Chi possiede davvero le farmacie italiane: la mappa dei gruppi nel 2026

Un fondo infrastrutturale di Parigi, una holding di Praga, un grossista di Mannheim e un gruppo retail americano. Nessuno di loro ha fatto l'esame di stato, e nessuno di loro deve farlo.

LA FILOSOFIA D'INVESTIMENTO DELLA FARMACIA

Luca Petri, CFP® · FMVA®

9/8/202613 min read

IL NOME · CHI CONTROLLA IL SETTORE · SETTEMBRE 2026

Un fondo infrastrutturale di Parigi, una holding di Praga, un grossista di Mannheim e un gruppo retail americano. Nessuno di loro ha fatto l'esame di stato, e nessuno di loro deve farlo.

La domanda che nessuno si fa entrando in farmacia

Quando entri in una farmacia a Milano, a Bologna o a Roma, in una vetrina su cinque circa non stai entrando dal farmacista. Stai entrando in un punto vendita che appartiene a una società, che appartiene a un'altra società, che appartiene a un fondo che ha sede in un altro Paese e che quella farmacia non l'ha mai vista.

Non è un'accusa: è legale, è pubblico, ed è scritto nei bilanci. La legge 124 del 2017 ha aperto la proprietà delle farmacie alle società di capitali, e da allora è successo quello che succede sempre quando si apre un mercato regolamentato: sono arrivati quelli che il capitale ce l'hanno.

Questo articolo fa una cosa sola e la fa con nomi e cognomi: mette in fila chi possiede cosa, e poi spiega con un conto perché lo fanno. Perché la parte interessante non è la mappa. È il motivo.

E il motivo è un numero: 2,48 volte il capitale, sulla stessa identica farmacia.

La mappa, aggiornata a settembre 2026

Grafico 1. Le quattro insegne principali e chi le controlla. I numeri delle reti cambiano di mese in mese: qui sono quelli riportati dalla stampa a luglio 2026.

Lafarmacia., cioè Hippocrates Holding

È la rete più grande d'Italia: 629 farmacie, circa 3.200 dipendenti, ricavi che sfiorano il miliardo. Il controllo fa capo ad Antin Infrastructure Partners, fondo di private equity infrastrutturale francese, che ne detiene circa l'80%. Il restante 20% è dei due cofondatori e co-amministratori delegati, Davide Tavaniello e Rodolfo Guarino (ricostruzione dell'assetto).

Antin è entrato nel 2021, quando Hippocrates faceva circa 300 milioni di ricavi e valeva intorno ai 600 milioni. In cinque anni la società ha superato le 600 farmacie e si è avvicinata al miliardo di fatturato.

E adesso è in vendita.

Dr.Max, cioè Penta Investments

Gruppo ceco. In Italia ha superato quota 300 farmacie dopo aver rilevato Farmacie Italiane da F2i, operazione che porta in dote 44 farmacie, 4 parafarmacie e l'e-commerce Farmacia Loreto Gallo, con venti punti vendita solo a Roma (dettaglio dell'operazione). Il fatturato italiano atteso per il 2026 è intorno ai 550 milioni.

Fuori dall'Italia la scala è un'altra: nella seconda metà del 2026 Dr.Max ha annunciato di essere diventata la prima catena di farmacie europea per numero di punti vendita, con oltre 3.300 farmacie di proprietà e partecipazioni in altre 580, su sei mercati (il traguardo europeo).

Benu, cioè Phoenix Group

Gruppo tedesco con sede a Mannheim, nato come grossista del farmaco. È il caso più istruttivo di tutti, perché è integrazione verticale allo stato puro: chi distribuisce il farmaco compra anche il posto dove viene venduto. In Italia la rete Benu conta circa 220 farmacie di proprietà, che salgono oltre le 340 contando il franchising.

Boots, cioè Walgreens Boots Alliance

Gruppo americano, storicamente la catena di più lunga data in Italia sotto il marchio LloydsFarmacia e poi Admenta. È la rete che negli ultimi anni si è mossa meno delle altre, e proprio per questo è quella che vale la pena guardare quando il risiko si sarà fermato.

E POI CI SONO GLI ALTRI, CHE SONO PIÙ DI QUANTI PENSI

Farmagorà, catena del nord che a inizio 2026 aveva 55 farmacie di proprietà e punta a 65 entro fine anno.

