La conseguenza è controintuitiva e vale la pena dirla chiara. All'INPS chi guadagna di più versa di più e prende di più, e il tasso di sostituzione resta grosso modo costante. All'ENPAF chi guadagna di più versa uguale e prende uguale, quindi il tasso di sostituzione crolla al crescere del reddito.

Grafico 1. La stessa pensione di 6.714 euro l'anno, rapportata a redditi diversi. Il contributo versato è identico in tutti e quattro i casi.

Un collaboratore da 30.000 euro ha una copertura del 22%. Un titolare da 110.000 ha il 6,1%. Un titolare da 160.000 il 4,2%.

Detto in un altro modo: più la tua farmacia va bene, meno la tua cassa ti protegge. E nessuno te lo dice, perché il contributo lo paghi uguale e la comunicazione dell'Ente parla di importi, non di percentuali.

Quanto versi e quanto riprendi

Facciamo il conto più brutale, quello che nessuno pubblica.

Trent'anni di contributo previdenziale intero fanno 161.640 euro versati, a valori nominali. La pensione è 6.714 euro l'anno, dai 68 anni e 9 mesi.

Grafico 2. Quanto hai incassato in totale, al crescere dell'età. La linea tratteggiata è quanto avevi versato.

A 85 anni hai incassato 109.000 euro su 161.000 versati. Il pareggio nominale arriva a 92 anni e dieci mesi, senza attualizzare niente: cioè ignorando completamente il fatto che quei contributi li hai versati trent'anni prima.

Il rendimento interno dell'operazione, con un'aspettativa di vita realistica, è negativo dell'1,2% annuo.

E qui va detta la cosa che salva il conto

Il contributo è integralmente deducibile dal reddito imponibile IRPEF, per cassa. Per un titolare con aliquota marginale intorno al 45% fra IRPEF e addizionali, il costo vero di quei 5.388 euro non è 5.388: è circa 2.940.

Rifacendo il conto sul costo netto, il rendimento passa da meno 1,2% a più 1,3% annuo nominale.

Questa è la lettura onesta dell'ENPAF per un titolare: non è un investimento e non è una rapina. È una rendita vitalizia modesta, resa accettabile dallo sconto fiscale, e comunque obbligatoria, quindi non è una decisione che puoi prendere.

La decisione che invece puoi prendere: il contributo doppio

Questa sì che è una scelta, e me la chiedono spesso. Chi versa il contributo intero può optare per il doppio o il triplo, ottenendo coefficienti di pensione più alti. Nel 2026 il doppio costa 10.818 euro l'anno, il triplo 16.206.

Il secondo contributo non rende quanto il primo: rende il coefficiente intero maggiorato del 10%. Quindi raddoppiando la spesa la pensione non raddoppia, va a circa 2,1 volte.

In numeri: 5.388 euro l'anno in più producono circa 7.385 euro l'anno di pensione in più. Il pareggio nominale su quella quota aggiuntiva arriva a 91 anni, e il rendimento marginale nominale è meno 0,8% annuo.

Conviene il contributo doppio? Dipende da una cosa sola

Al lordo della deducibilità il rendimento marginale è negativo: meno 0,8% annuo. Nessuno lo farebbe.

Con un'aliquota marginale al 45,5%, cioè un titolare con un reddito importante con il 43% di IRPEF più le addizionali regionali e comunali il rendimento marginale sale a più 1,7% annuo nominale, con una rendita vitalizia rivalutata e reversibile. A quel punto è difendibile.

Con un'aliquota marginale al 23%, cioè un reddito basso, scende allo 0,3% e non ha senso.

Quindi il contributo doppio non è una scelta previdenziale: è una scelta fiscale. Conviene se la tua aliquota marginale è alta e se il tuo orizzonte di vita è lungo. Se la tua aliquota è bassa, quei soldi rendono di più quasi ovunque altrove.

Il buco, e quanto capitale serve per chiuderlo

Adesso mettiamo insieme le due cose, perché è questo il motivo per cui l'articolo sta in una serie sul denaro dopo la cessione.

Un titolare con 110.000 euro di reddito lordo, tolti i contributi e le imposte, ha intorno ai 64.800 euro netti l'anno. Un fabbisogno ragionevole in pensione, quando i figli sono a posto e il mutuo è chiuso, sta intorno al 75% di quel numero: 48.600 euro netti.

La pensione ENPAF, al netto delle imposte, ne porta circa 5.200.

Grafico 3. Il fabbisogno stimato, quello che copre la cassa, e la differenza che resta a carico tuo.

Restano 43.400 euro l'anno da coprire con il tuo patrimonio. Per venticinque anni di erogazione, con un rendimento reale del 2%, serve un capitale di circa 848.000 euro.

E qui si chiude il cerchio con gli altri due articoli di questa serie. Una cessione da 1.400.000 euro, dopo le imposte, il mutuo residuo e le competenze, lascia circa 809.000 euro netti. Cioè il 95% di quello che serve.

Non è un margine confortevole: è appena sufficiente, e solo se non succede niente. Ma dice la cosa più importante di tutte.

La tua pensione non è l'ENPAF. È la farmacia

Questa frase, scritta così, sembra una provocazione. È invece la descrizione tecnica di quello che abbiamo appena calcolato: il 94% del tuo tenore di vita da pensionato lo finanzia il tuo patrimonio, e il pezzo più grosso di quel patrimonio è l'azienda che hai costruito.

Da cui discendono tre conseguenze pratiche, e sono la ragione per cui questo pezzo non è un articolo di previdenza ma un articolo di gestione.

