Governance della farmacia di famiglia, chi decide cosa quando siete in 3?

Oggi decide uno solo, e funziona. Domani i soci saranno 3 e in farmacia ne lavorerà uno. Le decisioni da scrivere prima sono 3, e un marchese francese del Settecento spiega perché votare non basta.

LA FILOSOFIA D'INVESTIMENTO DELLA FARMACIA

Luca Petri, CFP® · FMVA®

10/15/202615 min read

IL PASSAGGIO GENERAZIONALE IN FARMACIA · LEZIONE 19 DI 36

Oggi decide uno solo, e funziona. Domani i soci saranno 3 e in farmacia ne lavorerà uno. Le decisioni da scrivere prima sono 3, e un marchese francese del Settecento spiega perché votare non basta.

Luca Petri

CFP® · FMVA® · FPWMP® · Consulente Finanziario Autonomo · OCF n. 637312 · 16 min di lettura


La governance della farmacia di famiglia, oggi, è semplicissima. Le riunioni durano pochissimo, perché partecipa una persona sola, e ha sempre la maggioranza.

È una monarchia, e funziona. Il re non ha bisogno di una costituzione, perché ce l'ha in testa.

Poi un giorno, se la farmacia resta a tutti e 3 i figli, la monarchia finisce. A decidere saranno in 3, e a lavorare in farmacia, quasi sempre, uno solo.

Da qui nasce la domanda di questa lezione, la prima del modulo sulle regole scritte. Chi comanda in un'azienda di famiglia in cui lavora uno solo? La risposta breve è che non deve comandare nessuno. Devono comandare 3 righe, scritte prima.

Il titolo dice «siete» perché le regole le scrivi tu, ma al tavolo si siederanno loro. Ed è bene che questa lezione la leggano anche loro.


PERCHÉ HO SCRITTO QUESTO

Fino a qui il corso ha parlato di persone. Da qui in avanti parla di regole. Non perché le persone contino meno, ma perché cambiano, e le regole scritte sono quello che resta uguale mentre loro cambiano.

Questa lezione non dice cosa scrivere nello statuto, che è il tema della lezione 20. Dice cosa va deciso prima, da chi e con quale maggioranza.


Agitare prima dell'uso

Chi ha preparato un'emulsione in laboratorio lo sa. Olio e acqua non si mescolano, e non è colpa di nessuno dei due. È la loro natura.

Per tenerli insieme serve un tensioattivo, nella dose giusta e con il giusto equilibrio fra la parte che ama l'acqua e quella che ama l'olio. Senza, prima affiorano, poi coalescono, poi si separano. L'affioramento si rimedia agitando, la coalescenza no.

In una farmacia di famiglia in cui lavora uno solo, chi lavora e chi non lavora sono olio e acqua. Non per carattere, per posizione.

Chi lavora vede la farmacia da dentro. Vede i turni, i fornitori, il robot che servirebbe, la fatica del sabato. Chi non lavora la vede da fuori, con un bilancio all'anno e un bonifico, quando arriva.

Chi lavora vorrebbe un compenso giusto e reinvestire. Chi non lavora vorrebbe distribuire. Nessuno dei 3 ha torto, ed è proprio per questo che da soli non si mescolano.

Il tensioattivo sono le regole scritte. E come in laboratorio, va aggiunto mentre si prepara l'emulsione, non dopo che si è separata. Altrimenti a ogni assemblea serve l'avvertenza delle sospensioni. Agitare prima dell'uso.

Il caso, una farmacia e 3 soci

Torniamo alla famiglia del corso. Per questa lezione immaginiamo che la farmacia resti a tutti e 3 i figli, in parti uguali, dentro una società.

Dalla riforma del 2017 si può fare anche se gli altri 2 non sono farmacisti, purché la direzione sia affidata a un farmacista idoneo. La riforma la vediamo per esteso nella lezione 20.

CASO · ESEMPIO ILLUSTRATIVO

●La farmacia vale €966.000 e produce €200.000 l'anno di EBITDA, prima di pagare chi la dirige (lezioni 5 e 8)

●È di una srl con 3 soci, i 3 figli, un terzo ciascuno. Il primo, farmacista, la dirige ed è l'unico che ci lavora. Gli altri 2 lavorano altrove come dipendenti

●Ogni anno €15.000 vanno in investimenti di mantenimento, cioè arredi, software e attrezzature (lezione 8)

●Tutti i conti sono prima delle imposte, che dipendono dalla forma della società


La srl non è una scelta a caso. Chi ha quote di una srl titolare di farmacia può avere un altro lavoro, purché non partecipi alla gestione. Lo ha chiarito la Corte costituzionale (sentenza 11 del 2020).