Pharma Green Holding, che a fine 2025 ha superato le 70 farmacie e a gennaio si è aggiudicata all'asta la farmacia comunale di San Felice sul Panaro con un'offerta di poco inferiore ai 2 milioni.

Club Salute, che non compra ma affilia: oltre 70 farmacie indipendenti con quartier generale nel lecchese.

E poi le comunali, i consorzi, le reti a marchio come Apoteca Natura che raccoglie oltre 1.000 farmacie affiliate senza possederne nessuna.


Quanto pesano davvero, e perché i numeri ballano

Qui bisogna essere onesti su una cosa: non esiste un numero unico e concordato. Le stime cambiano a seconda di cosa si conta. Se si contano solo le farmacie di proprietà di gruppi di capitale, si sta in una forbice del 5-8% del totale. Se si contano anche le reti a guida centrale, cioè catene, gruppi comunali e network fortemente affiliati, si arriva a oltre il 21% del mercato in termini numerici, con una previsione del 27% entro il 2028 (stima di mercato).

La concentrazione dentro il segmento è altissima: secondo l'osservatorio sulle catene, le prime tre insegne per numero di esercizi mettono insieme il 73% delle farmacie di proprietà (fotografia del settore). E la distribuzione geografica è tutto tranne che uniforme: più di un terzo delle farmacie del capitale sta in Lombardia, seguita da Veneto ed Emilia-Romagna, mentre in Abruzzo, Umbria e nelle isole si contano sulle dita.

Il che porta a una conclusione pratica che vale più di qualunque percentuale nazionale. Se hai la farmacia a Cremona, la catena è il tuo concorrente. Se ce l'hai in un comune di 4.000 abitanti in Molise, la catena è un articolo che leggi sul telefono.

La polimerizzazione

Adesso la parte che spiega tutto il resto, e per farlo mi serve un concetto che chiunque abbia fatto chimica organica ricorda.

Un monomero è una molecola singola. Ha certe proprietà, in genere modeste: l'etilene è un gas, il cloruro di vinile è un gas. Poi succede che i monomeri si legano in catena, e nasce un polimero.

E qui c'è il fatto controintuitivo: il polimero non è la somma dei monomeri. È un'altra sostanza. Il polietilene non è etilene in quantità maggiore: è un solido resistente, elastico, isolante, con proprietà che nessuna singola molecola di etilene possedeva né poteva possedere.

Una farmacia è un monomero. Ha un bacino, un margine, una clientela, e un valore che si misura in multipli modesti dell'EBITDA.

629 farmacie legate insieme non sono 629 farmacie. Sono un polimero. E valgono di più non perché siano di più, ma perché sono un'altra sostanza: hanno potere negoziale sui fornitori, una marca privata, una piattaforma logistica, un'app, e soprattutto una cosa che nessuna farmacia singola avrà mai, cioè la possibilità di essere comprata da un fondo che non comprerebbe mai una farmacia.

Il conto che spiega perché comprano

Adesso i numeri, che sono la parte per cui vale la pena leggere questo articolo.

La cessione di Hippocrates viene valutata oltre 3 miliardi di enterprise value, inclusi circa 1,2 miliardi di debito contratto per finanziare la crescita. Le stime di mercato indicano per il 2025 un EBITDA tra 220 e 230 milioni, il che implica una valorizzazione intorno alle 13-14 volte il margine operativo lordo (i numeri dell'operazione). Gli advisor sono Mediobanca e Goldman Sachs, e fra gli interessati sono circolati i nomi di Pai Partners, KKR, EQT, Permira, CVC, TDR Capital e Partners Group. Anche Dr.Max starebbe seguendo il dossier.

Adesso confronta quel 13-14 volte con il multiplo che viene offerto a un titolare per la sua farmacia singola, che nelle operazioni ordinarie si colloca in un ordine di grandezza molto più basso, come ho ricostruito parlando dell'acquisto di una seconda farmacia.

La differenza fra i due multipli non è un'ingiustizia e non è un imbroglio. È esattamente il valore della polimerizzazione, ed è il motivo per cui esiste tutta questa industria.

Grafico 2. La stessa farmacia, seguita dal momento in cui viene comprata a quello in cui viene rivenduta dentro un pacchetto.

Guarda le quattro colonne. Una farmacia da 1.400.000 € di ricavi con un EBITDA del 15% fa 210.000 € di margine operativo. Comprata a 8 volte, costa 1.680.000 €.

