Aprire la domenica conviene? Quanti scontrini all'ora servono per pareggiare
È l'unico investimento di questa collana che non costa un euro di capitale. Costa solo la cosa che in farmacia non si può comprare da nessuna parte: ore.
LA FILOSOFIA D'INVESTIMENTO DELLA FARMACIA
Luca Petri, CFP® · FMVA®
8/21/202616 min read


LA FARMACIA COME PORTAFOGLIO · EPISODIO 9 · ORE
È l'unico investimento di questa collana che non costa un euro di capitale. Costa solo la cosa che in farmacia non si può comprare da nessuna parte: ore.
Il caso di Marco, e la risposta in tre righe
Marco ha 38 anni e una farmacia in un quartiere residenziale di una città media. A luglio la farmacia a 900 metri ha iniziato ad aprire la domenica mattina, dalle 9 alle 13. Da allora Marco riceve una domanda a settimana, da collaboratori, clienti e dal commercialista: e noi?
La domanda vera non è se aprire. È quanto deve entrare in quelle 4 ore perché aprire non gli costi soldi. E quella cifra si calcola in due minuti.
La risposta, subito. Con un costo orario aziendale pieno di 22 € e la maggiorazione da straordinario festivo del 30% prevista dal contratto, 4 ore di domenica costano 134,40 € tra personale e costi di apertura. Con un margine di contribuzione medio di 5,50 € a scontrino, servono 24,4 scontrini per pareggiare: 6,1 all'ora, cioè uno ogni 10 minuti, per 4 ore consecutive, solo per non rimetterci.
Ma il numero che decide davvero è un altro, e non è la densità. È quanti di quei clienti sarebbero venuti comunque il lunedì. Basta che sia il 13% e il conto smette di tornare. Sopra il 40%, aprire la domenica costa più di quanto rende, anche con la farmacia piena.
E poi c'è la terza via, che è quella che nessuno considera e che nel caso di Marco vale 3.675 € l'anno: non allungare l'orario, ma spostarlo. Stesse ore totali, stesso personale, stesso contratto.
Il caso di Marco è didattico e non è una farmacia reale. Tutte le ipotesi sono dichiarate, così puoi rifare il conto sui tuoi numeri.
Perché è un investimento, anche se non compri niente
Un impiego di capitale entra in questa collana se c'è un capitale nel problema e se la conclusione torna al patrimonio del titolare, invece di esaurirsi dentro l'azienda.
Qui il capitale non esce dal conto corrente, e per un attimo sembra che l'episodio non ci stia. Ci sta, e ci sta dalla porta più importante, perché in questa collana ragiono su 4 vincoli: la cassa, le ore, i metri quadri e il rischio. La cassa la puoi prendere a prestito. I metri quadri, con abbastanza soldi, li puoi comprare. Le ore no.
Le ore sono l'unica risorsa che in farmacia non si acquista: si può solo assumere qualcuno che ne porti altre, e quel conto l'ho già fatto in un altro episodio. Finché la squadra è quella, ogni ora che sposti su una cosa la stai togliendo a un'altra. Ed è per questo che questo episodio è, in un certo senso, il più importante della serie: è quello dove il test dell'euro marginale diventa il test dell'ora marginale.
La saturazione
In biochimica c'è un comportamento che chiunque abbia fatto un'esperienza di cinetica enzimatica ha visto con i propri occhi. La velocità di una reazione catalizzata da un enzima non dipende solo da quanto enzima metti: dipende da quanto substrato c'è intorno.
A concentrazione alta di substrato l'enzima è saturo: sta lavorando al massimo, e aggiungere altro substrato non aumenta più niente. A concentrazione bassa succede il contrario: l'enzima c'è, è perfettamente funzionante, ma per la maggior parte del tempo non ha niente da trasformare. Sta fermo.
Una farmacia funziona esattamente così, e chiunque ci abbia lavorato lo sa senza bisogno della metafora. Alle 9 di un lunedì mattina sei saturo: la coda si forma, il tempo per cliente si accorcia, e non puoi servire più velocemente di così. Alle 15 di un martedì di gennaio sei l'enzima senza substrato.
Da qui viene l'errore che questo articolo prova a smontare. Allungare l'orario significa aggiungere enzima dove il substrato è più diluito, cioè nelle ore in cui la domanda è più rada. È la fascia in cui ogni ora costa uguale e rende meno.