Tolti i 15.000 euro di mantenimento, restano 185.000 euro, e ogni anno qualcuno deve decidere dove vanno. Le uscite sono solo 3. Il compenso di chi lavora, quello che si reinveste e quello che si distribuisce.

Ogni euro che va a una delle 3 manca alle altre 2. Non è cattiveria, è aritmetica. E senza 3 righe scritte che le regolino, ogni anno è una trattativa.

2 contro 1

Con 3 soci uguali una maggioranza c'è sempre. Il guaio è che sulle decisioni che contano rischia di essere sempre la stessa.

Il compenso del primo, in un modo o nell'altro, lo decidono i soci. E per gli altri 2 ogni euro di compenso in meno è un euro di utile in più, di cui prendono 2 terzi.

Facciamo il conto con i numeri della lezione 6. Un direttore pagato a mercato costa alla farmacia 62.000 euro l'anno. Al minimo del contratto ne costa 45.112.

Se la maggioranza sceglie il minimo, ogni anno 16.888 euro di costo del suo lavoro diventano utili da dividere in 3. Lui ne recupera un terzo come socio, quindi perde 11.259 euro l'anno. Gli altri 2 ne guadagnano 5.629 a testa.

In 10 anni fanno 112.586 euro, prima delle imposte. Non li ha presi nessuno con la forza. Li ha decisi una maggioranza, legittimamente, 2 a 1.

€112.586

QUELLO CHE PERDE IN 10 ANNI CHI DIRIGE, SE LA MAGGIORANZA LO PAGA AL MINIMO INVECE CHE A MERCATO

Una maggioranza non ha ragione, ha solo più voti. Quasi 2 secoli fa Alexis de Tocqueville la chiamava tirannia della maggioranza. Non serve un tiranno. Basta una maggioranza che non cambia mai.

Il potere, però, non sta tutto da una parte. Chi dirige ha in mano l'informazione. Sa quanto costa davvero il robot, se un investimento serve o è solo comodo, quanto vale un'ora del suo lavoro.

Gli altri 2 hanno i voti, lui ha i numeri. In politica questa combinazione ha prodotto parecchie rivoluzioni. In farmacia, di solito, produce assemblee lunghissime.

Il voto che gira in tondo

Si potrebbe pensare che basti votare con lealtà, una cosa alla volta. Nel 1785 un matematico francese, il marchese di Condorcet, dimostrò che non basta. Chi ha fatto almeno un'assemblea di condominio lo sospettava. Lui ci arrivò con la matematica.

Mettiamo che a fine anno, pagato il compenso, ci siano 3 proposte per gli utili. A, distribuire tutto. B, reinvestire tutto nel robot. C, metà e metà.

Il primo, che dirige, vuole il robot. Preferisce B, poi C, poi A.

Il secondo ha un mutuo da chiudere e non ama le mezze misure. O si distribuisce tutto, o si fa il robot come si deve, perché metà robot non serve e metà dividendo non chiude il mutuo. Preferisce A, poi B, poi C.

Il terzo è prudente. Preferisce C, poi A, poi B.

Ora si vota a coppie. A batte B, 2 a 1, con il secondo e il terzo. B batte C, 2 a 1, con il primo e il secondo. C batte A, 2 a 1, con il primo e il terzo.

Ogni proposta perde contro un'altra. Non esiste una proposta che vince.

Grafico 1. Con 3 fratelli e 3 proposte sugli utili dell'anno, ogni proposta perde contro un'altra, e il risultato dipende dall'ordine dei voti. Esempio illustrativo.

E allora chi vince? Vince chi decide l'ordine dei voti. Se si vota prima A contro B e poi il vincitore contro C, vince C. Se si parte da B contro C, vince A. Se si parte da C contro A, vince B.

3 ordini del giorno, 3 risultati diversi. Stessi fratelli, stessa lealtà, stessa farmacia.

È una delle scoperte più scomode della storia della democrazia. La volontà della maggioranza, a volte, non esiste. Esiste l'ordine del giorno, e chi lo scrive decide.

