Il coniuge del figlio, la farmacia entra nella comunione dei beni?

Se tuo figlio si separa, la farmacia che ha ricevuto in dono resta sua. Quello che ci ha messo da parte, no. Una formica, una cicala e una barca a vela spiegano dove passa il confine.

LA FILOSOFIA D'INVESTIMENTO DELLA FARMACIA

Luca Petri, CFP® · FMVA®

10/14/202613 min read

IL PASSAGGIO GENERAZIONALE IN FARMACIA · LEZIONE 18 DI 36

Se tuo figlio si separa, la farmacia che ha ricevuto in dono resta sua. Quello che ci ha messo da parte, no. Una formica, una cicala e una barca a vela spiegano dove passa il confine.

Luca Petri

CFP® · FMVA® · FPWMP® · Consulente Finanziario Autonomo · OCF n. 637312 · 13 min di lettura


La farmacia entra nella comunione dei beni, se tuo figlio si separa? È una domanda che molti titolari pensano e quasi nessuno fa ad alta voce. Sembra una domanda sul matrimonio del figlio, e invece è una domanda sui conti.

Nella lezione 17 il coniuge era quello del padre. Qui è quello del figlio o della figlia, cioè la nuora o il genero. Le regole sono le stesse, perché il codice civile parla di coniugi e non fa preferenze.

Per spiegarle racconto una storia un po' bizzarra. Ogni passaggio è previsto dal codice civile.


PERCHÉ HO SCRITTO QUESTO

In questa lezione non c'è un cattivo. Il coniuge del figlio non è un avversario, e la legge non lo tratta come tale. Divide quello che una coppia costruisce insieme e lascia fuori quello che arriva da prima o da fuori, come i doni e le eredità.

Il guaio è che il confine fra le 2 cose non passa dove la gente pensa. E conviene conoscerlo quando nessuno ne ha bisogno, cioè adesso.


La tracciabilità del lotto

In farmacia ogni confezione ha un lotto e una data. Se qualcosa va storto, non conta chi ha il flacone in mano. Conta da dove arriva e quando è entrato in magazzino.

Con i beni di una coppia sposata in comunione, il codice civile fa la stessa cosa. Non guarda a chi è intestato un bene. Guarda da dove arriva e quando.

Una farmacia ricevuta in dono o in eredità arriva da fuori la coppia, ed è un bene personale del figlio (art. 179). Quello che il figlio compra durante il matrimonio, invece, di regola entra in comunione, anche se lo intesta solo a sé (art. 177).

Detto così sembra semplice. Poi arrivano la formica e la cicala.

Un esperimento con il gruppo di controllo

In laboratorio, per capire l'effetto di una variabile, si prendono 2 campioni identici e se ne cambia una sola. La vita, a volte, gli esperimenti li prepara meglio di un laboratorio.

Chiara e Laura si laureano in Farmacia nella stessa sessione. Tutte e 2 ricevono dai genitori una farmacia, con una donazione. Tutte e 2 si sposano lo stesso anno, in comunione dei beni.

È il regime che si applica quando al matrimonio non si sceglie niente. Nel 2024 l'ha tenuto una coppia su 4, le altre hanno scelto la separazione dei beni. Chiara e Laura sono in quella su 4.

La comunione dei beni, sia chiaro, non è un sentimento. È un regime patrimoniale, e ci si può amare moltissimo anche in separazione dei beni.

Le 2 farmacie rendono uguale. A ciascuna restano 50.000 euro l'anno di utili, dopo le spese della famiglia. Ed ecco la variabile.

Chiara li mette da parte, tutti, per 12 anni. A metà strada ne usa 300.000 per una casa al mare, intestata solo a lei. È la formica.

Laura li spende, tutti, per 12 anni. Viaggi, ristoranti, e una barca a vela da 80.000 euro. È la cicala.

Dopo 12 anni, lo stesso mese, si separano tutte e 2. Il resto dell'esperimento lo conduce il codice civile.

Il risultato

Le farmacie restano a loro. Le avevano ricevute in dono, sono beni personali, e alla separazione non si dividono. Al massimo si discute degli incrementi, e ci torniamo più avanti.

Il marito di Chiara riceve metà dei soldi rimasti sul conto, 150.000 euro. Sono utili messi da parte e non spesi, e alla separazione si dividono (art. 177, lettera c).

Riceve anche metà della casa al mare, altri 150.000 euro, perché è stata comprata durante il matrimonio. Che fosse intestata solo a Chiara non cambia niente. Il codice civile legge il lotto, non l'etichetta.

