Il figlio che non vuole la farmacia, devo insistere?

No. Prendere la farmacia vuol dire accettare un capitale illiquido e 20 anni di lavoro, e ha senso solo se quel lavoro lo si vuole fare. Detto per tempo, un no è quasi sempre una buona notizia, per la farmacia e per tutta la famiglia.

LA FILOSOFIA D'INVESTIMENTO DELLA FARMACIA

Luca Petri, CFP® · FMVA®

10/4/202613 min read

IL PASSAGGIO GENERAZIONALE IN FARMACIA · LEZIONE 11 DI 36

No. Prendere la farmacia vuol dire accettare un capitale illiquido e 20 anni di lavoro, e ha senso solo se quel lavoro lo si vuole fare. Detto per tempo, un no è quasi sempre una buona notizia, per la farmacia e per tutta la famiglia.

Luca Petri

CFP® · FMVA® · FPWMP® · Consulente Finanziario Autonomo · OCF n. 637312 · 12 min di lettura


Il figlio che non vuole la farmacia, di solito, lo dice una volta sola. A voce bassa, spesso a tavola, e poi aspetta di capire se è stato sentito. Il padre, quasi sempre, sente un'altra frase. Non sente «non voglio fare questo lavoro». Sente «non voglio quello che hai costruito».

Sono 2 frasi diverse, e confonderle è l'inizio dell'errore più costoso di questo modulo. Si comincia a insistere. Una cena, un Natale, una telefonata, per anni. Finché il figlio, a volte, dice di sì per non deludere.

Questa lezione apre il modulo sulle persone, ed è la prima per un motivo. Un no detto per tempo, quasi sempre, è una buona notizia, per la farmacia, per chi lo dice e per i suoi fratelli. Un sì strappato quasi mai.


PERCHÉ HO SCRITTO QUESTO

Nelle lezioni fin qui il figlio che lavora in farmacia c'era, e la farmacia la voleva. Non sempre va così. E quando un figlio dice di no, la domanda del padre è quasi sempre la stessa. Devo insistere?

La risposta di questa lezione è no, e non per gentilezza. Insistere ha un costo, per la farmacia, per il figlio, per i fratelli e per il padre stesso, e conviene vederlo prima di chiedere un'altra volta.


L'aderenza

Al banco lo sai meglio di chiunque. La terapia migliore non funziona se il paziente non la prende. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, nei paesi sviluppati l'aderenza alle terapie delle malattie croniche è in media del 50%. Un paziente su 2 non prende la terapia come gli è stata prescritta, e sono pazienti che, in gran parte, vorrebbero stare meglio.

Prendere la farmacia è una terapia cronica. Dura 20 anni, si assume ogni mattina, compresi i sabati e i turni, e non si sospende quando passa la voglia. Un passaggio generazionale che si regge su un figlio che la farmacia non la vuole è una terapia prescritta a un paziente che ha già detto che non la prenderà.

Sulla carta funziona. Nella realtà ha l'aderenza di chi non l'ha scelta.


CASO · ESEMPIO ILLUSTRATIVO

●Una famiglia con lo stesso patrimonio di quella del corso, €1.936.000 fra farmacia (€966.000), muri (€420.000), casa (€350.000) e liquidità (€200.000), e 3 figli

●Il padre ha 60 anni ed è titolare della farmacia, in ditta individuale, da 28

●La seconda figlia ha 35 anni ed è farmacista. Lavora da 7 anni in una farmacia ospedaliera, e alla farmacia di famiglia ha detto di no la prima volta a 29 anni

●Gli altri 2 figli non sono farmacisti e hanno un altro lavoro

●Da 6 anni il padre glielo richiede, e intanto rimanda le decisioni che dipendono da quella risposta


Un no al lavoro, non alla farmacia

Nella lezione 3 abbiamo separato le 2 cose che chi prende la farmacia riceve insieme, un capitale e un lavoro. Nella lezione 8 le abbiamo pesate. Nella farmacia del corso il lavoro di chi dirige vale 62.000 euro l'anno, quanto costerebbe un direttore. Il resto del reddito d'impresa, 123.000 euro, è il rendimento del capitale, e arriva anche se a dirigere è qualcun altro.