E da qui viene anche la soluzione, che arriva alla fine: se il problema è la concentrazione del substrato, la mossa non è aggiungere ore. È spostarle dove il substrato è concentrato.
Cosa puoi fare, secondo la norma
Il punto di partenza è l'articolo 11 comma 8 del decreto legge 1 del 2012, il cosiddetto Cresci Italia: i turni e gli orari di farmacia stabiliti dalle autorità competenti non impediscono l'apertura della farmacia in orari diversi da quelli obbligatori (testo in Gazzetta Ufficiale). La Corte Costituzionale, con la sentenza 299 del 19 dicembre 2012, ha respinto le questioni di legittimità sollevate sulla liberalizzazione degli orari (ricostruzione).
Il quadro è stato poi rafforzato dall'articolo 1 comma 165 della legge 124 del 2017 sulla concorrenza, che dice due cose molto chiare. La prima: gli orari e i turni stabiliti dalle autorità competenti costituiscono il livello minimo di servizio che ciascuna farmacia deve assicurare. La seconda: è facoltà del titolare o del gestore prestare servizio in orari e periodi aggiuntivi rispetto a quelli obbligatori, previa comunicazione all'autorità sanitaria competente e all'ordine provinciale dei farmacisti, informandone la clientela con cartelli affissi all'esterno dell'esercizio (sintesi normativa).
Tradotto: i provvedimenti su orari e turni sono vincolanti nella parte in cui ti obbligano ad aprire, non in quella in cui ti imporrebbero di restare chiuso. Puoi aprire di più. Non puoi aprire di meno.
Restano poi le leggi regionali, che aggiungono condizioni proprie e talvolta contropartite. La Liguria, per esempio, ha stabilito che chi prolunga l'apertura oltre le 21 debba poi garantire il servizio fino alle 8 del mattino seguente. Prima di programmare qualsiasi cosa, la regola è sempre la stessa: la delibera che conta è quella della tua regione.
LA PRIMA COSA DA VERIFICARE, E NON È ECONOMICA
Aprire in orari aggiuntivi non è un atto libero e silenzioso: richiede la comunicazione preventiva all'autorità sanitaria competente e all'ordine provinciale, e l'informazione alla clientela con cartelli esterni.
E soprattutto va incrociato con la tua legge regionale, che può legare l'apertura serale a obblighi ulteriori.
Questo articolo ti dice quanto vale la decisione. Se puoi prenderla, e a quali condizioni, te lo dicono la tua regione e la tua associazione di categoria.
Le ipotesi, una per una
I NUMERI CHE HO USATO, TUTTI DICHIARATI
Costo orario aziendale pieno del farmacista: 22 €, contributi e accessori inclusi. È lo stesso valore che uso in tutta la collana, così i conti restano confrontabili fra episodi.
Costi di apertura diversi dal personale: 5 € l'ora, cioè energia, riscaldamento o condizionamento, pulizie, allarme. Sono costi che esistono solo perché la saracinesca è alzata.
Scontrino medio: 23 € lordo IVA. Margine di contribuzione medio per scontrino: 5,50 €, su un paniere misto di ricetta e libera vendita. Il tuo dato vero è nel gestionale, e va usato quello.
Apertura valutata: 4 ore la domenica mattina, 48 domeniche l'anno. Un solo farmacista in servizio.
Maggiorazioni CCNL delle farmacie private: 13% per il lavoro domenicale con riposo compensativo, 20% per lo straordinario diurno, 30% per lo straordinario festivo, 40% per lo straordinario notturno tra le 22 e le 6, 20% per il servizio notturno a battenti aperti nelle prime 8 ore, 16% a battenti chiusi con presenza in farmacia. Non sono cumulabili fra loro.
Una sola avvertenza su questi numeri, ed è la più importante dell'articolo. Il costo orario di 22 € è il costo medio aziendale. Se la domenica la copri tu, titolare, il costo in busta paga è zero e per un attimo sembra che il problema non esista. Non è così: quelle 4 ore sono 4 ore in cui non stai facendo nient'altro, e a quel punto il costo giusto da mettere nel conto non è quello di un dipendente, è il valore di quello che avresti fatto tu in quel tempo. Che in genere è più alto, non più basso.
Quanto costano davvero 4 ore
Grafico 1. A sinistra il costo pieno di 4 ore di apertura aggiuntiva secondo il tipo di maggiorazione applicata. A destra la densità di scontrini all'ora necessaria semplicemente per non perderci.
