Vendere la farmacia o lasciarla ai figli, quando vendere è la scelta generosa?
Passare la farmacia a un figlio costa meno in imposte, finché la tiene. Venderla costa di più subito, ma divide l'imposta in 3 e non lascia debiti fra fratelli. A volte è l'unica strada che non fa male a nessuno.
LA FILOSOFIA D'INVESTIMENTO DELLA FARMACIA
Luca Petri CFP® · FMVA® · FPWMP®
10/28/202613 min read


IL PASSAGGIO GENERAZIONALE IN FARMACIA · LEZIONE 30 DI 36
Vendere la farmacia o lasciarla ai figli, quando vendere è la scelta generosa?
Passare la farmacia a un figlio costa meno in imposte, finché la tiene. Venderla costa di più subito, ma divide l'imposta in 3 e non lascia debiti fra fratelli. A volte è l'unica strada che non fa male a nessuno.
Luca Petri
CFP® · FMVA® · FPWMP® · Consulente Finanziario Autonomo · OCF n. 637312 · 13 min di lettura
Vendere la farmacia o lasciarla ai figli. Detta così, sembra una domanda con una risposta sola. La farmacia si lascia ai figli, e basta.
Poi arriva la domanda vera, quella che resta sempre in fondo all'ordine del giorno. Cosa succede se nessuno dei figli la vuole, o se chi la vorrebbe non può prenderla?
Oggi mettiamo le 2 strade una accanto all'altra, con i numeri della famiglia del corso. Il prezzo di un compratore esterno e il valore in famiglia, le imposte di chi vende e di chi passa, e soprattutto chi paga il conto.
Spoiler. Passare costa meno, finché il figlio tiene la farmacia. Ma ci sono casi, pochi e riconoscibili, in cui vendere e dividere i contanti è l'unica soluzione che non fa male a nessuno.
PERCHÉ HO SCRITTO QUESTO
In un corso sul passaggio generazionale la vendita sembra il finale sbagliato. Come se una famiglia che vende avesse perso la partita.
Non è così. A volte la scelta più generosa verso i figli è lasciare loro una scelta, invece di una farmacia. E per farla bene servono i conti, non i sensi di colpa.
La compressa senza linea di frattura
Alcune compresse hanno la linea di frattura, e si dividono a metà senza problemi. Altre no. Una compressa gastroresistente tagliata in 3 dà 3 pezzi e nessuna terapia.
La farmacia è una compressa senza linea di frattura. Non si divide fra 3 figli, si dà intera a uno. Gli altri 2 ricevono il resto del patrimonio, o un conguaglio, come nelle lezioni 25 e 26.
Ma se nessuno può prenderla intera, resta dividerla. Scioglierla. Come una compressa effervescente, che nel bicchiere diventa qualcosa che si versa in parti uguali.
Vendere è questo. La farmacia diventa contanti, e i contanti si dividono al centesimo. Le bollicine che salgono dal bicchiere sono l'imposta. Oggi le contiamo.
CASO · ESEMPIO ILLUSTRATIVO
●La famiglia del corso. Padre vedovo di 66 anni, 3 figli, farmacia in ditta individuale da più di 5 anni
●Farmacia €966.000, che tolto il TFR dei collaboratori vale €876.722. Muri €420.000, casa €350.000, liquidità €200.000
●Il padre guadagna €185.000 l'anno e versa €5.430 di ENPAF (lezione 8). Magazzino e arredi valgono €200.000 nei conti
●Strada A, passare. Il primo prende la farmacia, il secondo la casa, il terzo i muri, con il conto completo delle lezioni 25 e 29
●Strada B, vendere. Il padre vende la farmacia a un compratore esterno, e alla successione i figli dividono contanti, muri e casa
●Norme in vigore nel 2026, valori in euro di oggi
Vendere o passare, in 5 voci
01 Il prezzo, fuori e dentro la famiglia
Un compratore esterno paga la farmacia 966.000 euro. Con la farmacia passano a lui anche i contratti dei collaboratori, e il TFR maturato, 89.278 euro, lo pagherà lui (art. 2112 del codice civile).
Al padre arrivano 876.722 euro (prima delle tasse). È lo stesso valore che la farmacia ha nella divisione di famiglia della lezione 25. Il mercato e la famiglia, per una volta, sono d'accordo.
C'è un dettaglio, però. Una farmacia vale 966.000 euro il giorno in cui un compratore firma, non il giorno in cui qualcuno lo dice a cena. Se un'offerta è già arrivata, l'articolo sul prezzo della farmacia spiega come leggerla.
