Il figlio che lavora in farmacia, quanto ha già messo?
Per 15 anni ha preso meno del suo lavoro, e la differenza è rimasta in farmacia. Non la registra nessun bilancio e nessuna legge, ma nella divisione pesa più di qualunque altra voce. Come si misura, con quale metro, e quanto cambia il conguaglio.
LA FILOSOFIA D'INVESTIMENTO DELLA FARMACIA
Luca Petri, CFP® · FMVA®
9/30/202617 min read


IL PASSAGGIO GENERAZIONALE IN FARMACIA · LEZIONE 9 DI 36
Per 15 anni ha preso meno del suo lavoro, e la differenza è rimasta in farmacia. Non la registra nessun bilancio e nessuna legge, ma nella divisione pesa più di qualunque altra voce. Come si misura, con quale metro, e quanto cambia il conguaglio.
Luca Petri
CFP® · FMVA® · FPWMP® · Consulente Finanziario Autonomo · OCF n. 637312 · 12 min di lettura
Il figlio che lavora in farmacia da anni, pagato meno di quanto varrebbe il suo lavoro, ha già messo nell'azienda una parte di quello che un giorno riceverà. Nella famiglia del corso sono 20.000 euro l'anno per 15 anni, 300.000 euro. Non compaiono in nessun bilancio, e il giorno della divisione verrebbero contati come patrimonio del padre.
Nella lezione 2 li abbiamo messi nel conto proprio così: 300.000 euro, tolti dal patrimonio prima di dividere. Oggi, con le 3 lezioni sulle buste paga alle spalle, si può dire che quel numero era sbagliato 2 volte, in direzioni opposte. Troppo alto, perché dentro ci sono imposte che nessuno della famiglia ha mai visto. Troppo basso, perché 20.000 euro di 15 anni fa non valgono 20.000 euro di oggi.
Il conto giusto dice 243.583 euro, e toglie al conguaglio che il figlio deve ai fratelli 162.389 euro. È la voce più pesante di tutta la divisione, ed è l'unica che nessun documento ricorda.
PERCHÉ HO SCRITTO QUESTO
Nelle famiglie con un figlio in azienda la frase è quasi sempre la stessa: «tanto un giorno sarà tutto suo». Funziona benissimo per 15 anni, perché permette di non alzare lo stipendio. Smette di funzionare il giorno della divisione, quando «tutto suo» diventa «un terzo suo».
A quel punto quello che il figlio ha già messo non lo ricorda nessun documento, e ognuno lo ricorda a modo suo. Questa lezione lo trasforma in un numero, con un metodo che si può spiegare anche ai fratelli, e che regge anche quando conviene a loro.
Sotto il limite di rilevabilità
Ogni metodo di analisi ha un limite di rilevabilità. Sotto quella soglia la sostanza c'è, ma lo strumento legge zero. In laboratorio lo impari presto: sotto la soglia non vuol dire zero.
Il bilancio è uno strumento con un limite di rilevabilità preciso: vede solo quello che è stato pagato. Registra anche le penne del banco, ma non 20.000 euro di lavoro che nessuno ha pagato. Il conferimento del figlio sta sotto la soglia, c'è, ogni anno, e lo strumento legge zero.
Per portare una traccia sopra il limite, in laboratorio si concentra il campione finché la quantità diventa leggibile. Il conto di questa lezione fa lo stesso, raccoglie 15 anni di tracce, una per anno, finché diventano un numero che si vede. Perché in laboratorio «non rilevato» non vuol dire «assente». In famiglia, di solito, sì.