Poi entra nel gruppo, e succedono due cose. La prima è che gli acquisti si centralizzano, e il margine sale: nel caso di Hippocrates, mille milioni di ricavi con 225 di EBITDA fanno un margine del 22,5%, contro il 15% tipico di una farmacia indipendente. La seconda è che quella farmacia non viene più valutata da sola: viene valutata dentro un pacchetto che si vende a 13,5 volte.

Stessa farmacia, stessa insegna verde, stessa via. Vale 4.158.000 € invece di 1.680.000.

2,48 volte il capitale. E non è successo niente al banco.

LE DUE LEVE, SEPARATE

Il solo effetto del multiplo, cioè comprare a 8 volte e rivendere dentro un pacchetto valutato 13,5 volte, vale già 1,69 volte il capitale. È puro arbitraggio di scala: non richiede di migliorare niente, richiede solo di essere in tanti.

L'effetto margine, cioè portare l'EBITDA dal 15% al 22% centralizzando gli acquisti, aggiunge il resto. E questo è lavoro vero, non arbitraggio: è la ragione per cui un gruppo può permettersi di pagare la tua farmacia più di quanto potrebbe pagarla un altro farmacista.

Le due leve si moltiplicano. Ed è per questo che il conto funziona anche pagandoti un prezzo che a te sembra buono.


Cosa significa per te, in tre situazioni diverse

Se stai pensando di vendere

La cosa da capire è che il compratore non sta valutando la tua farmacia. Sta valutando quanto la tua farmacia migliora il suo polimero.

Il che ha una conseguenza pratica: due farmacie identiche possono ricevere offerte molto diverse dallo stesso gruppo, a seconda di dove si trovano rispetto alla rete esistente. Una farmacia che completa una copertura urbana vale più di una farmacia isolata con lo stesso identico bilancio.

Quindi la domanda da fare in trattativa non è quanto vale la mia farmacia. È: quante ne avete già in questa provincia? Se la risposta è zero, sei una testa di ponte e vali di più. Se la risposta è dodici, sei un completamento e vali di meno.

Se non hai nessuna intenzione di vendere

Il consolidamento ti riguarda lo stesso, e non per la concorrenza sul banco. Ti riguarda perché cambia il tuo potere negoziale a monte. Un gruppo che compra per 750 milioni di euro l'anno tratta con i fornitori a condizioni che tu non vedrai mai, ed è la stessa dinamica che rende difficile far tornare i conti di un maxi ordine con l'extra sconto.

E ti riguarda anche politicamente. Il dibattito su soglie di concentrazione, antitrust ed emendamenti sulle catene è aperto e non è chiuso, e sposterà pezzi di regolamentazione che oggi ti proteggono.

Se stai comprando

Sei sullo stesso mercato dei fondi, ma con un costo del capitale più alto e senza il beneficio della polimerizzazione. Il che significa una cosa sola: non puoi vincere le aste sulle farmacie che interessano a loro, e devi cercare dove loro non guardano. Che è esattamente la ragione per cui, nell'analisi sulla seconda farmacia, il prezzo massimo sostenibile per un titolare è molto più basso di quello che il mercato esprime.

La cosa che nessuno dice ad alta voce

Fin qui ho descritto un meccanismo, e i meccanismi non sono buoni né cattivi. Ma c'è un punto che merita di essere detto, e lo dico come opinione dichiarata e non come analisi.

Per essere titolare di una farmacia in Italia servono cinque anni di università, un esame di stato, l'iscrizione all'albo e, se vuoi una sede, un concorso. Per possederne 629 basta un fondo lussemburghese e una linea di credito da 900 milioni.

Non sto dicendo che sia sbagliato: la 124 del 2017 ha portato capitale in un settore che ne aveva bisogno, e molte farmacie che oggi esistono sotto un'insegna sarebbero semplicemente chiuse. Sto dicendo che è una asimmetria, che è recente, e che quasi nessun titolare l'ha mai vista scritta in una riga sola.

La direzione, del resto, è nota. In Svezia, quando le farmacie furono privatizzate, i primi ad arrivare furono i fondi di private equity; poi, in un secondo tempo, subentrarono soggetti interessati a economie di scala e integrazioni verticali, cioè i distributori. In Italia i distributori sono già arrivati, e si chiamano Phoenix e Penta.

Il KPI, e stavolta si guarda fuori

Il numero da tenere d'occhio non è nel tuo bilancio: è nella tua provincia. Quante farmacie sotto insegna ci sono nel raggio in cui lavori, e quante ce n'erano tre anni fa.

