Finanziamento per liquidare i fratelli, quanto debito regge la farmacia?
La rata è uguale ogni anno, il peso sulla farmacia no. Dal debito alla rata, quello che c'è dentro, il lordo che serve per la quota capitale e le 3 durate, sui conguagli della famiglia del corso.
LA FILOSOFIA D'INVESTIMENTO DELLA FARMACIA
Luca Petri CFP® · FMVA® · FPWMP®
10/23/202612 min read


IL PASSAGGIO GENERAZIONALE IN FARMACIA · LEZIONE 26 DI 36
La rata è uguale ogni anno, il peso sulla farmacia no. Dal debito alla rata, quello che c'è dentro, il lordo che serve per la quota capitale e le 3 durate, sui conguagli della famiglia del corso.
Luca Petri
CFP® · FMVA® · FPWMP® · Consulente Finanziario Autonomo · OCF n. 637312 · 12 min di lettura
Il finanziamento per liquidare i fratelli arriva quasi sempre con una proposta semplice. Una rata. Nella famiglia del corso, per i 197.106 euro di conguaglio della lezione 25, sono 25.526 euro l'anno per 10 anni.
Sembra il 18,5% dell'EBITDA normalizzato annuo della farmacia. Nell'anno più pesante, invece, ne prende il 33%.
Non è un errore della banca, e non è un costo nascosto nel contratto. È il passaggio che salta a tutti. La quota capitale della rata non è un costo, e va pagata con soldi su cui si sono già pagate le imposte.
È la lezione più tecnica del corso. La facciamo voce per voce, con un solo strumento in mano, il fattore di correzione.
PERCHÉ HO SCRITTO QUESTO
Quando un figlio prende la farmacia e deve liquidare i fratelli, la prima domanda che si fa è se la banca gli darà i soldi. È una domanda giusta, ma è la seconda.
La prima è se la farmacia regge quel debito, anche in un anno cattivo, lasciandogli di che vivere. A questa non risponde la delibera della banca. Risponde un conto che si fa in 5 minuti, e che quasi nessuno fa.
Il fattore di correzione
In laboratorio galenico, quando un principio attivo arriva come sale, non si pesa la dose che serve. Si pesa di più.
Per 10 mg di morfina se ne pesano circa 13 di morfina cloridrato triidrato. Il resto del peso è acido cloridrico e acqua, che servono al sale ma non al paziente.
Il numero che trasforma la dose che serve nella quantità da pesare si chiama fattore di correzione. Sbagliarlo vuol dire sbagliare la dose, e in laboratorio nessuno se lo dimentica.
Con il conguaglio succede la stessa cosa. Il fratello si paga in euro netti, e la banca pure. La farmacia, invece, produce euro lordi, e da ogni euro il fisco prende la sua parte prima che arrivi alla banca.
Il primo prende la farmacia in ditta individuale. Sulla parte di reddito oltre 50.000 euro paga il 43% di IRPEF, più circa il 2,5% di addizionali (lezione 8). L'IRAP, per le persone fisiche, dal 2022 non c'è più.
1,83
IL FATTORE DI CORREZIONE, GLI EURO LORDI CHE SERVONO PER OGNI EURO DI QUOTA CAPITALE
Gli interessi non hanno bisogno della correzione. Sono un costo della farmacia, e se il finanziamento serve a prendere l'azienda, di regola si deducono (art. 61 del TUIR). La quota capitale no, perché restituire un debito non è un costo.
CASO · ESEMPIO ILLUSTRATIVO
●La famiglia del corso, con il conto della lezione 25. Il primo prende la farmacia in ditta individuale
●Senza niente di scritto sul suo lavoro già messo, il primo deve ai fratelli €197.106. È il caso principale
●Gli altri 3 casi della lezione 25. €34.718 con il conto completo, €320.667 con il conto incompleto delle lezioni 4 e 5, €454.718 se il primo prende anche i muri
●EBITDA normalizzato di €138.000 l'anno, dopo i €62.000 del compenso di mercato di chi dirige. Mantenimento di €15.000 l'anno (lezioni 8 e 20)
●Finanziamento ipotetico al 5% annuo nominale fisso, con rate annuali, come nella lezione 4
Dal debito al peso, in 5 voci
01 Il debito
Si parte dal conguaglio, e dal conguaglio giusto. Nella lezione 25 la stessa famiglia aveva 4 numeri, dai 34.718 euro del conto completo ai 454.718 dei muri al primo.