CASO · ESEMPIO ILLUSTRATIVO
La famiglia del corso ha un patrimonio di €1.936.000 fra farmacia (€966.000), muri, casa e liquidità, 3 figli
Il primo figlio, farmacista, lavora con il padre da 15 anni e da anni ne è il vice
Per 15 anni è costato alla farmacia €20.000 l'anno meno del suo lavoro (lezioni 6 e 8); oggi è pagato a prezzo di mercato
Il secondo figlio ha ricevuto €120.000 per la casa, 12 anni fa
Il terzo non ha né dato né ricevuto
Il metro usato nei conti della lezione 2: 4% annuo, nominale, lo stesso per tutti
Il conferimento, in 5 voci
01 La misura. 20.000 euro di cosa?
La prima domanda sembra banale, ed è quella su cui si sbaglia di più. I 20.000 euro l'anno sono il costo che la farmacia ha risparmiato. Ma nella lezione 6 abbiamo visto che quello che un dipendente costa e quello che gli arriva sono 2 numeri molto diversi. Per il figlio, quei 20.000 euro sarebbero stati 14.603 euro lordi in busta, e alla fine 6.337 netti sul conto più 5.828 di TFR e pensione: 12.165 euro.
Dall'altra parte, i 20.000 euro non pagati sono diventati utile del padre, che come titolare in ditta individuale ci ha pagato sopra il 43% di IRPEF più le addizionali. Gliene sono rimasti 10.900.
In tutti e 2 i casi una parte va allo Stato, 7.835 euro se li prende il figlio, 9.100 se li tiene il padre. Lo Stato al pranzo della domenica non viene mai, ma alle divisioni è sempre puntuale.
Così lo stesso lavoro non pagato si può misurare in 4 modi. In 15 anni, a valore nominale, sono 300.000 euro di costo che la farmacia ha risparmiato, 219.046 di retribuzione lorda che mancava in busta, 182.472 che il figlio non ha ricevuto fra netto, TFR e pensione, e 163.500 rimasti al padre dopo le imposte.
Quale si usa? Chiedi al figlio e ti dirà la prima. Chiedi ai fratelli e ti diranno l'ultima, o nessuna: «lo stipendio l'ha preso». Hanno tutti un argomento, ed è esattamente il problema.
La mia posizione è netta, si conta quello che il figlio non ha ricevuto, 12.165 euro l'anno.
Il motivo è una perdita che in famiglia non vede nessuno.
Tenere quei 20.000 euro l'anno in farmacia, invece di darli al figlio, ha mandato allo Stato più soldi. 9.100 euro l'anno invece di 7.835, perché sull'utile del padre lo Stato prende più di quanto avrebbe preso sullo stipendio del figlio. In 15 anni fanno 18.972 euro in più. È una perdita di tutta la famiglia. Quei soldi non li ha più nessuno di loro.
Al tavolo della divisione qualcuno deve farsene carico, e la misura che si sceglie decide chi. Per vederlo basta confrontare quello che ognuno riceve con quello che avrebbe avuto se il figlio fosse stato pagato il giusto fin dall'inizio.
Grafico 1. Chi paga i 18.972 euro in più andati allo Stato, a seconda di come si misura il lavoro non pagato.
Se si conta il costo, 300.000 euro, al figlio si restituisce anche la parte che sarebbe andata allo Stato, e che lui non avrebbe mai visto. Così riceve 72.028 euro più di quanto avrebbe avuto, e ogni fratello 45.500 in meno. Così i fratelli pagano tutta la perdita, e in più soldi che il figlio non avrebbe mai avuto. Con il lordo in busta succede lo stesso, in piccolo.
Se si conta quello che è rimasto al padre, 163.500 euro, succede il contrario. I fratelli non perdono niente, e i 18.972 euro li paga tutti il figlio. Ma quella perdita non l'ha decisa lui, l'ha decisa il padre, quando ha scelto di pagarlo meno.
Se si conta quello che il figlio non ha ricevuto, 182.472 euro, la perdita si divide in 3 parti uguali: 6.324 euro a testa, per il figlio e per ciascun fratello. Nessuno paga per gli altri, per questo è la misura giusta.
IL CONTO, PASSO PER PASSO
Per tenere il conto pulito lascio fuori l'aiuto per la casa, che è uguale in tutti e 2 i mondi. Uso i valori nominali, senza rivalutare.