Si conta camminando, oppure guardando i comunicati delle catene, che sono tutti pubblici e tutti annunciati con orgoglio. Se il numero è passato da zero a tre, la tua provincia è entrata nel radar e cambieranno due cose: quanto vale la tua farmacia se vendi, e quanto ti costerà competere se resti.

Il secondo numero, più difficile, è quanto della tua clientela è di passaggio e quanto è di relazione. Perché il polimero vince sul prezzo, sull'orario e sull'assortimento, e non vince sulla relazione. È l'unica cosa che non si centralizza.

In tre righe

La rete più grande d'Italia ha 629 farmacie, appartiene per l'80% a un fondo infrastrutturale francese, ed è in vendita per oltre 3 miliardi con Mediobanca e Goldman Sachs come advisor.

Comprano perché una farmacia dentro un pacchetto vale 2,48 volte quello che vale da sola: 1,69 volte per il solo salto di multiplo, il resto per il margine che si guadagna centralizzando gli acquisti.

E la domanda giusta da fare, se un giorno ti chiamano, non è quanto vale la mia farmacia. È quante ne avete già in questa provincia.

Domande e risposte

Ma è legale che un fondo possieda delle farmacie?

Sì, dal 2017. La legge annuale per il mercato e la concorrenza ha esteso la titolarità della farmacia anche alle società di capitali, ammettendo soci non farmacisti, e ha sostituito il vecchio limite delle quattro farmacie per società con un tetto del 20% degli esercizi esistenti nella regione. Restano fermi due presidi: la direzione di ogni farmacia deve essere affidata a un farmacista iscritto all'albo, e il tetto regionale esiste ed è verificabile. Il dibattito su come si calcola quel tetto, e su cosa si conti dentro, è tuttora aperto e vale la pena seguirlo.

Perché un fondo infrastrutturale compra farmacie?

Perché una farmacia, dal punto di vista di chi investe, assomiglia più a un'autostrada che a un negozio. Ha una barriera all'ingresso stabilita per legge, una domanda poco sensibile al ciclo economico, e una parte di ricavi che arriva da un pagatore pubblico. Sono le tre caratteristiche che un fondo infrastrutturale cerca. Non è un caso che Antin sia un fondo infrastrutturale e non un fondo di private equity generalista: ha comprato quello che considera un'infrastruttura sanitaria, non una catena di negozi.

Se mi fanno un'offerta, come faccio a sapere se è buona?

Il metodo è quello di sempre e non cambia perché dall'altra parte c'è un gruppo: si normalizza l'EBITDA, cioè si mette in conto il costo di un direttore che il venditore non pagava, si sottraggono gli investimenti differiti, e si ricalcola il multiplo vero. Ho fatto quel conto per esteso parlando dell'acquisto di una seconda farmacia, e vale identico letto dal lato del venditore. L'unica cosa che cambia è che con un gruppo hai un'informazione in più che puoi usare: sai che loro rivenderanno dentro un pacchetto, e sai a che multiplo. Non ti daranno mai quel multiplo, ma sapere che esiste cambia il tono della trattativa.

Le catene fanno prezzi più bassi? Devo abbassare i miei?

Meno di quanto si dice. Le rilevazioni di settore mostrano che le differenze di prezzo fra catene e indipendenti sono contenute, e che quello che cambia davvero non è il prezzo ma il numero di ingressi e l'entità dello scontrino: nelle catene entrano meno persone, che però spendono di più. Il che è un'informazione utile e controintuitiva, perché suggerisce che il vantaggio del gruppo non è il prezzo di vendita, è il prezzo di acquisto e la composizione del carrello. Rincorrerli sullo sconto è il modo più veloce per perdere su un terreno che non è nemmeno quello dove stanno vincendo.

Il consolidamento si fermerà?

Non nel breve, e i numeri lo dicono. Il segmento delle farmacie a guida centrale è stimato oltre il 21% oggi con una previsione del 27% entro il 2028, e le operazioni in corso vanno tutte nella stessa direzione. Quello che può cambiare la traiettoria non è il mercato ma la regolamentazione: il dibattito su soglie e concentrazione è aperto e un intervento normativo sposterebbe le carte. È esattamente il tipo di rischio di cui parlo quando dico che una parte del margine di una farmacia dipende da decisioni che non sono tue.

Conviene affiliarsi a un network invece di vendere?