In famiglia, invece, nessuno paga niente. Il primo riceve la farmacia, e il valore resta dentro, con una sorpresa che vedremo alla voce 03.
02 Le imposte di chi vende
Non tutto quello che il padre incassa è guadagno. Per il fisco il guadagno è la plusvalenza, cioè il prezzo meno il valore dei beni nei conti del padre.
Nel caso magazzino e arredi valgono 200.000 euro, e la plusvalenza è di 766.000 euro. Quasi tutta avviamento.
L'avviamento ha un talento raro. Per il fisco vale zero per tutta la vita della farmacia, e diventa vero il giorno esatto in cui qualcuno lo paga.
Se il titolare ha la farmacia da più di 5 anni, la plusvalenza si tassa a parte, con la tassazione separata (art. 17 del TUIR). E il fisco fa una cosa rara, la media.
Prende il reddito dei 2 anni prima della vendita, lo divide per 2 e applica l'aliquota media di quell'anno medio (art. 21 del TUIR). Come il professore buono, che guarda la media e non l'ultimo compito.
Nel caso il padre ha un reddito di 179.570 euro l'anno, tolto l'ENPAF. L'IRPEF su quel reddito è di 69.415 euro, un'aliquota media del 38,66%. E sulla tassazione separata le addizionali non si pagano.
€296.107
L'IRPEF SULLA PLUSVALENZA DI 766.000 EURO, CON LA TASSAZIONE SEPARATA
Con la tassazione ordinaria la plusvalenza si sommerebbe al reddito dell'anno, tutta al 43% più le addizionali. Nel caso, 348.530 euro. Il commercialista le confronta e sceglie la più leggera.
Poi c'è il calendario. Prima si versa un acconto del 20% della plusvalenza, 153.200 euro. Il resto, 142.907 euro, arriva più avanti, con una comunicazione dell'Agenzia delle Entrate.
E siccome l'aliquota media dipende dal reddito dei 2 anni prima, le imposte della cessione si decidono in anticipo. Ne abbiamo parlato nell'articolo sulle imposte della cessione.
Alla fine, dei 966.000 euro del prezzo, al padre restano 580.615 euro di contanti.
Grafico 1. La farmacia del caso venduta a un compratore esterno, dal prezzo ai contanti. Tassazione separata, aliquota media del 38,66%.
03 Le imposte di chi passa
Nella lezione 29 abbiamo messo in fila le imposte del passaggio, per la stessa famiglia. Ipotecaria e catastale sugli immobili, la divisione dal notaio e l'IRPEF sul reddito che serve al primo per pagare il conguaglio.
€48.626
LE IMPOSTE DEL PASSAGGIO NELLA FAMIGLIA DEL CORSO, CON IL CONTO COMPLETO E I MURI AL TERZO
E la plusvalenza? Nel passaggio non si paga. La farmacia va al primo con i valori fiscali del padre, avviamento a zero compreso (art. 58 del TUIR).
Non è sparita. È come la sorpresa nell'uovo di Pasqua, la trova chi lo apre. Se un giorno il primo venderà allo stesso prezzo, con la stessa aliquota media del padre, pagherà 296.107 euro.
Il fisco, in questa storia, è l'erede più paziente di tutti. Non chiede i muri, non vuole la casa, non sceglie nessun lotto. Aspetta, e ha un'ottima memoria.
Rimandare, però, ha un valore vero. Un'imposta pagata fra 20 anni pesa meno di una pagata oggi. E se il primo non vende mai e a sua volta passa la farmacia a un figlio, si rimanda ancora.
Messe una accanto all'altra, le 2 strade costano così. Passare, 48.626 euro. Vendere, 321.147 euro subito, fra la plusvalenza, gli immobili e la divisione.
Grafico 2. Le imposte delle 2 strade nella famiglia del corso, con il conto completo e i muri al terzo. Alla vendita del primo, stesso prezzo e stessa aliquota media del padre.
Anche la divisione costa di più vendendo, 12.415 euro invece di 7.016. Sull'avviamento in successione il fisco chiude un occhio. Sui contanti in divisione li apre tutti e 2.
Subito, la differenza è di 272.521 euro a favore del passaggio. Ma se un giorno il primo vende, il conto si ribalta. Passare costa in tutto 344.733 euro, vendere 321.147, e la vendita costa 23.586 euro in meno.
Il motivo è semplice. Passando si paga l'IRPEF sul conguaglio, e poi la plusvalenza arriva lo stesso.
04 Chi paga il conto
Fin qui la domanda era quanto. Ma in una famiglia la domanda che pesa di più è un'altra. Chi paga.
Vendendo, l'imposta la paga il padre, prima della successione. Il patrimonio da dividere scende da 1.846.722 a 1.550.615 euro, e la differenza si divide in 3 parti uguali.