1. Il mondo giusto. Se il figlio fosse stato pagato il giusto per 15 anni, avrebbe incassato 182.472 euro in più. Sono 12.164,79 euro l'anno fra netto, TFR e pensione, quindi i 12.165 del testo, senza arrotondare. Il padre invece avrebbe avuto 163.500 euro in meno, cioè i 10.900 euro l'anno che gli sono rimasti dopo le imposte, per 15 anni. Il suo patrimonio sarebbe di 1.772.500 euro invece di 1.936.000. Diviso in 3 fa 590.833 euro a testa. Ogni fratello riceverebbe 590.833 euro. Il figlio ne riceverebbe 773.305, la sua quota più i 182.472 già incassati con lo stipendio.
2. Il mondo reale. Il patrimonio è di 1.936.000 euro. Si toglie il conferimento, calcolato con la misura scelta, e il resto si divide in 3. Poi al figlio si restituisce il conferimento. Il risultato si confronta con il mondo giusto.
3. Misura per misura.
Il costo, 300.000 euro. Restano 1.636.000 euro, cioè 545.333 a testa. Il figlio riceve 545.333 più 300.000, cioè 845.333: 72.028 più dei 773.305 del mondo giusto. Ogni fratello riceve 545.333: 45.500 meno dei 590.833.
Il lordo in busta, 219.046 euro. Restano 1.716.954 euro, cioè 572.318 a testa. Il figlio riceve 572.318 più 219.046, cioè 791.364, 18.059 in più. Ogni fratello riceve 572.318, 18.515 in meno.
Quello rimasto al padre, 163.500 euro. Restano 1.772.500 euro, cioè 590.833 a testa, esattamente come nel mondo giusto, i fratelli non perdono niente. Il figlio riceve 590.833 più 163.500, cioè 754.333, 18.972 meno dei 773.305.
Quello che il figlio non ha ricevuto, 182.472 euro. Restano 1.753.528 euro, cioè 584.509 a testa. Il figlio riceve 584.509 più 182.472, cioè 766.981, 6.324 in meno. Ogni fratello riceve 584.509, anche lui 6.324 in meno.
4. La controprova. In ogni caso, se sommi quello che guadagna o perde il figlio e quello che perdono i 2 fratelli, esce sempre la stessa cifra, 18.972 euro in meno. Nel caso del lordo esce 18.971, per un euro di arrotondamento. È la differenza fra i 182.472 euro che il figlio avrebbe ricevuto e i 163.500 rimasti al padre, la parte in più finita allo Stato. La misura non cambia la perdita, decide solo chi la paga.
02 Gli anni: quelli in cui faceva quel lavoro
Nel caso del corso gli anni sono 15, tutti uguali, per tenere il conto leggibile. Nella realtà non lo sono quasi mai. Nei primi anni un figlio appena laureato fa il collaboratore, e il minimo del contratto è già il prezzo giusto, lo abbiamo visto nella lezione 8. Il divario comincia quando cominciano le responsabilità, gli ordini, i turni, la farmacia quando il padre non c'è.
Per questo gli anni non si contano dalla data di assunzione, ma dal lavoro fatto davvero. Si ricostruiscono uno per uno, con le buste paga, con quello che il figlio faceva e con il prezzo di mercato di quel lavoro. Sulla memoria di famiglia meglio non contare, è precisissima e completamente inaffidabile, perché ognuno ricorda solo le domeniche che ha visto.
Nel caso del corso, 15 anni a 12.165 euro fanno 182.472 euro, a valore nominale.
03 Il metro, lo stesso per tutti
Nella lezione 2 abbiamo rivalutato i 120.000 euro dati per la casa, al 4% annuo, dopo 12 anni, valgono oggi 192.124 euro. Il ragionamento è semplice, quei soldi, se fossero rimasti nel patrimonio, avrebbero reso.