È la terza strada e viene scelta da più farmacisti di quanti si pensi, ma va guardata con lo stesso metro di qualunque altra decisione. Un network ti dà condizioni di acquisto migliori e una marca, e in cambio ti chiede una quota, un vincolo di assortimento e una parte della tua autonomia. La domanda da fare è banale e quasi nessuno la fa: quanti punti di margine mi porta, misurati sui miei acquisti reali, e quanto mi costa in quota e in vincoli. Se il primo numero non è almeno il doppio del secondo, stai comprando appartenenza e non margine.

Come faccio a sapere se una farmacia del mio paese è di una catena?

Nella maggior parte dei casi si vede dall'insegna, perché i gruppi ribrandizzano. Nei casi in cui non si vede, l'informazione è comunque pubblica: la titolarità è di una società, e le società hanno una visura. Se ti interessa capire come si sta muovendo la tua provincia, però, il modo più semplice è leggere i comunicati delle catene, che annunciano ogni acquisizione con nome del comune e numero di esercizi. È informazione gratuita, aggiornata e in italiano, e quasi nessun titolare la segue.

Fonti

Cessione di Hippocrates Holding: 629 farmacie, circa 3.200 dipendenti, ricavi vicini al miliardo; controllo di Antin Infrastructure Partners per circa l'80%, con il restante 20% ai cofondatori e co-CEO Davide Tavaniello e Rodolfo Guarino; enterprise value stimato oltre 3 miliardi inclusi circa 1,2 miliardi di debito; EBITDA 2025 stimato fra 220 e 230 milioni, pari a circa 13-14 volte; advisor Mediobanca e Goldman Sachs; fase operativa della procedura a partire da settembre 2026 (quadro dell'operazione, multipli e soggetti interessati, tempistica).

Dr.Max: acquisizione di Farmacie Italiane da F2i e dal socio di minoranza Farmacrimi, con 44 farmacie, 4 parafarmacie e l'e-commerce Farmacia Loreto Gallo, che portano il gruppo oltre quota 300 punti vendita in Italia, con fatturato italiano atteso intorno ai 550 milioni per il 2026 (dettaglio); nella seconda metà del 2026 il gruppo dichiara oltre 3.300 farmacie di proprietà e partecipazioni in altre 580, diventando la prima catena europea per numero di punti vendita (comunicazione del gruppo).

Peso del segmento: le farmacie a guida centrale, che comprendono catene di proprietà, gruppi comunali e network fortemente affiliati, sono stimate oltre il 21% del mercato in termini numerici, con una previsione del 27% entro il 2028 (stima di mercato); le prime tre insegne per numero di esercizi rappresentano il 73% delle farmacie di proprietà (osservatorio sulle catene).

I numeri delle reti cambiano di mese in mese e le operazioni citate erano in corso al momento della pubblicazione: le cifre sono quelle riportate dalla stampa specializzata e finanziaria a luglio e agosto 2026 e vanno riverificate prima di usarle in una trattativa. Il caso didattico sull'arbitraggio del multiplo è costruito su ipotesi dichiarate nel grafico e non su una farmacia esistente. Quadro normativo vigente al 7 settembre 2026.

Questo pezzo apre una serie sui nomi propri del settore: chi controlla cosa, quanto guadagna davvero e con che numeri. Il prossimo confronta i bilanci dei tre gruppi principali. Se hai ricevuto un'offerta e vuoi che il conto lo rifacciamo sui tuoi numeri invece che sui loro, la strada è scrivermi. E se sei arrivato qui da un altro pezzo, quello da leggere subito dopo è l'analisi sull'acquisto di una seconda farmacia, perché è lo stesso mercato visto dal lato di chi compra una farmacia alla volta.

Luca Petri, CFP®, FMVA® · Oltre il Camice · Consulente finanziario indipendente fee only per farmacisti titolari · lucapetriconsulting.it

Contenuto informativo ed educativo. Non costituisce consulenza personalizzata, raccomandazione all'investimento, consulenza fiscale, consulenza legale né valutazione d'azienda, e non contiene giudizi sull'operato dei soggetti citati, tutti riportati sulla base di informazioni pubbliche e di stampa. I dati sulle reti sono in continua evoluzione e vanno riverificati alla fonte. L'autore non riceve né corrisponde compensi da catene, gruppi, fondi, banche d'affari o intermediari, e non ha rapporti professionali con nessuno dei soggetti citati.


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