Il marito di Laura riceve metà della barca. La barca oggi vale 50.000 euro, quindi 25.000. In pratica si vende e si dividono i soldi, perché mezza barca galleggia male.

E i viaggi e i ristoranti? Sono stati consumati, e quello che è stato consumato alla separazione non si divide (art. 177, lettera c). Per il codice civile, le cene non esistono più.

€300.000

QUELLO CHE CEDE LA FORMICA, CONTRO MEZZA BARCA DELLA CICALA

Grafico 1. Quanto va all'ex coniuge alla separazione, dopo 12 anni in comunione dei beni. Stessa farmacia ricevuta in dono, stessi utili, scelte diverse. Storia inventata.

Ricapitoliamo. Stessa laurea, stessa farmacia, stessi utili, stesso regime. All'ex marito di Chiara vanno 300.000 euro, a quello di Laura mezza barca.

Nella favola, d'inverno, la formica ha la dispensa piena e la cicala bussa alla sua porta. Nel codice civile la dispensa piena si divide a metà. Esopo, evidentemente, non aveva un notaio.

Non è un invito a fare la cicala

La regola sembra premiare chi spende. Non è così, e soprattutto non è il messaggio di questa lezione.

La logica è precisa. Quello che una coppia mette da parte mentre vive insieme, se c'è ancora quando la comunione finisce, è di tutti e 2. È il senso della comunione, e quasi sempre è giusto così.

Il punto è un altro. Molti titolari credono che la farmacia data in dono metta al sicuro tutto. Mette al sicuro la farmacia. Non quello che la farmacia produce, e non quello che si compra con i suoi utili.

E spendere apposta per non dividere sarebbe scorretto, oltre che inutile. La barca, l'auto e la seconda casa si dividono lo stesso, perché sono acquisti. Resta fuori solo quello che si consuma, ed è difficile costruirci un piano.

Dove passa il confine

Ecco la mappa, per una coppia sposata in comunione dei beni. Vale per il figlio, per la figlia e per chiunque altro.


DOVE PASSA IL CONFINE, IN COMUNIONE DEI BENI

●Resta solo del figlio. La farmacia ricevuta in dono o in eredità, quello che aveva prima del matrimonio, le cose di uso strettamente personale. E quello che compra con il ricavato di un bene personale, se lo dichiara nell'atto, e per case e beni registrati con l'altro coniuge presente (art. 179).

●Si divide alla separazione, se c'è ancora. Gli utili e gli affitti messi da parte e non spesi (art. 177). Possono entrarci anche gli incrementi della farmacia. E la farmacia comprata o avviata dopo le nozze da uno solo dei 2 dà all'altro un credito pari a metà del suo valore netto (art. 178).

●È di tutti e 2 da subito. Quello che si compra durante il matrimonio, anche se è intestato a uno solo. La casa, la barca, l'appartamento da affittare. E, caso raro, la farmacia avviata dopo il matrimonio e gestita da tutti e 2 (art. 177).


Per la farmacia comprata da uno solo durante il matrimonio c'è una precisazione importante. Alla separazione l'altro coniuge non ne diventa comproprietario. Ha un credito, pari alla metà del suo valore al netto dei debiti. Lo hanno chiarito le Sezioni Unite della Cassazione nel 2022 per un'impresa avviata dopo le nozze, e di regola vale anche per l'azienda comprata.

Per una farmacia in ditta individuale è quasi una fortuna, perché il coniuge che non è farmacista non potrebbe esserne titolare. Ma un credito di quella misura va pagato, e spesso si paga con un mutuo.

Il caso, il primo figlio sposato in comunione

CASO · ESEMPIO ILLUSTRATIVO

●La famiglia del corso. Il primo figlio, farmacista, prende la farmacia da €966.000 (lezione 11)

●È sposato dal 2016, in comunione dei beni. Il suo coniuge lavora altrove, e in farmacia non ha mai lavorato

●Ipotesi. Ogni anno mette da parte €30.000 degli utili, e 10 anni dopo il passaggio si separa

●3 scenari. La farmacia in dono o in eredità, la farmacia comprata dal padre, oppure la coppia in separazione dei beni


Se il primo riceve la farmacia in dono o in eredità, la farmacia resta sua. Alla separazione si dividono i risparmi, cioè metà di 300.000 euro, 150.000.