Grafico 1. Il reddito della farmacia del corso, se la dirige la figlia oppure un direttore. Il capitale rende la stessa cifra.

La figlia del caso sta dicendo no al lavoro. Non sta dicendo no al capitale, e non sta dicendo no a suo padre. Il capitale resta della famiglia in ogni caso. Si può vendere a chi quel lavoro lo vuole fare, oppure tenere, pagando un direttore. Dal 2017 una farmacia può essere di una società, con soci che non sono farmacisti e un direttore che lo è.

È la distinzione che toglie al no il suo peso più grande. Quello che il padre ha costruito non sparisce perché la figlia non lo vuole dirigere. Cambia solo chi lo dirigerà.

Quanto costa insistere, in 5 voci

01 La farmacia, guidata da chi non la voleva

Il valore di una farmacia dipende da quanto rende, e quanto rende dipende da come viene guidata. Nella lezione 5 questo legame l'abbiamo messo in un numero. Con il multiplo di 7, ogni 10.000 euro di EBITDA in meno sono 70.000 euro di farmacia in meno.

Una farmacia guidata da chi non la voleva non chiude. Rende un po' meno, ogni anno. Meno attenzione agli acquisti, meno voglia di cambiare quello che non funziona, meno presenza al banco. Se l'EBITDA scende del 10%, la farmacia vale 96.600 euro in meno.

Grafico 2. Il valore della farmacia del corso se l'EBITDA normalizzato scende del 5, del 10 o del 20%. Una simulazione, non una previsione.

Se la perdita arriva prima della divisione, la pagano tutti e 3 i figli. Se arriva dopo, la paga lei, che ha la farmacia e un debito con i fratelli calcolato sul valore di prima.

02 La figlia, con un debito e un lavoro che non ha scelto

Se dice sì, la figlia del caso riceve una farmacia da 966.000 euro, ma la sua parte del patrimonio è di 645.333. La differenza, 320.667 euro, la deve ai fratelli. È il conguaglio della divisione in 3 delle lezioni 4 e 5.

Per pagarlo servono anni di utili, oppure un debito, e nella lezione 26 vedremo quanto ne regge una farmacia. In tutti e 2 i casi la lega alla farmacia proprio negli anni in cui potrebbe ancora cambiare strada. E le mette quasi tutto il patrimonio in un'attività sola, in un posto solo, che non si vende in un pomeriggio.

Un sì dato per non deludere è il più caro di tutti. Arriva insieme a un debito, e non si ritira senza vendere.

03 I fratelli, creditori di una sorella che non voleva

Con quel sì, i fratelli diventano creditori. Il loro conguaglio dipende da una farmacia guidata da chi non la voleva, e da una sorella che ogni anno deve trovare i soldi per pagarli.

Così 3 fratelli diventano un debitore e 2 creditori, una delle posizioni più scomode in cui una famiglia possa mettersi. Nessuno dei 3 l'ha scelta, e tutti e 3 se la portano dietro, anche al pranzo della domenica.

04 Il padre, che intanto rimanda

Il costo meno visibile è quello del padre. Finché aspetta un sì, non può decidere niente di quello che dipende dalla risposta. Non mette da parte la liquidità per un conguaglio che forse non servirà, non cerca un direttore, non ascolta un acquirente, e spesso rimanda anche la pensione.

In 6 anni di attesa la farmacia invecchia con lui. Gli investimenti si rimandano perché tanto poi deciderà lei. E una farmacia che rimanda gli investimenti, il giorno in cui si vende o si divide, vale meno.

05 Il tempo, che chiude le strade

L'ultimo costo è il tempo. Nella lezione 4 abbiamo visto le 5 strade possibili, e alcune chiedono anni per essere costruite. Mettere da parte la liquidità per il conguaglio, per esempio, richiede 9 anni a 30.000 euro l'anno, al 4% annuo. Ogni anno passato ad aspettare ne chiude qualcuna.

E se il padre si ferma prima di aver deciso, i tempi li decide la legge.


ATTENZIONE

Se il titolare di una farmacia in ditta individuale muore e nessuno degli eredi può o vuole prenderla, la farmacia non può restare in attesa. Gli eredi possono farla gestire per un periodo limitato da un farmacista direttore, con l'autorizzazione prevista. Ma entro 6 mesi dalla presentazione della dichiarazione di successione devono venderla, oppure conferirla in una società di cui restano soci (art. 7, comma 10, L. 362/1991).