€98.702
QUANTO COSTA LA VENDITA A CIASCUN FIGLIO, L'IMPOSTA DI 296.107 EURO DIVISA IN 3
Passando, se il primo tiene la farmacia, la plusvalenza non la paga nessuno. Ma se un giorno vende, la paga tutta lui. La sua parte, 842.004 euro, diventa 545.897.
Vendendo subito, al primo sarebbero arrivati 743.301 euro. Passare e poi vendere gli costa 197.404 euro in più, cioè la parte di imposta che vendendo avrebbero pagato i fratelli.
Grafico 3. Quanto riceve ogni figlio nelle 2 strade, con il conto completo e i muri al terzo. Valori in euro di oggi.
È il caso più ingiusto, e anche il più facile da non vedere. Un figlio prende la farmacia per non deludere nessuno, la tiene qualche anno e poi la vende. Paga lui l'imposta del padre, e i fratelli non lo sanno nemmeno.
05 Quando vendere non fa male a nessuno
Quando c'è un figlio che vuole la farmacia e può prenderla, passare resta la strada che costa meno. Vendere diventa la scelta generosa in 4 casi precisi.
Quando nessuno la vuole, o nessuno può. Senza un figlio che voglia mandarla avanti, la farmacia prima o poi si vende. Conviene deciderlo con calma, invece di lasciarlo a una scadenza.
Se il padre muore titolare, gli eredi hanno 6 mesi dalla presentazione della dichiarazione di successione per venderla (art. 7, commi 9 e 10, della legge 362 del 1991). Le alternative, come una società con un direttore farmacista, si verificano prima con il notaio.
Vendere con una scadenza di 6 mesi è come comprare un ombrello mentre piove. Lo trovi, ma non al prezzo che volevi.
Quando il conguaglio non regge. Nelle lezioni 4 e 26 la regola era che il debito, nell'anno più pesante, non prenda più di un terzo di quello che la farmacia rende. Con i muri al primo, il conguaglio di 454.718 euro, a debito in 10 anni, ne prende il 76,6%.
Una rata così è l'invitato che si presenta a tutti i pranzi di Natale per 10 anni, e non porta mai il panettone. Se i lotti non si possono cambiare, vendere toglie il debito dalla tavola.
Quando il figlio la prenderebbe per dovere. Una farmacia presa per non deludere il padre rischia di essere venduta dopo qualche anno. E abbiamo appena visto chi paga, in quel caso.
Quando i rapporti valgono più dell'imposta. In alcune famiglie un debito fra fratelli peserebbe più di 98.702 euro a testa. Con i contanti nessuno ha mai litigato perché il suo bonifico aveva una vista peggiore.
In questi casi l'imposta in più è il prezzo di una cosa che non ha prezzo. Ognuno riceve la sua parte intera, e nessuno deve niente a nessuno.
Vendere in vita, o lasciar vendere agli eredi
Se la farmacia si venderà comunque, resta da decidere chi la vende. Il padre, in vita, o i figli dopo di lui.
Se vende il padre, sceglie lui il momento, il compratore e il prezzo, senza scadenze. E paga l'imposta con la sua aliquota media, che può preparare guardando il reddito dei 2 anni prima.
Se vendono gli eredi, la plusvalenza si calcola dai valori fiscali del padre (art. 58 del TUIR). Per i 5 anni della tassazione separata contano anche gli anni del padre (Cassazione n. 4444 del 2022).
L'aliquota media, però, diventa quella di ciascun erede. E vendono con 6 mesi di tempo, dopo un lutto, davanti a compratori che conoscono la scadenza quanto loro.
Il fisco non ha fretta. La legge sulle farmacie, invece, sì.
Come si tassa la plusvalenza degli eredi dipende anche da come mandano avanti la farmacia fino alla vendita. È un conto da fare con il commercialista prima, non dopo.
Dopo la vendita, i contanti
Il giorno della firma sul conto del padre arrivano 876.722 euro. Ma 296.107 non sono suoi. Sono del fisco, che li chiede in 2 tempi e intanto li lascia lì, come un ospite che ha lasciato la valigia in corridoio.
Tutta l'imposta, l'acconto e i 142.907 euro del resto, è una spesa prevedibile. Sta nel Conto 2, quello della stabilità, fino al giorno in cui si paga.
Poi viene il Conto 3, la sicurezza, che viene prima di qualunque investimento. Solo quello che resta va nel Conto 4, la crescita, con un orizzonte lungo.