Prendiamo i 197.106 euro del caso senza niente di scritto. È il caso in cui il conguaglio pesa davvero, e quello in cui finisce la famiglia che non mette per iscritto il lavoro del figlio. Gli altri 3 li guardiamo alla fine.
02 La rata
Al 5% annuo, in 10 anni, la rata costante è di 25.526 euro l'anno. In tutto il primo restituisce 255.261 euro, cioè il conguaglio più 58.155 euro di interessi.
Divisa per l'EBITDA normalizzato di un anno, 138.000 euro, la rata è il 18,5%. È il numero che si guarda di solito, ed è il numero sbagliato.
03 Quello che c'è dentro la rata
Ogni rata ha 2 parti. Gli interessi, calcolati sul debito che resta, e la quota capitale, che lo riduce.
Il primo anno il debito è intero, e gli interessi sono 9.855 euro. La quota capitale è il resto, 15.671. Poi il debito scende, gli interessi scendono con lui, e la quota capitale cresce.
Nell'ultimo anno, dei 25.526 euro della rata, 24.311 sono quota capitale. La rata è sempre la stessa. Cambia quello che c'è dentro.
04 Il lordo
Qui entra il fattore di correzione. Gli interessi si pagano con euro lordi, perché sono un costo. La quota capitale si paga con euro netti, e ognuno ne costa 1,83 lordi.
Il primo anno, i 15.671 euro di quota capitale chiedono alla farmacia 28.754 euro lordi. Con i 9.855 di interessi, il peso vero della rata è di 38.609 euro.
Nell'ultimo anno, i 24.311 euro di quota capitale ne chiedono 44.607. Il peso vero arriva a 45.822 euro.
Grafico 1. Il peso del conguaglio di 197.106 euro sulla farmacia, anno per anno, in 10 anni al 5% annuo. La rata non cambia, le imposte sulla quota capitale sì. Caso illustrativo.
In 10 anni, per dare 197.106 euro ai fratelli, la farmacia deve produrne 419.818 lordi. Più del doppio.
05 L'anno più pesante
Il numero da guardare è l'ultimo anno, perché è quello in cui il debito pesa di più. I 45.822 euro sono il 33% dell'EBITDA normalizzato annuo. Il primo anno erano il 28%.
Nella lezione 4 avevamo dato una regola pratica. Il debito regge se non carica la farmacia oltre un terzo di quello che rende. Il punto in cui misurarlo è l'anno più pesante, e con 10 anni il caso principale ci sta, ma appena.
Le 3 durate e le 3 percentuali
La leva più semplice è allungare. Con 15 anni l'anno più pesante scende al 25% dell'EBITDA normalizzato annuo, con 20 anni al 21%.
Ma il conto sale. Gli interessi passano da 58.155 euro con 10 anni a 87.739 con 15 e a 119.220 con 20. Il lordo che la farmacia deve produrre in tutto passa da 419.818 a 480.883 euro.
Grafico 2. Il conguaglio di 197.106 euro in 10, 15 o 20 anni al 5% annuo. A sinistra il peso nell'anno più pesante, a destra gli interessi pagati in tutto. Caso illustrativo.
Allungare compra respiro ogni anno, e lo paga alla fine. E lascia la farmacia legata al debito più a lungo, anche negli anni cattivi che arriveranno.
La durata, poi, non la sceglie solo il primo. Più è lunga, più la banca chiede garanzie, come un immobile da ipotecare. Nei lotti della lezione 25 il primo ha la farmacia, e i muri sono del terzo.
La banca, dal canto suo, confronta la rata con il flusso di cassa della farmacia, e il debito con il suo EBITDA. È il suo mestiere, e il suo conto protegge la banca. Quello di questa lezione protegge il figlio.
Il test dell'anno cattivo
Un terzo dell'EBITDA è una regola pratica, e il motivo si vede in un anno cattivo.
Nella lezione 20 l'anno cattivo della farmacia del corso aveva 160.000 euro di EBITDA. Tolti i 62.000 euro del compenso di chi dirige e i 15.000 di mantenimento, ne restano 83.000.