La dichiarazione si presenta entro 12 mesi dalla morte, quindi in tutto si parla di circa 18 mesi. Una vendita con una scadenza davanti si tratta peggio di una vendita scelta. Le regole del caso concreto, e le conseguenze di un termine mancato, vanno verificate con il notaio o con l'avvocato.


L'argomento più serio per insistere

C'è un argomento serio per insistere, ed è fiscale. Vendere la farmacia a un terzo fa pagare le imposte sulla plusvalenza, nel caso del corso circa 330.000 euro, come abbiamo stimato nella lezione 4. Passarla a un figlio, per donazione o per successione, no, perché per il fisco non è un realizzo (art. 58 del TUIR).

Ma quelle imposte non spariscono, si rimandano. Se la figlia prende la farmacia per non deludere e la vende dopo qualche anno, le imposte le paga lei, e la plusvalenza si calcola sui valori fiscali che aveva il padre. Il risparmio è vero solo se chi riceve la farmacia la tiene a lungo, cioè solo se il sì è un sì vero.

Le imposte del passaggio le vediamo nella lezione 29, e il conto sul caso concreto lo fa il commercialista.

Il no che semplifica la divisione

C'è poi una cosa che i titolari notano di rado. Senza un figlio che prende la farmacia, la divisione diventa la più semplice di tutto il corso.

Non c'è un conguaglio da finanziare, perché nessuno riceve più della sua parte. Non c'è da trattare fra fratelli sul valore della farmacia, perché se si vende il prezzo lo fa il mercato. E non c'è un lavoro da contare, come nelle lezioni 9 e 10, perché nessun figlio ci ha lavorato.

€320.667

IL DEBITO FRA FRATELLI CHE IL NO DELLA FIGLIA CANCELLA. È IL CONGUAGLIO CHE CON UN SÌ AVREBBE DOVUTO PAGARE LEI

Anche le strade si riducono. Delle 5 della lezione 4, 3 servono a compensare i fratelli di chi prende la farmacia, cioè la liquidità costruita prima, i muri agli altri figli e il conguaglio finanziato. Se nessuno la prende, ne restano 2. Vendere e dividere il ricavato, oppure tenere la farmacia in una società di famiglia, con un direttore pagato a prezzo di mercato.

Grafico 3. Le 5 strade della lezione 4, se un figlio prende la farmacia oppure se non la prende nessuno.

Sono 2 strade con i loro costi, le imposte della vendita da una parte e le regole di una società fra fratelli dall'altra. Le vediamo nelle lezioni 20, 23 e 30. Ma scegliere fra 2 strade, con il tempo dalla propria parte, è tutt'altra cosa che sceglierne una fra 5 con una figlia che ha detto sì per non deludere.

Un no vero, o un no a queste condizioni

Prima di prendere il no come definitivo c'è una sola domanda che vale la pena fare, una volta e senza insistere. Non vuoi questo lavoro, o non lo vuoi così?

Sono 2 risposte diverse. Molti no, ascoltati bene, sono no a delle condizioni. Non voglio lavorare con te sempre accanto. Non voglio un debito di 320.667 euro con i miei fratelli. Non voglio tornare a vivere nel paese in cui sono cresciuta. Non adesso.

Le condizioni si possono cambiare. I tempi del passaggio, l'autonomia di chi dirige, la forma della divisione, un direttore che affianca. Un no al lavoro, invece, va preso per quello che è, e prima lo si prende sul serio, più strade restano aperte.

In 6 anni la figlia del caso ha risposto sempre allo stesso modo. Non vuole fare la titolare. A questo punto chiederglielo ancora non aggiunge informazioni. Toglie solo tempo, a lei e a suo padre.


IN SINTESI

●Il figlio che non vuole la farmacia, di solito, dice no a un lavoro, non a quello che il padre ha costruito. Il capitale resta della famiglia in ogni caso.

●Prendere la farmacia vuol dire accettare un capitale illiquido, 20 anni di lavoro e, quasi sempre, un debito verso i fratelli, 320.667 euro nel caso del corso. Ha senso solo se quel lavoro lo si vuole fare.