Se invece la compra dal padre durante il matrimonio, anche con un mutuo, la farmacia entra nei conti. Al coniuge spetta un credito fino alla metà del valore, 483.000 euro a mutuo pagato, più i 150.000 dei risparmi.

Vendere la farmacia al figlio sposato in comunione è un modo elegante di metterla nei conti della coppia senza che nessuno se ne accorga. Ce ne si accorge quando la comunione si scioglie, con una separazione o con la morte del figlio.

Il confronto, va detto, è semplificato. Nella vendita il figlio paga la farmacia, di solito con un mutuo che rimborsa con gli utili della coppia. Il credito del coniuge rispecchia anche quei soldi, e il padre, dall'altra parte, incassa il prezzo.

Se infine il primo e il suo coniuge sono in separazione dei beni, alla separazione non si divide niente di tutto questo. Né la farmacia, né i risparmi sui conti intestati a lui.

€483.000

IL CREDITO CHE NASCE SE LA FARMACIA È COMPRATA DURANTE IL MATRIMONIO

Grafico 2. Quanto entra nella separazione 10 anni dopo il passaggio, se il primo figlio prende la farmacia da 966.000 euro, in 3 scenari. Credito a debiti pagati.

La forma conta più di quanto sembri. Il padre non può scegliere il regime dei beni del figlio. Può scegliere come gli passa la farmacia, e quella scelta pesa quanto il regime.

Un dettaglio sulla vendita. Il figlio può pagarla con il ricavato di un bene personale, come una casa ricevuta in eredità. Se lo dichiara nell'atto, con il coniuge presente, la farmacia può restare sua (art. 179, lettera f), ma sul punto gli autori non sono d'accordo. Con gli utili o con un mutuo, no.

Anche la farmacia ricevuta in dono, poi, non è del tutto fuori dai conti. Gli incrementi del periodo del matrimonio possono entrare nella comunione de residuo (art. 178). Sono quello che si aggiunge all'azienda, come gli utili lasciati dentro o reinvestiti, e come si misurano lo stabiliscono l'avvocato e il perito.

Se il coniuge del figlio lavora in farmacia

C'è un caso in cui il coniuge del figlio entra nei conti anche in separazione dei beni. È quando lavora in farmacia in modo continuativo, senza un contratto.

Allora la legge lo considera un familiare che lavora nell'impresa familiare, con diritto a una parte degli utili e degli incrementi, in proporzione al lavoro (art. 230-bis). L'abbiamo visto nella lezione 16, per il figlio. E vale già oggi, con la farmacia ancora del padre, perché per la legge il coniuge del figlio è un suo affine.

La soluzione è semplice e conviene a tutti. Un contratto vero, con il contratto delle farmacie private, rispettato nei fatti, e una busta paga. Chi lavora è pagato ogni mese, e alla separazione non c'è niente da ricostruire.

E se il figlio muore prima

Questa è la parte senza battute, e la dico in breve.

Se il figlio muore dopo aver ricevuto la farmacia, la comunione si scioglie. Al coniuge spetta prima di tutto la sua metà di quello che era in comune. Poi è anche erede, con le regole della lezione 17.

E fino al divorzio, il coniuge separato senza addebito resta erede come prima (art. 548).

Se muore prima del padre, senza aver ricevuto la farmacia, al suo coniuge dal nonno non arriva niente. La parte del figlio passa ai suoi figli, per rappresentazione (artt. 467 e 468).

Nelle donazioni il padre può aggiungere una clausola di riversibilità, Il Codice civile usa proprio “riversione” all’art. 791 (“Riversione convenzionale” ). Se il figlio muore prima di lui, la farmacia donata torna indietro (art. 791). Vale solo a favore di chi dona, e va scritta bene.

Detta in modo generico, vale solo se prima del padre muoiono anche i nipoti. E quando scatta, travolge le vendite e le ipoteche fatte nel frattempo (art. 792). Il testo lo decidi tu, e lo scrive il notaio.


ATTENZIONE

Nel 2024 quasi 3 coppie su 4 hanno scelto la separazione dei beni. Se è il caso di tuo figlio, gran parte di questa lezione non lo riguarda. Restano l'assegno, che guarda ai redditi e ai patrimoni di entrambi, e il coniuge che lavora in farmacia.

Restano anche la casa familiare, che con figli piccoli può essere assegnata all'altro genitore anche se è del figlio, e i conti cointestati, che si presumono a metà.