La forbice tra il trattamento più leggero e quello più pesante è di 23,76 € su 4 ore. Non è enorme, ed è proprio questo il punto interessante: la maggiorazione contrattuale non è la variabile che decide. Sposta il pareggio da 5,4 a 6,5 scontrini all'ora, cioè poco più di un cliente ogni ora.
Quello che decide è il denominatore, cioè quanta gente entra davvero. E, ancora di più, quanta di quella gente non sarebbe entrata comunque in un altro momento.
La differenza che quasi nessuno mette nel conto
Tra riposo compensativo e straordinario festivo non cambia solo una percentuale, cambia la natura dell'operazione, e vale la pena fermarcisi.
Con il riposo compensativo le 4 ore della domenica non si aggiungono alle ore della settimana: le sostituiscono. Quel farmacista recupererà 4 ore in un giorno feriale, quindi in farmacia ci sarà un buco da qualche altra parte. Se quel buco cade in una fascia morta, hai fatto un affare. Se cade il lunedì mattina, hai semplicemente spostato il problema e ti sei pagato il 13% per farlo.
Con lo straordinario festivo le ore sono davvero aggiuntive, e infatti costano il 30%. Non ci sono buchi da coprire, ma il contratto pone dei limiti a quanto straordinario puoi chiedere, e c'è un limite pratico ancora prima di quello contrattuale: le persone.
Esiste poi una terza strada, che il contratto prevede e che quasi nessuno usa: i regimi di flessibilità, che consentono di superare l'orario contrattuale fino a 46 ore settimanali per un massimo di 16 settimane l'anno, senza maggiorazioni. È lo strumento giusto per le aperture stagionali, ed è esattamente il caso di una farmacia in località turistica.
Il numero che decide tutto
Adesso la parte che cambia il verdetto, ed è la stessa domanda che rende ingannevole il fatturato di un canale online: quella vendita sarebbe avvenuta comunque?
Un cliente che entra la domenica mattina per comprare quello che avrebbe comprato il lunedì non ti porta un euro di margine in più. Sposta soltanto il giorno in cui te lo porta. E in farmacia questo effetto è molto più forte che altrove, perché il tuo cliente è territorialmente fedele per struttura: se non entra oggi, entra domani, e quasi sempre entra da te. È lo stesso meccanismo che ho analizzato parlando di commercio elettronico, con una differenza che qui peggiora le cose: online almeno conquisti un cliente fuori dal tuo bacino, la domenica quasi sempre no.
Grafico 2. La curva sale in fretta perché il costo resta fisso mentre il margine incrementale si assottiglia. Il punto bianco è dove la realtà incrocia il conto.
Con una densità realistica di 7 scontrini all'ora, che per una domenica mattina in un quartiere residenziale è già una buona domenica, il conto regge solo se meno del 13% dei clienti sono persone che sarebbero venute comunque.
Il 13% è una soglia bassissima. Nella mia esperienza la quota vera sta molto più in alto, tra il 40% e il 60%, e sale ancora nelle zone dove la concorrenza è chiusa e quindi il cliente non ha alternative: proprio nel caso in cui la domenica sembra più conveniente, la quota di clienti spostati è massima, perché stai servendo il tuo bacino di sempre in un giorno diverso.
Il che porta a una conclusione controintuitiva ma solida: la domenica conviene quando porta clienti che non sono tuoi. Cioè quando li togli a qualcun altro, o quando sono di passaggio.
Il conto annuo, e la terza via
Grafico 3. Le stesse 4 ore, gestite in tre modi diversi. La differenza tra la colonna centrale e quella di destra è di 6.430 € l'anno, e non dipende da quante ore lavora la squadra.
Allungando l'orario e ipotizzando 7 scontrini all'ora, tutti clienti nuovi, il risultato è 941 € l'anno. Poco più di 19 € a domenica: il margine di errore di questo conto è più grande del suo risultato.
Con metà dei clienti che sarebbero venuti comunque, il risultato diventa meno 2.755 € l'anno. E questa, secondo me, è la situazione in cui si trova la maggior parte delle farmacie che hanno aperto la domenica per non restare indietro.
La terza via: spostare invece di aggiungere
Nel caso di Marco il martedì pomeriggio fa circa 3 scontrini all'ora. È la classica fascia morta: il personale c'è, i costi corrono, la porta si apre ogni venti minuti.