Nel caso principale con 10 anni, dopo l'anno più pesante del debito ne restano 37.178. È un margine, non un tesoro. Il TFR dei collaboratori, 89.278 euro, prima o poi esce dallo stesso conto (lezione 22).
Con i muri al primo il conto cambia. A 10 anni il peso dell'anno più pesante è di 105.710 euro. In un anno cattivo mancano 22.710 euro, e li deve mettere il primo, togliendoli dal suo compenso.
Grafico 3. I 4 conguagli della famiglia del corso, nell'anno più pesante, sull'EBITDA normalizzato di un anno, con 10, 15 e 20 anni di rate al 5% annuo. Caso illustrativo.
Il grafico mette in fila i 4 conguagli della lezione 25. Con il conto completo il debito pesa meno del 6% dell'EBITDA normalizzato annuo, qualunque durata si scelga.
Senza niente di scritto regge a 15 e a 20 anni, e a 10 è al limite. Con il conto incompleto delle lezioni 4 e 5 regge solo a 20 anni, e anche lì è al limite. Con i muri al primo non regge a nessuna durata.
E i numeri della lezione 4 tornano. Sui 320.667 euro del conto incompleto, nell'anno più pesante, il 54% dell'EBITDA normalizzato annuo con 10 anni e il 33,5% con 20.
Senza banca, la quota capitale resta
C'è chi pensa di evitare tutto pagando il fratello a rate, senza interessi. Il terzo è d'accordo, e la banca resta fuori.
Gli interessi spariscono, il fattore di correzione no. Nel caso principale le rate sono di 19.711 euro l'anno, tutte quota capitale, e ne chiedono alla farmacia 36.166 lordi. Sono il 26% dell'EBITDA normalizzato, ogni anno.
È meno del 33%, ma non è poco. E per 10 anni un fratello è il creditore dell'altro, il legame che nella lezione 12 abbiamo cercato di evitare.
Il tasso conta meno di quanto sembri
Il 5% annuo è il tasso della lezione 4, scelto prudente. A giugno 2026 il tasso medio annuo sui nuovi prestiti alle imprese era del 3,76% (ABI). Quello vero lo dirà la banca.
Nell'anno più pesante, però, la rata è quasi tutta quota capitale, e il tasso pesa poco. Nel caso principale con 10 anni, al 4% annuo il peso è il 31,7% dell'EBITDA normalizzato, al 6% il 34,7%.
Il tasso sposta gli interessi. Il fattore di correzione resta lì.
Quando non regge, cosa si può muovere
Se il conto supera un terzo, le leve sono 4, e solo una passa dalla banca.
La durata. È quella della banca, e l'abbiamo appena vista. Abbassa il peso di ogni anno e alza il conto finale.
Il conguaglio. Il debito più leggero è quello che non nasce. Nella famiglia del corso, mettere per iscritto il lavoro già messo dal primo porta il conguaglio da 197.106 a 34.718 euro (lezioni 9 e 25).
I lotti. Il debito più pesante del grafico nasce da una scelta, i muri al primo. Con i muri al terzo il primo paga un affitto invece di una rata. Cosa vuol dire avere un fratello come padrone di casa lo vediamo nella lezione 27.
Il tempo. La liquidità preparata prima, fuori dalla farmacia, può prendere il posto di una parte del debito. Come si costruisce, e come si assegna, è la lezione 28.
E poi c'è la strada senza conguaglio, la società con tutti i figli soci, che abbiamo visto nelle lezioni dalla 19 alla 21. Lì il debito non c'è, e al suo posto ci sono le regole.
Finanziamenti, garanzie e delibere sono il mestiere della banca. La deducibilità degli interessi sul caso reale la verifica il commercialista, la forma della divisione la scrive il notaio. Qui c'è il conto che serve per arrivarci sapendo quanto debito la farmacia regge.
IN SINTESI
●La rata non dice quanto pesa il debito. Gli interessi si deducono, la quota capitale no, e ogni euro di quota capitale costa alla farmacia 1,83 euro lordi.
●La rata è uguale ogni anno, il peso cresce, perché dentro la rata cresce la quota capitale. Il numero da guardare è l'anno più pesante.
●Nel caso principale, 197.106 euro in 10 anni al 5% annuo, la rata è il 18,5% dell'EBITDA normalizzato annuo, ma l'anno più pesante ne prende il 33%.