Il lavoro del figlio va misurato con lo stesso metro, perché il ragionamento è lo stesso rovesciato, quei soldi, se li avesse ricevuti, avrebbero reso a lui. I 12.165 euro del primo anno avrebbero avuto 14 anni per rendere, e oggi valgono 21.065. Quelli dell'ultimo, 12.165. Sommati tutti, al 4% annuo, fanno 243.583 euro.
Grafico 2. Quanto ha messo il figlio in 15 anni, a seconda di come lo si misura.
E qui devo ammettere una cosa. Nella lezione 2 ho rivalutato l'aiuto per la casa e non il lavoro del figlio. Quell'errore ne compensava un altro, perché usavo il costo invece di quello che il figlio non aveva ricevuto. Ma 2 errori che si compensano restano 2 errori, funzionano finché non cambia un numero, e poi smettono di compensarsi.
Il metro, poi, non sposta solo il conferimento, sposta tutto insieme. L'aiuto per la casa vale 120.000 euro a valore nominale, circa 147.600 rivalutato all'inflazione, 192.124 al 4% annuo. E il conguaglio che il figlio deve ai fratelli diventa di 159.019 euro a valore nominale, circa 130.400 con l'inflazione, 94.237 al 4% annuo.
Fra il primo metro e il terzo il conguaglio cambia di quasi 65.000 euro. Per questo il metro va scelto prima, insieme, e applicato a tutti. A chi ha dato e a chi ha ricevuto. Usare il 4% annuo per l'aiuto per la casa e lo 0% per il lavoro del figlio è il modo più elegante per spostare 40.741 euro dal figlio ai fratelli senza che nessuno se ne accorga. Il metro scelto dopo si chiama trattativa. Quello scelto al pranzo di Natale si chiama lite.
04 Il valore di oggi
€243.583
IL CONFERIMENTO DEL FIGLIO, OGGI: QUELLO CHE NON HA RICEVUTO IN 15 ANNI, RIVALUTATO AL 4% ANNUO
È meno dei 300.000 euro della lezione 2 e più dei 182.472 nominali. È il numero da portare al tavolo della divisione, e ha una qualità rara, in famiglia, si rifà da capo con una calcolatrice, e chiunque lo rifaccia dovrebbe trovare lo stesso risultato. Nella realtà non succede perché sono tutti talmente annebbiati che non riescono a seguire i passaggi.
ATTENZIONE
Il conferimento non si somma al valore della farmacia. La farmacia vale 966.000 euro perché nella lezione 5 abbiamo già tolto dall'EBITDA il costo di mercato di chi la dirige, e oggi il figlio è pagato a mercato, nel valore non c'è nessun lavoro regalato.
I 243.583 euro sono il lavoro passato. Sono diventati utili, e poi patrimonio o spese del padre. Per questo nella divisione si trattano come un debito del patrimonio verso il figlio, non come un pezzo della farmacia.
05 La divisione. Come un debito che si paga prima di dividere
Il conferimento entra nella divisione come qualunque debito. Si toglie dal patrimonio prima di dividere. L'aiuto per la casa fa il percorso opposto, torna nella massa, rivalutato, perché è una parte di quota già incassata.
Con il metro del corso il conto è questo. Dal patrimonio di 1.936.000 euro si tolgono i 243.583 del conferimento e si aggiungono i 192.124 dell'aiuto per la casa, la massa da dividere è di 1.884.541 euro, 628.180 a testa. Poi si aggiusta. Il primo figlio riceve la sua quota più il conferimento, 871.763 euro. Il secondo la sua quota meno l'aiuto, 436.056. Il terzo la sua quota, 628.180.
Il figlio che prende la farmacia da 966.000 euro ha diritto a 871.763, ai fratelli deve un conguaglio di 94.237 euro. Senza nessuna correzione, con la divisione in 3 della lezione 5, ne avrebbe dovuti 320.667.
Grafico 3. Il conguaglio del figlio, dalla divisione in 3 al conto con il conferimento e l'aiuto per la casa.