Una farmacia non si spende per sbaglio un sabato pomeriggio. I contanti sì. Per questo i primi mesi dopo la vendita contano, e ne abbiamo parlato nell'articolo sui primi 90 giorni.
E chi vende in vita smette anche di guadagnare come titolare. Di cosa vivrà, e per quanto, è il primo conto da fare prima di firmare, ed è il tema dell'articolo sul milione dopo la vendita.
Per i figli, poi, ricevere contanti invece di una farmacia non è un premio di consolazione. È una libertà che si divide in 3, mentre la farmacia si dà a uno solo.
IN SINTESI
●Un compratore esterno paga 966.000 euro e si accolla il TFR. Al padre arrivano 876.722 euro, lo stesso valore della divisione di famiglia.
●Sulla plusvalenza, 766.000 euro, con la tassazione separata il padre paga 296.107 euro di IRPEF. Restano 580.615 euro.
●Passando, le imposte sono 48.626 euro. La plusvalenza non si paga, ma passa al primo con i valori fiscali del padre.
●Vendendo, l'imposta pesa 98.702 euro a testa. Passando, se un giorno il primo vende, la paga tutta lui.
●Vendere è la scelta generosa in 4 casi. Nessuno può prendere la farmacia, il conguaglio non regge, un figlio la prenderebbe per dovere, i rapporti valgono più dell'imposta.
●Se si vende, meglio che decida il padre, con calma, che gli eredi con 6 mesi di tempo.
Cosa fare, stasera
Prendi il reddito degli ultimi 2 anni, tolto l'ENPAF, e fai la media. Chiedi al commercialista l'aliquota media IRPEF su quella cifra.
Poi togli dal prezzo che pensi di ottenere il valore di magazzino e arredi nei conti. Moltiplica quello che resta per l'aliquota media. È l'imposta che pagheresti vendendo, o che lasceresti in eredità a chi prende la farmacia.
Nel caso, 296.107 euro. Poi fai ai tuoi figli la domanda più difficile. Non chi la vuole, ma chi la vorrebbe se nessuno se lo aspettasse.
Domande e risposte
E se la vendo a un figlio?
Per il fisco è una vendita come le altre. Il padre paga l'imposta sulla plusvalenza, e il figlio, come ogni compratore, deduce l'avviamento pagato in quote annue, in almeno 18 anni. Ma deve trovare 876.722 euro, e nella lezione 26 abbiamo visto quanto pesano debiti più piccoli.
E se entra un socio?
Dal 2017 una farmacia può essere di una società di capitali anche con soci non farmacisti, con la direzione affidata a un farmacista. Un figlio può tenere una quota, e un socio esterno comprare il resto. È una vendita parziale, con imposte e patti diversi, che si progetta con il notaio e il commercialista.
Conviene aspettare che la venda il figlio?
Solo se nel frattempo la manda avanti lui, per scelta. Altrimenti l'imposta è la stessa, più tardi, con un'aliquota che oggi nessuno conosce, e la paga uno solo dei 3.
Una catena paga di più?
A volte sì, a volte paga in un altro modo, con una parte in quote o legata ai risultati degli anni dopo. Il prezzo da confrontare è quello netto, dopo le imposte e incassato davvero, non il numero più grande sul primo foglio.
Vendere vuol dire che il passaggio è fallito?
No. Il passaggio generazionale riguarda il patrimonio, non solo la farmacia. Se arriva ai figli in parti giuste, senza debiti fra loro e senza un dovere sulle spalle di nessuno, il passaggio è riuscito. Anche se la croce verde, un giorno, la accende qualcun altro.
Una cosa che ho notato
Preparando questa lezione mi ha colpito una parola. Quando una famiglia vende la farmacia, si dice che ha mollato.
Eppure a volte è il contrario. Un padre che vende toglie ai figli un'imposta rimandata, un debito fra fratelli e un dovere che nessuno aveva scelto.
Al loro posto lascia una cosa sola, che si divide in parti uguali.
La generosità non sta nel lasciare la farmacia. Sta nel lasciare ai figli una scelta, invece di un dovere.
Se vuoi capire se nella tua famiglia conviene passare la farmacia o venderla, e quanto costa davvero ciascuna strada, partiamo da un colloquio preliminare per il percorso Titolare per Scelta.
CONTATTAMI
Aiuto il farmacista titolare a costruire un patrimonio che gli permetta di non dipendere per sempre dalla farmacia.
Il contenuto ha finalità divulgative e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale, legale o notarile personalizzata. Il caso e i numeri sono illustrativi e non si riferiscono a persone reali. Le norme citate sono quelle in vigore a ottobre 2026. Plusvalenze, tassazione separata e valori fiscali sono materia del commercialista. Successione, divisione, società e patti sono materia del notaio, le divisioni contestate dell'avvocato. Il TFR dei collaboratori lo calcola il consulente del lavoro.