Per una farmacia di famiglia la conseguenza è pratica. Le decisioni che si ripetono ogni anno non vanno messe ai voti ogni anno. Vanno decise una volta, con una regola.

La quota dice quanto ti spetta, non quanto conti

C'è un secondo equivoco. Si pensa che chi ha più quote abbia più potere, in proporzione. Non è così.

Il potere di un socio è quante volte il suo voto è decisivo, cioè trasforma una minoranza in una maggioranza. Nel 1954 Lloyd Shapley e Martin Shubik, 2 studiosi americani, proposero di misurarlo così.

Si mettono in fila i soci in tutti gli ordini possibili, come se entrassero in una stanza uno alla volta. Il potere di ciascuno è la percentuale di volte in cui è lui, entrando, a far scattare la maggioranza.

Con quote 34, 33 e 33 e la maggioranza semplice, il potere è un terzo a testa. Quell'1% in più non vale niente, perché serve comunque un alleato.

Con le stesse quote e una maggioranza dei 2 terzi, chi ha il 34% ha 2 terzi del potere. Gli altri 2, insieme, fanno il 66% e non arrivano ai 2 terzi. Senza di lui non decidono niente.

66,7%

IL POTERE DI CHI HA IL 34%, SE SI DECIDE CON LA MAGGIORANZA DEI 2 TERZI

Con 50, 25 e 25, chi ha la metà non decide da solo. Ma senza di lui non si decide niente, e il suo potere è di 2 terzi.

Con 49, 49 e 2, il socio con il 2% conta esattamente quanto gli altri. In politica lo chiamano ago della bilancia, e di solito è molto corteggiato.

Grafico 2. Quote di capitale e potere di voto di 3 soci, in 4 configurazioni. Il potere è misurato con l'indice di Shapley e Shubik.

La conclusione pratica è che le quote dividono il valore, le maggioranze dividono il potere, e si scelgono separatamente.

Si può dare a tutti la stessa quota e decidere che alcune cose richiedano il voto di tutti, o una maggioranza che comprenda chi dirige. È lì che si protegge chi lavora, senza togliere niente a chi non lavora.

Le 3 righe

Il rimedio non è scegliere chi comanda. È decidere prima le 3 cose su cui altrimenti si litiga ogni anno, e toglierle dal voto annuale.

01 Quanto si paga chi lavora

Un compenso di mercato per il ruolo, deciso una volta, scritto, aggiornato con il contratto e pagato prima di qualunque utile. Nel caso, 62.000 euro di costo per la farmacia.

Così chi lavora è pagato come lavoratore. Poi, come socio, prende la sua parte come gli altri. È la differenza fra uguaglianza ed equità della lezione 2, scritta in una riga.

02 Quanto si reinveste

Una regola automatica, non un voto annuale. Il mantenimento lo decide chi dirige, dentro un budget. In più, ogni anno resta in farmacia una quota fissa di quello che avanza, nel caso il 20%.

Gli investimenti sopra una certa soglia, come un robot, si decidono con una maggioranza più alta. Le soglie e il budget sono il tema della lezione 21.

03 Quanto si distribuisce

Il resto, una volta l'anno, in proporzione alle quote, dopo l'approvazione del bilancio. Senza discussione, perché la discussione c'è già stata una volta sola, quando si è scritta la regola.

Nel caso, su 200.000 euro, 62.000 vanno al compenso del primo e 15.000 al mantenimento. Dei 123.000 euro che avanzano, 24.600 restano in farmacia e 98.400 si distribuiscono, 32.800 a testa.

Al primo vanno 94.800 euro fra compenso e utili, agli altri 32.800 ciascuno, prima delle imposte. A qualcuno sembrerà sbilanciato. Non lo è. Il primo prende di più perché lavora, non perché è il primo.

E soprattutto l'anno dopo succede la stessa cosa, senza trattativa.


CHI DECIDE COSA

●Decide chi dirige. La gestione di tutti i giorni, dentro il budget. Ordini, turni, prezzi, assunzioni già previste, investimenti di mantenimento. E per legge la direzione della farmacia è sua.

●Decidono i soci a maggioranza. Il bilancio e il budget dell'anno, gli investimenti sopra la soglia, la nomina di chi amministra la società.

●Serve l'accordo di tutti, o una maggioranza che comprenda chi dirige. Cambiare le 3 righe, vendere la farmacia, comprare i muri, far entrare un socio nuovo, indebitarsi oltre una soglia. Con una via d'uscita scritta, se l'accordo non arriva (lezione 20).