Uno. Il prezzo a cui vendi non è una questione di orgoglio

Ogni 100.000 euro in più o in meno sul prezzo spostano circa 5.000 euro l'anno di tenore di vita per venticinque anni. È il motivo per cui sapere se il prezzo che ti fanno è alto conta più di quanto sembri, e ne ho scritto in quanto rende davvero una farmacia.

Due. La farmacia deve poter girare senza di te, e non solo per venderla

Se la tua uscita dal lavoro coincide con il giorno in cui la farmacia smette di produrre, hai un unico punto di rottura. Un titolare che ha già un direttore a 60 anni può scegliere quando vendere. Uno che è indispensabile vende quando ce la fa più, che è sempre il momento sbagliato del mercato.

Tre. Il capitale va costruito prima, non dopo

Il patrimonio che chiude il buco non si costruisce in novanta giorni dopo la cessione: si accumula durante. Ogni anno in cui l'utile resta fermo sul conto invece di essere impiegato è un anno perso su un orizzonte che, a 45 anni, è ancora lungo. È il ragionamento di 300.000 euro fermi sul conto, visto dal lato della pensione.

Il numero da chiedere, e a chi

Una cosa concreta, che si fa in una settimana e che quasi nessuno ha fatto.

Chiedi all'ENPAF il tuo estratto conto contributivo. Ti dice quanti anni di contribuzione hai davvero, con quale misura, e se ci sono buchi da riscattare. Perché i requisiti per la pensione di vecchiaia sono tre e vanno soddisfatti tutti insieme: l'età, che oggi è di 68 anni e 9 mesi e si adegua alla speranza di vita, almeno trent'anni di iscrizione e contribuzione, e almeno vent'anni di esercizio effettivo della professione.

Chi ha versato contributi ridotti per qualche anno, chi si è iscritto tardi, chi ha avuto periodi di solidarietà, si ritrova con un conteggio diverso da quello che immagina. E il contributo di solidarietà, per essere chiari, non produce pensione: è un contributo, non un accantonamento.

Con quell'estratto in mano il conto di questo articolo lo rifai sui tuoi numeri in mezz'ora.

Domande e risposte

Ho anche contributi INPS da quando ero dipendente. Si sommano?

Non si sommano automaticamente. Esistono strumenti per valorizzare periodi in gestioni diverse, ricongiunzione, cumulo e totalizzazione, ma hanno regole, costi e convenienze molto diverse fra loro e non sono tutti applicabili a tutte le casse. È una delle poche cose su cui vale davvero la pena farsi fare un conteggio scritto, perché la differenza fra le opzioni può valere decine di migliaia di euro.

Posso riscattare la laurea?

Sì, fino a cinque anni, ma attenzione a cosa compri. Nel regolamento ENPAF il riscatto degli anni di università non aumenta l'anzianità contributiva, quindi non ti fa andare in pensione prima: produce solo supplementi economici che aumentano l'importo. È una cosa diversa da quello che fa il riscatto all'INPS, ed è l'equivoco più comune su questo tema.

Se vendo la farmacia a 62 anni e mi cancello dall'albo, cosa succede?

Che smetti di versare e la tua posizione si ferma dov'è. Se non hai i trent'anni di contribuzione e i vent'anni di esercizio, il diritto alla pensione di vecchiaia non matura, e i requisiti vanno soddisfatti tutti e tre insieme. Prima di decidere la data della cessione vale la pena sapere a che punto sei: è un caso in cui restare iscritti un altro paio d'anni può avere un valore, o non averne nessuno, e la differenza la vedi solo sull'estratto conto.

Perché la pensione è così bassa rispetto a quello che verso?

Perché il sistema è a prestazione definita e non a capitalizzazione: il regolamento stabilisce quanto vale ogni anno di contribuzione intera, e quel valore è quello. Non è che i tuoi contributi sono investiti male, è che il patto è scritto così. Il che significa anche che non serve arrabbiarsi: serve saperlo per tempo e costruire il resto.

Conviene versare il triplo invece del doppio?

La logica è la stessa del doppio, con un coefficiente ancora un po' più alto sulla terza quota. Vale lo stesso criterio: è una scelta fiscale prima che previdenziale, e ha senso solo con un'aliquota marginale alta e un orizzonte lungo. Aggiungo una cosa che vale per entrambi: stai concentrando altri soldi su un unico erogatore, dopo aver già concentrato il patrimonio sulla farmacia. Anche questo è un rischio, e va messo nel conto.

Mia moglie lavora in farmacia con me. Vale lo stesso discorso?

Se è farmacista iscritta all'albo, sì, con la sua posizione separata e il suo contributo. Il che vuol dire che in famiglia ci sono due pensioni ENPAF modeste e un unico patrimonio, e che il fabbisogno familiare va calcolato insieme e non due volte separatamente. È un caso frequente e quasi sempre viene guardato male, perché ognuno ragiona sulla propria busta.

Quanto devo mettere via ogni anno per arrivare a 848.000 euro?

Dipende da quanti anni ti restano, ed è proprio questo il punto. A 45 anni, con vent'anni davanti e un rendimento reale del 2%, servono circa 34.500 euro l'anno. A 55 anni, con dieci anni davanti, ne servono oltre 76.000. La cifra raddoppia se dimezzi il tempo, e questa è l'unica variabile su cui hai ancora pieno controllo oggi.

Se vuoi rifare questo conto sui tuoi numeri, con il tuo estratto conto ENPAF e il tuo fabbisogno vero invece del 75% preso come regola, ne parliamo: lucapetriconsulting.it. Lavoro solo a parcella, non prendo provvigioni da nessuno e non ho prodotti previdenziali da collocarti, il che in questo campo è una precisazione che vale la pena fare.


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