Chiudere 4 ore il martedì pomeriggio e aprirne 4 la domenica mattina significa spostare le stesse ore da una densità di 3 a una densità di 7. Le ore totali non cambiano, la squadra non cambia, non serve nessuno straordinario e resta solo la maggiorazione del 13% con riposo compensativo, che sulle 4 ore vale 11,44 €.
Il risultato è 3.675 € l'anno. Quasi 4 volte lo scenario migliore dell'allungamento, e circa 6.400 € meglio di quello realistico.
PERCHÉ QUASI NESSUNO LO FA, E COSA GUARDARE PRIMA
La resistenza non è economica, è di abitudine: chiudere in una fascia in cui si è sempre stati aperti sembra una ritirata, mentre aprire la domenica sembra un'espansione. Il conto dice l'esatto contrario.
Prima di farlo servono due verifiche. La prima è la tua legge regionale e il calendario dei turni: la chiusura infrasettimanale deve restare compatibile con gli obblighi di servizio minimo, che non sono negoziabili.
La seconda è la densità reale delle tue fasce, che non va stimata a memoria. Il gestionale ce l'ha: numero di scontrini per fascia oraria, per giorno della settimana, su almeno tre mesi. È il dato più sottoutilizzato che esista in farmacia.
E poi va comunicato bene: un cliente che trova chiuso senza saperlo è un cliente perso due volte.
La variabile che sta per muoversi
C'è un elemento di tempismo che rende questa decisione diversa da quella che sarebbe stata due anni fa. Il contratto nazionale delle farmacie private è in fase di rinnovo, la trattativa è aperta e su alcuni punti in stallo, e le proposte formulate da Federfarma vanno tutte nella stessa direzione (riepilogo delle proposte).
Sul tavolo ci sono un aumento di 220 € al mese per i farmacisti dipendenti di primo livello e di 150 € per il personale non farmacista, l'indennità di reperibilità dal 10% al 15%, la maggiorazione per il lavoro supplementare dal 25% al 35%, e l'identificazione puntuale del lavoro notturno a partire dall'orario di chiusura serale previsto dalla legge regionale o comunque dalle 20.
Quest'ultimo punto è quello che pesa di più su questo articolo, perché ridefinisce quale ora è notturna e quindi quale ora costa il 40% invece del 20%.
Un aumento di 220 € lordi al mese vale circa 308 € di costo azienda, che su 173 ore mensili fanno 1,78 € l'ora in più: il costo orario passa da 22,00 a 23,78 €, cioè l'8,1% in più. La soglia di pareggio della domenica sale da 6,1 a 6,5 scontrini all'ora.
Non è una catastrofe, ed è giusto che i salari salgano. Ma è una cosa da sapere prima di prendere un impegno di orario che poi è difficile ritirare: stai decidendo su un costo che si sta muovendo verso l'alto.
Contro cosa si confronta
Il test dell'euro marginale qui diventa il test dell'ora marginale, e le alternative sono tutte interne. Le stesse 4 ore possono andare alla domenica mattina, oppure a una fascia infrasettimanale più densa, oppure all'autoanalisi, che nell'episodio precedente rendeva 34 € l'ora, oppure alla telemedicina convenzionata, dove però il volume lo decide un budget regionale.
Il confronto è impietoso e va detto chiaramente. Un'ora di apertura domenicale allungata rende, nello scenario ottimistico, poco meno di 5 € l'ora. Un'ora spostata da una fascia morta a una densa ne rende circa 19. Un'ora di autoanalisi ben organizzata ne rende 34. Sono la stessa ora della stessa persona.
E c'è una differenza qualitativa che nessun numero cattura. Gli altri impieghi di ore si possono correggere in silenzio. Un orario no: una volta comunicato all'autorità sanitaria, esposto sul cartello e imparato dai clienti, tornare indietro ha un costo di immagine che nel conto non compare mai. Le decisioni di orario sono le più facili da prendere e le più difficili da disfare.
Il KPI di verifica
Uno solo, e ce l'hai già nel gestionale: gli scontrini per ora nella fascia che stai valutando, misurati su almeno tre mesi. La soglia la conosci, perché è quella dei grafici qui sopra: sotto i 6 all'ora stai perdendo soldi anche senza contare i clienti spostati.
Il secondo numero, più difficile ma più utile, è la variazione degli scontrini nelle fasce vicine. Se apri la domenica e il lunedì mattina cala, non hai creato domanda: l'hai spostata, e hai pagato il 30% per farlo. Se il lunedì non cala, la domanda era davvero incrementale. È una verifica che si fa confrontando due trimestri e non richiede niente che tu non abbia già.