È una vecchia idea, separare chi scrive le regole da chi le applica. Montesquieu la pensava per gli Stati, nel 1748. Funziona anche per una farmacia con 3 soci.

Ulisse e il test delle 3 sedie

Resta da capire perché le regole vadano scritte adesso, con il padre ancora in farmacia, e non quando servono.

Ulisse si fa legare all'albero della nave prima di passare davanti alle sirene. Non perché sia debole. Perché sa che, quando le sentirà, non sarà più in grado di decidere bene.

Le regole scritte sono la corda, e si annodano quando il mare è calmo. In farmacia le sirene arrivano puntuali. Il primo anno con un utile eccezionale, il primo anno in perdita, un fratello che ha bisogno di liquidità.

E prima o poi l'offerta di una catena. Le sirene delle catene, di solito, hanno un'ottima voce e un ottimo avvocato.

C'è un secondo motivo per scriverle adesso. Oggi nessuno sa su quale sedia si siederà fra 10 anni. Il figlio che oggi vuole i dividendi potrebbe essere quello che domani chiede di lavorare in farmacia. Quello che dirige potrebbe smettere.

Nel 1971 il filosofo John Rawls chiamò questa condizione velo d'ignoranza. Si scelgono regole più giuste quando non si sa quale posto toccherà.

Per una famiglia diventa un esercizio pratico, il test delle 3 sedie. Ogni regola va letta seduti, a turno, sulla sedia di chi dirige, di chi ha bisogno di liquidità e di chi vuole solo stare tranquillo. Se regge su tutte e 3, è una buona regola.

Se non scrivi niente, decide il codice

Anche il silenzio è una regola. Se non scrivi niente, decide il codice civile, e decide in modo diverso a seconda della società.

Per la farmacia la legge ha già deciso una cosa. La direzione è affidata a un farmacista idoneo, anche non socio, che ne è responsabile (art. 7 della legge 362 del 1991). Al banco comanda lui. Sui soldi decidono i soci.

In una srl, come nel caso, decide la maggioranza del capitale. Gli utili li distribuisce la decisione dei soci che approva il bilancio (art. 2478-bis), di regola a maggioranza assoluta del capitale presente in assemblea (art. 2479-bis).

Anche le modifiche dell'atto costitutivo, se l'atto non dice altro, richiedono il voto di almeno metà del capitale (art. 2479-bis). Con 3 soci uguali, 2 bastano per cambiare le regole anche al terzo.

Per proteggere una regola dalle maggioranze che cambiano bisogna scriverlo. Si può chiedere una maggioranza più alta. Oppure si dà a un socio un diritto particolare sull'amministrazione o sugli utili, che di regola si cambia solo con il consenso di tutti (art. 2468).

In una società di persone le regole di partenza sono altre. Se il contratto tace, ogni socio amministratore può agire da solo, e sull'opposizione di un altro decide la maggioranza calcolata sulle quote di utili (art. 2257).

Ogni socio ha diritto alla sua parte di utili, una volta approvato il rendiconto (art. 2262). Per tenerli in farmacia, quindi, serve una regola scritta. E il contratto si cambia con il consenso di tutti, se non è previsto diversamente (art. 2252).

Come si scrive tutto questo è il tema della lezione 20. Qui basta sapere che il codice decide per chi non decide, e non conosce i tuoi figli.


ATTENZIONE

Il compenso di mercato deve essere vero. Ruolo, ore e contratto devono corrispondere a quello che si paga. Un compenso gonfiato è un modo di distribuire utili a uno solo, e il fisco lo tratta di conseguenza.

Compenso e utili sono tassati in modo diverso, e la forma in cui si paga chi lavora dipende dalla società. I conti di questa lezione sono prima delle imposte.

Le regole non sostituiscono i rapporti. Funzionano se sono state discusse con i figli, non se arrivano come il regolamento di un condominio.

Statuto, patti fra soci e maggioranze sono materia del notaio e dell'avvocato. Compenso, busta paga e imposte sono materia del commercialista e del consulente del lavoro.



IN SINTESI

●In una farmacia di famiglia in cui lavora uno solo, chi lavora e chi non lavora hanno interessi diversi per posizione, non per carattere.

●Le decisioni da regolare prima sono 3. Quanto si paga chi lavora, quanto si reinveste, quanto si distribuisce.