●Insistere costa alla farmacia, che guidata da chi non la voleva rende meno, alla figlia, ai fratelli, al padre che rimanda, e al tempo che chiude le strade.

●Passare la farmacia a un figlio rimanda le imposte sulla plusvalenza, ma il risparmio è vero solo se chi la riceve la tiene a lungo.

●Un no detto per tempo semplifica la divisione. Niente conguaglio da finanziare, e 2 strade invece di 5.

●Prima di prenderlo come definitivo, si chiede una volta se è un no al lavoro o alle condizioni. Le condizioni si cambiano, il no al lavoro si rispetta.


Cosa fare, prima di parlarne di nuovo

Fai la domanda una volta, con calma e lontano dalle feste. Non vuoi questo lavoro, o non lo vuoi così? Ascolta la risposta fino in fondo, senza ribattere.

Se è un no al lavoro, prendilo come definitivo, anche se ti sembra presto. Un piano costruito su un no si può sempre allargare, se un giorno il no diventa un sì. Un piano costruito su un sì che non arriva va rifatto da capo.

Poi dillo agli altri figli. La risposta di uno cambia la divisione di tutti, e scoprirla per ultimi è il modo più sicuro di far sembrare una scelta un tradimento.

Infine scegli fra le 2 strade che restano, vendere o tenerla in una società con un direttore, finché hai il tempo dalla tua parte. Le regole per farlo bene le vediamo nelle lezioni 20, 23 e 30. La parte scritta la farà il notaio.

Domande e risposte

E se fra qualche anno cambia idea?

Tanto meglio, e un piano costruito su un no la può accogliere. Se nel frattempo la farmacia è diventata una società, c'è un posto da cui entrare. Se è stata venduta, il no di allora era la scelta giusta per allora. Il contrario, un sì che diventa no dopo il conguaglio, costa molto di più.

Posso tenerla finché un nipote non si laurea?

Un nipote che oggi ha 10 anni potrebbe dirigerla fra 15 o 20, se diventerà farmacista e se la vorrà. Nel frattempo la farmacia ha bisogno di qualcuno che la guidi ogni giorno, e di decisioni che non possono aspettare 20 anni. Una società con un direttore esterno può fare da ponte, ma va scelta per la farmacia di oggi, non per la risposta di un bambino.

Se nessuno dei figli la vuole, devo per forza venderla?

No. Dal 2017 la farmacia può restare della famiglia attraverso una società, con un direttore farmacista pagato a prezzo di mercato. Ci sono alcuni limiti, per esempio chi esercita la professione medica non può esserne socio. Funziona se i figli vanno d'accordo e se le regole sono scritte prima, ed è il tema delle lezioni 19, 20 e 23. Se i rapporti fra fratelli non lo permettono, vendere è spesso la scelta più generosa, ed è la lezione 30.

Il figlio che non la vuole riceve meno degli altri?

No. La sua parte del patrimonio non dipende dal lavoro che sceglie. Riceve meno solo se ha già ricevuto qualcosa in vita, come l'aiuto per la casa della lezione 2. Il no alla farmacia non è una rinuncia all'eredità, e non va trattato come tale.

Una cosa che ho notato

Chi ha passato una vita a costruire una farmacia, a un certo punto, comincia a pensarla come una cosa da consegnare. E per consegnare una cosa serve qualcuno che la prenda.

Ma una farmacia non passa di mano come un oggetto. È un lavoro che ricomincia ogni mattina, e resta in piedi solo se chi alza la serranda vuole essere lì.

Un padre può decidere cosa lasciare, e in che modo. Quello che un figlio vuole fare della sua vita non è mai stato fra le cose che si lasciano.

Il tempo speso a cercare di spostare quel confine non torna indietro. Si consuma per il padre, che rimanda, e per la farmacia, che aspetta.

E intanto la risposta, quasi sempre, era già arrivata. Era solo stata detta a voce bassa.

Se in famiglia c'è un figlio che la farmacia non la vuole e vuoi capire quali strade restano aperte, e con quali tempi, possiamo partire da una diagnosi.

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Consulenza indipendente per farmacisti, medici e professionisti sanitari.