Il conferimento, da solo, toglie al conguaglio 162.389 euro, i 2 terzi dei 243.583. Il terzo restante non glielo restituisce nessuno, e non è un errore. Il conferimento si paga con il patrimonio di tutti, compresa la parte che sarebbe toccata a lui, 2 terzi li pagano i fratelli, il terzo restante il figlio lo paga a se stesso.
E rispetto alla lezione 2? Con i 300.000 euro di allora il conguaglio sarebbe stato di 56.625 euro. Con il conto giusto è di 94.237, quasi 38.000 euro in più a carico del figlio. Un metodo serio non lavora per nessuno, e stavolta ha corretto a favore dei fratelli.
«Tanto un giorno sarà tutto suo»
Adesso si vede bene cosa c'è dietro la frase più diffusa nelle farmacie di famiglia. Lo stipendio del figlio resta basso perché un giorno la farmacia sarà sua. Poi arriva il giorno, e la farmacia gli costa un conguaglio calcolato come se lo stipendio fosse sempre stato quello di mercato.
Senza il conferimento, il figlio paga la farmacia 2 volte, una con lo stipendio più basso, una con il conguaglio intero. È come pagare un farmaco alla cassa e poi di nuovo al ritiro. Al banco non lo accetterebbe nessun cliente. In famiglia succede di continuo, perché nessuno fa lo scontrino.
Poi c'è l'obiezione dei fratelli, e va presa sul serio, il figlio in farmacia ha avuto anche dei vantaggi. L'auto, la libertà sugli orari, un posto sicuro. Se sono vantaggi in denaro hanno un importo, e si contano con lo stesso metro, come tutto il resto. Se il vantaggio è «la farmacia che un giorno sarà sua», quella la paga già, si chiama conguaglio.
Nessuna norma lo conta per te
Per le donazioni la legge ha una regola, chi ha ricevuto in vita riporta nella massa quello che ha avuto, salvo dispensa. Si chiama collazione, e sull'aiuto per la casa il notaio saprà dire come e per quanto si applica.
Per il lavoro sottopagato di un figlio dipendente, invece, una regola non c'è. Il figlio del corso aveva un contratto e una busta paga al minimo, per la legge è stato pagato, a meno che il lavoro da vice corrispondesse a un livello superiore del contratto, e questo lo valuta un consulente del lavoro. Diverso sarebbe se avesse lavorato senza contratto. Allora entrerebbe in gioco l'impresa familiare, che al familiare che lavora in modo continuativo riconosce una parte degli utili e degli incrementi dell'azienda. Ma vale solo quando non c'è un altro rapporto di lavoro, e qui c'è.
Quindi il conferimento esiste solo se la famiglia decide di vederlo, e lo mette per iscritto. Nessuna norma lo farà entrare nella divisione al posto vostro, e nessun fratello sarà obbligato a riconoscerlo. È un motivo in più per farlo adesso, mentre c'è ancora chi ha deciso quegli stipendi e può spiegare perché.
Collazione, legittima e strumenti con cui si scrive una divisione sono materia del notaio, come in tutto il corso. Qui c'è il conto che serve per andarci con un numero invece che con un ricordo.
IN SINTESI
Il figlio che lavora in farmacia pagato meno del mercato conferisce ogni anno la differenza, non la registra nessun bilancio, ma entra nel patrimonio del padre.
La misura giusta è quello che il figlio non ha ricevuto, netto più TFR e pensione, 12.165 euro l'anno nel caso del corso, non i 20.000 di costo per la farmacia.
Con questa misura i 18.972 euro in più andati allo Stato si dividono in 3 parti uguali. Con le altre li paga il figlio da solo, oppure li pagano i fratelli.
Gli anni si contano dal lavoro fatto davvero, non dalla data di assunzione.
Il metro è lo stesso per tutti, al 4% annuo il conferimento vale 243.583 euro, l'aiuto per la casa 192.124.