In tre righe
Aprire 4 ore la domenica costa 134,40 € e richiede 6,1 scontrini all'ora solo per pareggiare, ma la maggiorazione contrattuale non è la variabile che decide.
Quella che decide è la quota di clienti che sarebbero venuti comunque: basta il 13% e il conto salta, e nella realtà quella quota sta molto più in alto.
La mossa che rende non è allungare l'orario ma spostarlo: le stesse ore, dalla fascia morta del martedì alla domenica mattina, valgono 3.675 € l'anno invece di meno 2.755.
Domande e risposte
Posso davvero aprire la domenica se non sono di turno?
Sì. Gli orari e i turni stabiliti dalle autorità competenti costituiscono il livello minimo di servizio, non il massimo, ed è facoltà del titolare prestare servizio in orari e periodi aggiuntivi. Servono però la comunicazione preventiva all'autorità sanitaria competente e all'ordine provinciale dei farmacisti, e l'informazione alla clientela con cartelli affissi all'esterno. È un adempimento leggero, ma non è facoltativo. E resta da incrociare con la legge della tua regione, che può aggiungere condizioni: in Liguria, per fare un esempio noto, chi prolunga oltre le 21 deve poi garantire il servizio fino alle 8 del mattino.
Se apro la domenica devo per forza pagare lo straordinario?
No, dipende da come organizzi il turno, e la differenza non è solo di costo. Con il riposo compensativo il contratto prevede una maggiorazione del 13% sulla quota oraria per ogni ora prestata, nel limite di 8, e il lavoratore recupera in un giorno feriale: le ore non sono aggiuntive, sono spostate. Con lo straordinario festivo la maggiorazione è del 30% e le ore sono davvero in più. La prima soluzione costa meno ma ti lascia un buco da coprire altrove; la seconda costa di più ma non sposta niente. La scelta corretta dipende da dove cade il buco, e va fatta con il consulente del lavoro guardando il calendario, non il listino.
E la notte? Il turno notturno rende?
Il turno notturno obbligatorio non è una scelta economica, è un obbligo di servizio, e va trattato come tale. Quello che è una scelta è il prolungamento serale volontario. Lì il contratto prevede due regimi diversi: a battenti aperti la maggiorazione è del 20% sulla quota oraria per le prime 8 ore, a battenti chiusi con presenza in farmacia e obbligo di rispondere a ogni chiamata è del 16%. Lo straordinario notturno non a turni, tra le 22 e le 6, sta al 40%. Il punto economico però è sempre lo stesso: di notte la densità di scontrini crolla molto più di quanto scenda il costo, e il margine per cliente non aumenta. Quando la notte conviene, conviene per ragioni di posizionamento e di servizio pubblico, non perché il conto torni.
Il mio concorrente ha aperto la domenica: se non lo seguo perdo clienti?
Qualcuno, sì. La domanda giusta è quanti e quanto valgono. Il modo per stimarlo senza indovinare è confrontare i tuoi scontrini del lunedì e del sabato nei tre mesi prima e nei tre mesi dopo l'apertura del concorrente. Se non è successo niente di misurabile, la minaccia era teorica. Se il calo c'è, adesso hai un numero da mettere accanto ai 134,40 € di costo, e la decisione smette di essere una reazione emotiva. Reagire senza misurare è il modo più veloce di trasformare il problema di un altro in un costo tuo.
Se la domenica la copro io che sono il titolare, il costo è zero?
No, e questo è l'errore più diffuso dell'intero articolo. In busta paga non esce niente, quindi il costo sembra sparire. Ma quelle 4 ore sono 4 ore in cui non stai facendo altro, e il valore di quello che un titolare fa fuori dal banco, cioè trattare con i fornitori, sistemare il magazzino, guardare i numeri, seguire la famiglia, è quasi sempre più alto di 22 € l'ora. Se metti zero in quella riga, il conto ti dirà sempre di sì. E ti dirà di sì fino a quando non sarai stanco, che di solito è il momento in cui le decisioni peggiori sembrano ragionevoli.
Come faccio a sapere la densità reale delle mie fasce orarie?