●Con 3 soci uguali la maggioranza può essere sempre la stessa. Nel caso, pagare chi dirige al minimo invece che a mercato gli costa 112.586 euro in 10 anni.

●Con 3 proposte la maggioranza può girare in tondo, e vince chi fissa l'ordine del giorno.

●Le quote dividono il valore, le maggioranze dividono il potere. Si scelgono separatamente, e si scrivono quando nessuno sa ancora su quale sedia si siederà.


Cosa fare, prima di scriverle

Scrivi le 3 righe con i numeri, non con gli aggettivi. Non «un compenso adeguato», ma quanto, per quante ore e aggiornato come. Non «reinvestire il necessario», ma quale quota e fino a quale soglia.

Fai il test delle 3 sedie con i tuoi figli, prima uno alla volta e poi insieme. Le obiezioni che emergono adesso costano un pomeriggio. Fra 10 anni costano un avvocato a testa.

Per ogni tipo di decisione scegli chi decide e con quale maggioranza. Cambiare le 3 righe deve essere più difficile che applicarle.

Poi porta tutto al notaio e all'avvocato, che lo traducono in statuto e patti fra soci, e al commercialista, che calcola le imposte. Tu decidi cosa, loro decidono come.

Domande e risposte

E se in farmacia lavorano in 2?

Il problema si rovescia. I 2 che lavorano sono maggioranza, e decidono il proprio compenso. Il rimedio è lo stesso, un compenso di mercato scritto prima, che nessuna maggioranza può cambiare da sola.

E se resto socio anch'io?

Allora siete in 4, e in 4 si può finire 2 a 2. In 4 si gioca a briscola, per decidere serve una regola di spareggio. Va scritta prima, come le altre.

Chi stabilisce qual è il compenso di mercato?

Il mercato, appunto. Quanto costerebbe un direttore esterno con le stesse ore e le stesse responsabilità. Nel corso lo abbiamo calcolato nella lezione 6. Conviene scriverlo con un meccanismo di aggiornamento, per esempio legato al contratto delle farmacie private.

Le regole scritte si possono cambiare?

Sì, ed è giusto, perché le famiglie cambiano. Ma con una maggioranza più alta di quella che serve per applicarle. Una regola che si cambia a maggioranza semplice protegge solo la maggioranza.

Una cosa che ho notato

Nelle famiglie che litigano sui soldi, quasi mai si litiga sui soldi.

Il compenso del fratello che lavora diventa la misura di quanto vale il suo lavoro agli occhi degli altri. Il dividendo diventa la misura di quanto conta chi è rimasto fuori. Ogni voto è una piccola dichiarazione d'affetto, o il suo contrario.

È per questo che le trattative di ogni anno logorano tanto. Non si negozia una cifra. Si rinegozia, ogni anno, un riconoscimento.

Le regole scritte fanno una cosa che sembra fredda, e invece è la più calda di tutte. Tolgono ai soldi il compito di dire chi vuole bene a chi.

E c'è una cosa che riguarda il padre. Il potere della monarchia finirà comunque. Può finire per caso, il giorno in cui lui non ci sarà più, oppure per scelta, con regole scritte da lui mentre c'è ancora.

Nel secondo caso il suo potere non sparisce. Diventa il modo in cui i figli decideranno senza di lui.

Un padre non può decidere se i suoi figli andranno d'accordo. Non l'ha mai potuto, nemmeno quando erano piccoli e si contendevano lo stesso gioco.

Ma ogni regola scritta è una lite che non dovrà mai cominciare. E ogni lite che non comincia lascia più spazio a quello che nessuno statuto può scrivere.

Non puoi decidere se i tuoi figli andranno d'accordo. Puoi decidere su quante cose dovranno farlo.

Se nel tuo piano le 3 righe non sono ancora scritte, possiamo partire da una diagnosi.

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Il contenuto ha finalità divulgative e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale, legale o del lavoro personalizzata, né raccomandazione d'investimento. Il caso e i numeri sono illustrativi e non si riferiscono a persone reali. Statuti, patti fra soci e maggioranze sono materia del notaio e dell'avvocato. Compensi, buste paga e imposte sono materia del commercialista e del consulente del lavoro.