Le stesse regole valgono per l'unione civile, dove la comunione è il regime di partenza, anche se lì non c'è la separazione e l'unione si scioglie direttamente. Chi convive senza essere sposato non ha la comunione, a meno di sceglierla con un contratto di convivenza (legge 76 del 2016). Se però lavora in farmacia, dal 2024 conta come familiare anche il convivente (Corte costituzionale 148/2024).

Se la farmacia è in una società il discorso sulle quote cambia, e lo vediamo nella lezione 20. Regime dei beni, separazione e assegno sono materia dell'avvocato. Donazioni e convenzioni sono materia del notaio, le imposte del commercialista.



IN SINTESI

●La farmacia ricevuta in dono o in eredità è un bene personale del figlio. Se si separa, resta sua.

●In comunione dei beni si dividono gli utili messi da parte e quello che si compra durante il matrimonio, anche se intestato a uno solo.

●Nella storia la formica cede 300.000 euro e la cicala mezza barca. Non per merito, ma perché il codice divide quello che resta.

●Se il figlio compra la farmacia durante il matrimonio, al coniuge può spettare un credito fino alla metà del valore. Nel caso fino a 483.000 euro.

●La forma del passaggio la sceglie il padre, il regime la coppia. Pesano tutte e 2.


Cosa fare, prima di firmare

Sapere in che regime è sposato tuo figlio non è una curiosità indiscreta. È un dato del piano, come il valore della farmacia. Chiedilo come si chiede il gruppo sanguigno prima di un intervento, sperando che non serva.

Scegli la forma del passaggio sapendo cosa comporta. Donazione e testamento lasciano la farmacia al figlio. La vendita durante il matrimonio la porta nei conti della coppia.

Se il coniuge di tuo figlio lavora in farmacia, mettilo in regola con un contratto. È giusto verso chi lavora, ed evita di ricostruire 10 anni di lavoro davanti a un giudice.

Il regime dei beni lo scelgono tuo figlio e il suo coniuge, insieme. Si può cambiare anche dopo il matrimonio, con un atto dal notaio (art. 162). Vale per il futuro e chiude la comunione. Quello che è già in comune resta di tutti e 2 finché non si divide.

Tu puoi spiegare i numeri, non firmare al posto loro.

Domande e risposte

E se è mia figlia?

Vale tutto identico. Il codice civile parla di coniugi, e infatti nella storia le farmaciste erano 2.

Devo scrivere nella donazione che la farmacia resta fuori dalla comunione?

Non serve, lo dice già la legge. Un bene ricevuto in dono è personale, a meno che l'atto dica il contrario (art. 179, lettera b). Quello che conta è non scrivere il contrario.

Se gli do i soldi per comprare casa?

Se i soldi servono proprio a comprare quella casa, e il collegamento si può dimostrare, per la Cassazione il dono è la casa, e resta sua. Se paghi solo una parte del prezzo, resta sua solo quella parte.

Un bonifico generico, senza collegamento con l'acquisto, è un regalo di soldi, e la casa comprata dopo può finire in comunione. Se la casa si intesta a tutti e 2, è di tutti e 2. Il passaggio si prepara con il notaio, prima del rogito.

La farmacia è in una società. Cambia qualcosa?

Sì, perché il figlio riceve quote e non un'azienda. Le regole su morte, separazione e uscita dei soci vanno scritte nello statuto, e sono il tema della lezione 20.

Una cosa che ho notato

Quasi tutti i titolari che si fanno questa domanda la pensano come una domanda sulle persone. Mio figlio ha sposato la persona giusta? Mi posso fidare?

La legge non se lo chiede mai. Non guarda le persone, guarda i lotti. Da dove arriva un bene, e quando è entrato in casa.

Per questo la risposta migliore è anche la più tranquilla. Non serve sospettare di nessuno, basta sapere dove passa il confine.

Il confine c'è sempre. Si vede meglio quando nessuno ha bisogno di guardarlo.

Se nel tuo piano la forma del passaggio non è ancora decisa, possiamo partire da una diagnosi.

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Il contenuto ha finalità divulgative e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale, legale o del lavoro personalizzata, né raccomandazione d'investimento. La storia e i numeri del caso sono illustrativi e non si riferiscono a persone reali. Regime dei beni, separazione, divorzio e assegni sono materia dell'avvocato. Donazioni, convenzioni matrimoniali e clausole sono materia del notaio, le imposte del commercialista.