Il conferimento va trattato come un debito del patrimonio verso il figlio, si toglie prima di dividere, e nel caso del corso porta il conguaglio da 320.667 a 94.237 euro.
Cosa fare, prima di parlarne in famiglia
Se in farmacia lavora un figlio, ricostruisci i suoi anni uno per uno, la busta paga di ciascun anno, il lavoro che faceva davvero, il prezzo di mercato di quel lavoro. Per i prezzi hai le 3 lezioni precedenti. Le buste paga le ha il figlio, o il consulente del lavoro; per gli anni più vecchi c'è l'estratto contributivo dell'INPS, che riporta la retribuzione di ogni anno.
Poi scegli il metro, prima di sapere a chi conviene, e usalo per tutto quello che è passato fra il patrimonio e i figli, parlo l'aiuto per la casa, il prestito mai restituito, il lavoro non pagato. Un solo metro, per tutti.
Infine metti il risultato su un foglio, e fallo leggere a tutti i figli mentre puoi ancora spiegarlo. Il notaio dirà come renderlo valido. Tu intanto avrai trasformato un ricordo in un numero, che è la cosa più utile che si possa fare prima di dividere.
Domande e risposte
Il figlio sottopagato può chiedere gli arretrati al padre?
Se aveva un contratto da dipendente ed era pagato secondo il contratto collettivo, di regola no. Per la legge è stato pagato. Se per anni ha svolto mansioni di un livello superiore al suo, il discorso cambia e va valutato con un consulente del lavoro. In famiglia quasi nessuno arriva fin lì, ed è meglio così, il conferimento si riconosce al tavolo della divisione, non in tribunale.
Perché non si contano i 20.000 euro di costo per la farmacia?
Perché 7.835 euro l'anno non sarebbero mai arrivati al figlio, sarebbero andati allo Stato, fra imposte e contributi che non finiscono nella sua pensione. Contarli vorrebbe dire far pagare ai fratelli anche le imposte che il padre ha versato sull'utile in più.
Il conferimento si rivaluta?
Sì, con il metro che la famiglia ha scelto per tutto il resto, donazioni comprese. Nel corso usiamo il 4% annuo, i 12.165 euro del primo anno oggi valgono 21.065.
E se il figlio è stato pagato più del mercato?
Allora il conto si rovescia, la differenza è un anticipo sulla sua quota, come l'aiuto per la casa. Stesso metodo e stesso metro, nella direzione opposta. È la lezione 10.
Una cosa che ho notato
Facendo il conto anno per anno, c'è un dettaglio che non mi aspettavo. I 12.165 euro del primo anno oggi valgono 21.065. Quelli dell'ultimo, 12.165. Lo stesso lavoro, lo stesso stipendio mancato, e il primo anno pesa quasi 9.000 euro in più.
È solo il tempo che lavora. Ma dice una cosa che in famiglia si fa fatica a vedere.
Il primo anno da vice è quello in cui il figlio ha detto sì senza discutere, perché gli sembrava giusto così. Nessuno ne ha mai parlato. Nessuno se lo ricorda.
Le famiglie ricordano i sacrifici recenti, quelli di cui si è discusso a tavola l'anno scorso. Quelli vecchi diventano abitudine, e le abitudini non si ringraziano.
Così il credito più grande finisce per essere quello di cui nessuno sa più niente. Non perché qualcuno lo abbia negato, ma perché il tempo lo ha fatto sembrare normale.
E il tempo continua a lavorare anche su quello che nessuno ricorda.
Ogni anno che passa senza che nessuno lo dica, il primo anno vale un po' di più. E qualcuno se lo ricorda un po' di meno.
Se in farmacia lavora un figlio e vuoi sapere quanto ha già messo, prima che se lo chieda qualcun altro, possiamo partire da una diagnosi.
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Il contenuto ha finalità divulgative e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale, legale o del lavoro personalizzata, né raccomandazione d'investimento. I numeri del caso sono illustrativi e non si riferiscono a persone reali. Collazione, legittima, validità degli accordi fra eredi e strumenti per mettere per iscritto una divisione sono materia del notaio; eventuali crediti di lavoro vanno valutati con un consulente del lavoro.