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FONTI E NOTE METODOLOGICHE

La farmacia in società. Dalla legge 124 del 2017 (art. 1, comma 157) possono essere titolari di farmacia anche le società di capitali, e i soci non devono essere farmacisti. La direzione della farmacia gestita da una società è affidata a un farmacista in possesso dell'idoneità, anche non socio, che ne è responsabile (art. 7 della legge 362 del 1991). Nessun soggetto può controllare più del 20% delle farmacie di una regione o provincia autonoma (comma 158).

Le incompatibilità dei soci. Per la Corte costituzionale (sentenza 11 del 5 febbraio 2020) l'incompatibilità con qualsiasi rapporto di lavoro pubblico e privato prevista dall'art. 8 della legge 362 del 1991 non riguarda i soci di società di capitali titolari di farmacia che si limitano ad acquisirne quote, senza essere coinvolti nella gestione. Restano le altre incompatibilità, come l'esercizio della professione medica.

Le srl. Sono riservate ai soci l'approvazione del bilancio, la nomina degli amministratori e le modifiche dell'atto costitutivo (art. 2479 c.c.). La decisione dei soci che approva il bilancio decide sulla distribuzione degli utili (art. 2478-bis c.c.). Salvo diversa disposizione dell'atto costitutivo, l'assemblea è regolarmente costituita con almeno metà del capitale e delibera a maggioranza assoluta. Per le modifiche dell'atto costitutivo serve il voto favorevole di almeno metà del capitale (art. 2479-bis c.c.). L'atto costitutivo può attribuire a singoli soci particolari diritti riguardanti l'amministrazione o la distribuzione degli utili, modificabili, salvo diversa disposizione, solo con il consenso di tutti i soci (art. 2468 c.c.).

Le società di persone. Salvo diversa pattuizione, l'amministrazione spetta a ciascun socio disgiuntamente dagli altri, e sull'opposizione decide la maggioranza dei soci determinata secondo la parte attribuita a ciascuno negli utili (art. 2257 c.c.). Il contratto sociale si modifica con il consenso di tutti i soci, se non è convenuto diversamente (art. 2252 c.c.). Salvo patto contrario, ciascun socio ha diritto di percepire la sua parte di utili dopo l'approvazione del rendiconto (art. 2262 c.c.).

Il compenso. Un direttore pagato a mercato costa alla farmacia 62.000 euro l'anno, uno al minimo del contratto 45.112, con le tabelle del contratto delle farmacie private in vigore dal 1° novembre 2021 (lezione 6). Il contratto, firmato il 7 settembre 2021, ad aprile 2026 era ancora in attesa di rinnovo. Con il rinnovo i minimi salgono e la differenza si riduce.

Il caso. EBITDA di 200.000 euro prima del compenso di chi dirige, investimenti di mantenimento pari agli ammortamenti, 15.000 euro (lezione 8). 200.000 meno 62.000 meno 15.000 fa 123.000. Il 20% resta in farmacia, 24.600, e 98.400 si distribuiscono, 32.800 a testa. Con il compenso al minimo, 16.888 euro l'anno passano agli utili. Chi dirige ne recupera un terzo e perde 11.259 euro l'anno, 112.586 in 10 anni. Il compenso è contato come costo per la farmacia, cioè con contributi e TFR. Tutti i conti sono prima delle imposte e non si riferiscono a persone reali.

Il paradosso del voto. Marie Jean Antoine Nicolas de Caritat, marchese di Condorcet, Essai sur l'application de l'analyse à la probabilité des décisions rendues à la pluralité des voix, Parigi, 1785. Le preferenze dei 3 fratelli sono inventate, e costruite per mostrare il ciclo.

Il potere di voto. Lloyd S. Shapley e Martin Shubik, A Method for Evaluating the Distribution of Power in a Committee System, American Political Science Review, 1954. Con 3 soci gli ordini di ingresso possibili sono 6, e il potere di ciascuno è la frazione di ordini in cui il suo voto fa scattare la maggioranza. La maggioranza semplice è oltre la metà del capitale, quella dei 2 terzi almeno 2 terzi.

Gli altri riferimenti. Alexis de Tocqueville, La democrazia in America, 1835. Montesquieu, Lo spirito delle leggi, 1748. John Rawls, Una teoria della giustizia, 1971. Omero, Odissea, libro XII.

L'emulsione. L'affioramento è reversibile con l'agitazione, la coalescenza no, e porta alla separazione delle fasi. La scelta del tensioattivo si basa sul suo equilibrio idrofilo-lipofilo, la scala HLB.


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