Luca Petri

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FONTI E NOTE METODOLOGICHE

Il regime legale. Senza una scelta diversa, il regime patrimoniale della famiglia è la comunione dei beni (art. 159 c.c.). Le convenzioni matrimoniali si fanno per atto pubblico, anche durante il matrimonio (art. 162 c.c.). Il cambio di regime scioglie la comunione da quel momento (art. 191 c.c.). Per l'unione civile la comunione è il regime di partenza (legge 76/2016, comma 13), e il contratto di convivenza può prevederla (comma 53).

Quante coppie scelgono la separazione dei beni. ISTAT, Matrimoni, unioni civili, separazioni e divorzi, anno 2024. Il 74,8% dei matrimoni celebrati nel 2024 ha scelto la separazione dei beni, contro il 74,3% del 2023.

Beni personali. Sono personali i beni ricevuti per donazione o successione, se l'atto non li attribuisce alla comunione, e quelli di uso strettamente personale (art. 179 c.c.). Lo sono anche quelli comprati con il prezzo di beni personali, se dichiarato nell'atto. Per immobili e beni mobili registrati serve anche la partecipazione dell'altro coniuge all'atto, condizione necessaria ma non sufficiente (art. 179, secondo comma, e Cass. SU 22755/2009). La casa comprata con denaro dato dal genitore proprio per quell'acquisto è una donazione indiretta della casa, ed è personale (Cass. 15778/2000). Se il genitore paga solo una parte del prezzo, è personale solo quella parte (Cass. 20336/2021).

Comunione immediata. Entrano in comunione gli acquisti fatti durante il matrimonio, insieme o separatamente, esclusi i beni personali (art. 177, lettera a). Un bene comprato da un solo coniuge entra nel patrimonio di entrambi (Cass. 1292/1998). Entrano anche le aziende gestite da tutti e 2 e costituite dopo il matrimonio (lettera d).

Comunione de residuo. I frutti dei beni propri e i proventi dell'attività separata entrano in comunione solo se non sono stati consumati allo scioglimento (art. 177, lettere b e c). Quello che è stato consumato prima resta fuori (Cass. 5652/2017 e 16993/2023). I beni dell'impresa di un coniuge costituita dopo il matrimonio e gli incrementi dell'impresa anche precedente entrano se esistono allo scioglimento (art. 178).

Il credito sull'azienda. Per l'impresa di un coniuge costituita dopo il matrimonio, all'altro spetta un diritto di credito pari al 50% del valore dell'azienda allo scioglimento. Il valore si calcola al netto delle passività (Cass. Sezioni Unite, 15889 del 17 maggio 2022). La sentenza riguardava un'impresa avviata dopo le nozze, e la giurisprudenza applica di regola lo stesso articolo all'azienda acquistata da un coniuge. Nel caso, metà di 966.000 euro, cioè 483.000, a debiti pagati e a parità di valore.

Quando si scioglie. La comunione si scioglie, fra l'altro, con la morte di un coniuge, con la separazione personale e con il cambio convenzionale del regime (art. 191 c.c.). Quello che era in comune resta in comproprietà fino alla divisione. Il coniuge separato senza addebito conserva i diritti successori (art. 548 c.c.).

Impresa familiare. Il familiare che lavora in modo continuativo nell'impresa partecipa agli utili e agli incrementi in proporzione al lavoro (art. 230-bis c.c.). Vale se non c'è un altro rapporto, come il lavoro dipendente. Sono familiari il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo, e dal 2024 anche il convivente di fatto (Corte costituzionale 148/2024).

Morte del figlio. Con la rappresentazione subentrano i discendenti del figlio che non può o non vuole accettare (artt. 467 e 468 c.c.). La riversibilità della donazione vale solo a favore del donante (art. 791 c.c.). Se è stipulata in modo generico riguarda la premorienza del donatario e dei suoi discendenti. Quando si verifica, risolve le alienazioni e fa tornare i beni liberi da pesi e ipoteche (art. 792 c.c.).

La storia. Chiara e Laura sono inventate. 50.000 euro l'anno per 12 anni fanno 600.000 euro. Alla formica restano 300.000 euro sul conto e una casa al mare da 300.000, e all'ex coniuge vanno 150.000 più 150.000. La barca della cicala, pagata 80.000 euro, alla separazione ne vale 50.000, e all'ex coniuge vanno 25.000.

Il caso. 30.000 euro l'anno di risparmi per 10 anni fanno 300.000 euro, e all'ex coniuge vanno 150.000. Con la farmacia comprata durante il matrimonio, 483.000 più 150.000, cioè 633.000. Il caso è illustrativo e non si riferisce a persone reali.



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