Ce l'hai già. Ogni gestionale di farmacia estrae il numero di scontrini per fascia oraria e per giorno della settimana. Chiedi tre mesi di dati, mettili in una tabella a doppia entrata con i giorni sulle righe e le ore sulle colonne, e guarda dove stanno i buchi. È il dato più sottoutilizzato che esista in farmacia: quasi tutti sanno quanto hanno fatturato ieri, quasi nessuno sa in quali ore lo ha fatturato. E senza quella tabella qualunque decisione sugli orari è un'opinione.
Conviene di più aprire la domenica o assumere una persona in più?
Sono due domande diverse che si somigliano soltanto. L'apertura domenicale non aggiunge capacità: prende le ore che hai e le sposta in una fascia meno densa. Un'assunzione aggiunge capacità, ma ha una soglia di rientro molto più alta e un vincolo di durata che l'orario non ha. La regola pratica che uso è questa: prima si guarda se le ore che hai già stanno nelle fasce giuste, perché quella è la mossa a costo zero, e solo dopo si valuta di comprarne altre. Riallocare viene sempre prima di assumere.
Fonti
Decreto legge 24 gennaio 2012 n. 1, convertito dalla legge 27 del 2012, articolo 11 comma 8: i turni e gli orari di farmacia stabiliti dalle autorità competenti non impediscono l'apertura in orari diversi da quelli obbligatori (testo in Gazzetta Ufficiale). Corte Costituzionale, sentenza n. 299 del 19 dicembre 2012, sulla legittimità della liberalizzazione degli orari (ricostruzione).
Legge 4 agosto 2017 n. 124, articolo 1 comma 165: gli orari e i turni stabiliti dalle autorità competenti costituiscono il livello minimo di servizio; facoltà di prestare servizio in orari e periodi aggiuntivi previa comunicazione all'autorità sanitaria competente e all'ordine provinciale dei farmacisti, con informazione alla clientela mediante cartelli esterni (sintesi normativa e ruolo di ASL, Comuni e ordini).
CCNL delle farmacie private: maggiorazione del 13% con riposo compensativo per il servizio domenicale prestato per turno, nel limite di 8 ore; straordinario diurno 20%, festivo 30%, notturno non a turni tra le 22 e le 6 al 40%, non cumulabili; servizio notturno a battenti aperti 20% per le prime 8 ore, a battenti chiusi con presenza e obbligo di risposta 16%; regimi di flessibilità fino a 46 ore settimanali per un massimo di 16 settimane l'anno senza maggiorazioni (riepilogo delle clausole).
Trattativa di rinnovo del CCNL delle farmacie private, proposte Federfarma di febbraio 2026: aumento di 220 € mensili per i farmacisti di primo livello e di 150 € per il personale non farmacista, indennità di reperibilità dal 10% al 15%, maggiorazione per lavoro supplementare dal 25% al 35%, identificazione del lavoro notturno dall'orario di chiusura serale regionale o comunque dalle 20 (riepilogo). Al 16 agosto 2026 il rinnovo non risulta concluso: le cifre citate sono proposte in trattativa e non norme vigenti.
Costo orario, costi di apertura, scontrino medio, margine di contribuzione e densità di scontrini per fascia oraria sono ipotesi didattiche dichiarate nei riquadri e non rilevazioni di mercato. Le condizioni di apertura variano per regione e vanno verificate presso la propria. Quadro normativo vigente al 16 agosto 2026.
Prossimo episodio della collana: il magazzino visto come portafoglio, cioè quanto capitale hai fermo sugli scaffali e cosa renderebbe altrove. Se vuoi rifare questo conto sulle tue fasce orarie reali, la strada è scrivermi. Se sei arrivato qui da un altro pezzo, quello da leggere subito dopo è l'episodio sull'autoanalisi, perché è l'unico impiego di ore di tutta la serie che rende più di quello che costa senza che tu debba comprare niente.
Luca Petri, CFP®, FMVA® · Oltre il Camice · Consulente finanziario indipendente fee only per farmacisti titolari · lucapetriconsulting.it
Contenuto informativo ed educativo. Non costituisce consulenza personalizzata, raccomandazione all'investimento, consulenza fiscale, consulenza del lavoro né assistenza in materia di adempimenti autorizzativi. Le clausole contrattuali citate vanno verificate nel testo vigente del CCNL e applicate con il proprio consulente del lavoro; le condizioni di orario e turno vanno verificate presso la propria regione e il proprio ordine provinciale. I dati numerici sono didattici, costruiti su ipotesi dichiarate e non riferiti a una farmacia esistente. L'autore non riceve né corrisponde compensi da fornitori, associazioni o intermediari.