Il contenuto ha finalità divulgative e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale, legale o del lavoro personalizzata, né raccomandazione d'investimento. I numeri del caso sono illustrativi e non si riferiscono a persone reali. Successione, legittima, gestione provvisoria della farmacia da parte degli eredi, conferimento in società e strumenti per mettere per iscritto una divisione sono materia del notaio e dell'avvocato; le imposte della vendita e del passaggio sono materia del commercialista.

Luca Petri

CFP® · FMVA® · FPWMP®

Consulente Finanziario Autonomo · OCF n. 637312

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FONTI E NOTE METODOLOGICHE

Aderenza alle terapie. Organizzazione mondiale della sanità, rapporto del 2003 sull'aderenza alle terapie a lungo termine (Adherence to long-term therapies) e comunicato stampa del 1° luglio 2003. Nei paesi sviluppati l'aderenza alle terapie delle malattie croniche è in media del 50%.

Il lavoro e il capitale (grafico 1). Lezioni 3 e 8. Reddito d'impresa della farmacia del corso di 185.000 euro, cioè 200.000 euro di EBITDA meno 15.000 di ammortamenti. Il lavoro di chi dirige vale 62.000 euro l'anno, il costo di mercato di un direttore (lezioni 5 e 6), e i restanti 123.000 euro sono il rendimento del capitale. Valori lordi, prima di ENPAF e imposte. Se la farmacia passa a una società le imposte cambiano, e vanno verificate con il commercialista.

Valore della farmacia (grafico 2). EBITDA normalizzato di 138.000 euro e multiplo di 7, come nella lezione 5. Le simulazioni riducono l'EBITDA normalizzato del 5, del 10 e del 20% a parità di multiplo. Sono ipotesi per mostrare l'ordine di grandezza, non stime su come renderebbe una farmacia guidata da chi non la vuole.

Il conguaglio. Patrimonio di 1.936.000 euro diviso in 3 parti uguali, 645.333 euro a testa, senza aiuti già ricevuti né lavoro da contare. Chi prende la farmacia da 966.000 euro deve ai fratelli la differenza, 320.667 euro (lezioni 4 e 5). Accantonare quella cifra richiede 9 anni a 30.000 euro l'anno, al 4% annuo (lezione 4).

Le 5 strade (grafico 3). Lezione 4. Liquidità costruita prima, muri agli altri figli, conguaglio finanziato, vendita e divisione in contanti, società con tutti i figli soci.

Società titolari di farmacia. Art. 7, commi 1, 2 e 3, L. 362/1991, come modificato dalla L. 124/2017. Possono essere titolari di farmacia anche le società di persone e di capitali. La partecipazione è incompatibile con l'esercizio della professione medica e con le attività di produzione e informazione scientifica del farmaco, e la direzione della farmacia della società è affidata a un farmacista in possesso dell'idoneità, che ne è responsabile.

Eredi. Art. 7, commi 9 e 10, L. 362/1991. Il termine di 6 mesi dalla presentazione della dichiarazione di successione si applica anche alla vendita della farmacia privata da parte degli eredi (art. 12, comma 12, L. 475/1968). La dichiarazione di successione si presenta entro 12 mesi dall'apertura della successione (art. 31, D.Lgs. 346/1990). Sulla gestione provvisoria con un farmacista direttore e sulla possibilità per gli eredi di conferire la farmacia in una società, vedi anche Farmadiritto, La successione ereditaria della farmacia. Le conseguenze di un termine mancato vanno verificate caso per caso.

Imposte. Le imposte sulla plusvalenza della vendita, circa 330.000 euro nel caso del corso, sono la stima della lezione 4, con un reddito di riferimento di 160.000 euro e la tassazione separata. Il trasferimento di azienda per successione o donazione non costituisce realizzo di plusvalenze, e chi la riceve la assume ai valori fiscali che aveva il padre (art. 58, comma 1, TUIR). Esiste anche un'esenzione dall'imposta di successione e donazione per le aziende trasferite ai discendenti, a condizione di proseguire l'attività per almeno 5 anni (art. 3, comma 4-ter, D.Lgs. 346/1990); nel caso del corso pesa poco, perché la quota di ciascun figlio resta sotto la franchigia di 1.000.000 di euro. Il conto sul caso concreto va fatto con il commercialista.

Il caso è illustrativo e non si riferisce a persone reali. Differenze di un euro nei totali sono dovute agli arrotondamenti.



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