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FONTI E NOTE METODOLOGICHE
Il caso. I lotti della lezione 25, con il conto completo e i muri al terzo. Patrimonio di 1.936.000 euro, 1.846.722 tolto il TFR dei collaboratori della lezione 22, 89.278 euro. Il titolare guadagna 185.000 euro l'anno e versa 5.430 euro di ENPAF (lezione 8). Magazzino 160.000 euro e arredi 40.000, al valore contabile, come nell'inventario ipotetico della lezione 29.
La vendita. Chi compra l'azienda subentra nei rapporti di lavoro, e risponde in solido con chi vende dei crediti dei lavoratori, TFR compreso (art. 2112 del codice civile). Prezzo 966.000 euro, incasso 876.722.
La plusvalenza. Concorrono al reddito le plusvalenze delle aziende cedute a titolo oneroso, compreso il valore di avviamento (art. 86, comma 2, del TUIR). Incasso di 876.722 euro meno 110.722 di valore fiscale netto, cioè magazzino e arredi meno il TFR, uguale a 766.000 euro.
La tassazione separata. Plusvalenze da cessione di aziende possedute da più di 5 anni (art. 17, comma 1, lettera g, del TUIR). L'imposta si calcola con l'aliquota corrispondente alla metà del reddito complessivo netto dei 2 anni precedenti (art. 21), senza addizionali regionali e comunali. Si può chiedere la tassazione ordinaria nella dichiarazione. Si versa un acconto del 20% dell'imponibile, e la differenza dopo una comunicazione dell'Agenzia delle Entrate.
Il conto dell'imposta. IRPEF 2026 al 23% fino a 28.000 euro, al 33% fino a 50.000 e al 43% oltre (legge 199 del 2025, art. 1, comma 3). Reddito complessivo netto di 179.570 euro, cioè 185.000 meno l'ENPAF deducibile, IRPEF di 69.415 euro, aliquota media del 38,66%. Sulla plusvalenza, 296.107 euro. Con la tassazione ordinaria e le addizionali al 2,5%, 348.530.
La strada A. Le imposte del passaggio della lezione 29. Ipotecaria e catastale 12.625 euro, divisione 7.016, IRPEF sul reddito che paga il conguaglio 28.985, in tutto 48.626. L'azienda passa con i valori fiscali del padre (art. 58, comma 1, del TUIR). Alla vendita del primo si ipotizzano lo stesso prezzo e la stessa aliquota media del padre.
La strada B. Patrimonio da dividere 1.550.615 euro, cioè 580.615 di contanti dalla vendita più muri, casa e liquidità. Parti calcolate con il conferimento del primo e l'aiuto al secondo della lezione 25, 243.583 e 192.124 euro. Massa ai valori della successione 1.201.455 euro, con i muri a 257.040 e la casa a 163.800. Registro 12.015 euro più 400 di ipotecaria e catastale fisse, 12.415. Ipotecaria e catastale sugli immobili 12.625. In tutto 321.147 euro.
Gli arrotondamenti. Le parti dei figli sono arrotondate all'euro. Per il secondo e il terzo la differenza fra le 2 strade è di 98.702 euro, per il primo di 98.703.
Il debito. Lezione 26, conguaglio a debito in 10 anni al 5% annuo nominale fisso, aliquota marginale del 45,5%, EBITDA normalizzato di 138.000 euro l'anno. Con i muri al primo, nell'anno più pesante, il debito prende il 76,6% dell'EBITDA normalizzato.
Gli eredi. Il termine di 6 mesi dalla presentazione della dichiarazione di successione vale per la quota di una società di farmacia e per la vendita della farmacia privata da parte degli eredi del titolare (art. 7, commi 9 e 10, della legge 362 del 1991, e art. 12, comma 12, della legge 475 del 1968). Dal 2017 la titolarità può essere di società di capitali anche con soci non farmacisti, con la direzione affidata a un farmacista (legge 124 del 2017). Per i 5 anni della tassazione separata gli eredi sommano il possesso del defunto (Cassazione n. 4444 del 2022).
L'avviamento di chi compra. Le quote di ammortamento dell'avviamento sono deducibili per non più di 1/18 del valore l'anno (art. 103, comma 3, del TUIR).
Dopo la vendita. I 4 conti del percorso Titolare per Scelta. Conto 1 previdenza complementare, Conto 2 stabilità per le spese prevedibili dei prossimi 3 o 4 anni, Conto 3 sicurezza, Conto 4 crescita.