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FONTI E NOTE METODOLOGICHE
Il figlio dipendente, con le ipotesi della lezione 6: costo annuo per la farmacia di 43.804 euro al minimo del contratto (CCNL farmacie private, collaboratore Q3 oltre 12 anni, 7 scatti di anzianità) e di 63.804 euro a prezzo di mercato. La differenza di 20.000 euro di costo corrisponde a 14.603 euro di retribuzione lorda, a 6.337 euro di netto e a 5.828 euro fra TFR (al netto del contributo dello 0,5%) e contributi per la pensione (33% della retribuzione): 12.165 euro in tutto. Il resto, 7.835 euro, sono imposte e contributi che non finiscono nella pensione del figlio.
Il padre: IRPEF all'aliquota marginale del 43% più addizionali stimate al 2,5%, come nelle lezioni 6, 7 e 8. L'imprenditore individuale non paga l'IRAP dal periodo d'imposta 2022 (art. 1, comma 8, L. 234/2021). Sui 20.000 euro di utile in più restano 10.900 euro.
Chi paga i 18.972 euro in più andati allo Stato (grafico 1): confronto con il mondo in cui il figlio fosse stato pagato a prezzo di mercato per 15 anni (182.472 euro in più al figlio, 163.500 euro in meno nel patrimonio del padre), a valori nominali, con la massa divisa in 3 parti uguali. La differenza fra i 2 mondi, 18.972 euro, è la perdita della famiglia verso lo Stato.
Rivalutazione al 4% annuo nominale, il costo opportunità della lezione 2: 15 importi annui, l'ultimo senza rivalutazione e il primo con 14 anni di capitalizzazione composta, cioè moltiplicato per 1,04 una volta per ogni anno. L'aiuto per la casa: 120.000 euro per 12 anni al 4% annuo, 192.124 euro.
Rivalutazione all'inflazione: variazioni medie annue dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) dal 2012 al 2025, dati ISTAT pubblicati dalla Camera di Commercio di Varese; importi dal 2011 al 2025, l'ultimo non rivalutato. Per l'aiuto per la casa si usa il valore indicato nella lezione 2, circa 147.600 euro: il conguaglio con questo metro è quindi indicativo.
La divisione: il conferimento si toglie dal patrimonio di 1.936.000 euro, l'aiuto per la casa rivalutato si aggiunge, e la massa si divide in 3. Il primo figlio riceve la sua quota più il conferimento, il secondo la sua quota meno l'aiuto. Il conguaglio è la differenza fra il valore della farmacia, 966.000 euro, e quello che spetta al figlio che la prende. Con il metro del 4% annuo, il conferimento pesa sul conguaglio per 2 terzi del suo valore e l'aiuto per un terzo.
Impresa familiare: art. 230-bis del codice civile, che si applica «salvo che sia configurabile un diverso rapporto», per esempio un rapporto di lavoro dipendente. Collazione delle donazioni: art. 737 del codice civile. Mansioni superiori: art. 2103 del codice civile.
Ipotesi di semplificazione. Il divario di 20.000 euro l'anno è stimato con i salari e le regole fiscali di oggi, e applicato uguale a tutti i 15 anni: anni fa i salari erano più bassi, e fino al 2021 il titolare pagava anche l'IRAP, quindi al padre restava un po' meno di 10.900 euro. TFR e contributi per la pensione sono contati al valore versato, prima delle imposte che graveranno su TFR e pensione. La ricostruzione anno per anno della voce 02 corregge tutti questi punti.
I conti usano l'importo esatto di 12.164,79 euro l'anno: rifatti con 12.165 euro danno qualche euro in più. Il caso della famiglia del corso è illustrativo. Differenze di un euro nei totali sono dovute agli arrotondamenti.