●Con 15 anni si scende al 25%, con 20 al 21%, ma gli interessi passano da 58.155 a 119.220 euro.
●Regge se nell'anno più pesante il debito non supera un terzo dell'EBITDA normalizzato. Con i muri al primo non regge a nessuna durata.
●Anche a rate senza interessi, al fratello, la quota capitale va guadagnata al lordo.
Cosa fare, prima di firmare
Prendi il tuo conguaglio, o la stima della lezione 25, e chiedi alla banca la rata, con il tasso e la durata.
Poi fai il conto dell'anno più pesante. Una stima veloce è la rata per 1,8. Nel caso, 25.526 euro per 1,8 fanno 45.947, il 33% dell'EBITDA normalizzato annuo, quasi il conto esatto.
Dividi per l'EBITDA normalizzato di un anno, quello della lezione 5. Se supera un terzo, cambia qualcosa prima di firmare. La durata, i lotti, oppure la liquidità da preparare prima, che è la lezione 28.
Domande e risposte
Gli interessi del finanziamento si deducono?
Di regola sì, se il finanziamento serve a prendere l'azienda, perché sono un costo della farmacia (art. 61 del TUIR). La quota capitale no, mai, perché restituire un debito non è un costo. Sul caso reale la verifica la fa il commercialista.
Meglio la rata costante o la quota capitale costante?
Con la quota capitale costante, il piano all'italiana, la rata scende ogni anno, e l'anno più pesante diventa il primo. Nel caso principale con 10 anni pesa 46.022 euro, il 33% dell'EBITDA normalizzato annuo, quasi come l'ultimo anno della rata costante.
Gli interessi in tutto scendono a 54.204 euro. Cambia quando arriva il peggio, non quanto pesa.
E se la farmacia è in società?
Se il primo compra a debito le quote dei fratelli, paga la rata con gli utili che la srl gli distribuisce. Fra IRES del 24% e imposta del 26% sui dividendi, per 1 euro netto servono circa 1,78 euro di utile prima delle imposte, senza contare l'IRAP della società.
E gli interessi pagati dalla persona, di solito, non si deducono. Il fattore cambia poco, il conto no.
Conviene allungare il più possibile?
Allungare abbassa l'anno più pesante, ma alza gli interessi e lascia la farmacia legata al debito più a lungo. Nel caso principale, da 10 a 20 anni il peso scende dal 33% al 21%, e gli interessi raddoppiano. Si allunga quanto serve per stare sotto un terzo, non di più.
E il TFR dei collaboratori?
Va tenuto fuori dal debito, ma dentro il conto. Gli 89.278 euro della lezione 22 non scadono il giorno dell'atto, ma escono dallo stesso EBITDA quando finisce ciascun rapporto. È uno dei motivi per cui la regola lascia liberi 2 terzi.
Una cosa che ho notato
Facendo il conto anno per anno, mi ha colpito un dettaglio. La rata non cambia mai, 25.526 euro il primo anno e 25.526 l'ultimo. Eppure l'ultimo anno pesa di più.
Cresce, dentro la rata, la parte che non si vede. Quella che la farmacia deve guadagnare prima per il fisco, e poi per la banca.
In famiglia succede qualcosa di simile. Il conguaglio si firma in un giorno, tutti allo stesso tavolo. Poi per 10 anni lo paga uno solo, a ogni chiusura di cassa.
Gli altri 2, a quel punto, hanno già ricevuto la loro parte. Lui la sta ancora guadagnando.
E di solito, a tavola, quel peso non lo nomina nessuno. Nemmeno lui.
Se vuoi sapere quanto debito regge la tua farmacia prima di firmare, partiamo da un colloquio preliminare per il percorso Titolare per Scelta.
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Il contenuto ha finalità divulgative e non costituisce consulenza finanziaria, fiscale, legale o notarile personalizzata, né raccomandazione d'investimento o di finanziamento. Il caso e i numeri sono illustrativi e non si riferiscono a persone reali. Finanziamenti e garanzie sono materia della banca. Imposte, deducibilità degli interessi e bilancio sono materia del commercialista. Divisioni e legittima sono materia del notaio, le divisioni contestate dell'avvocato.
Luca Petri
CFP® · FMVA® · FPWMP®
Consulente Finanziario Autonomo · OCF n. 637312
FONTI E NOTE METODOLOGICHE
Gli interessi passivi. Art. 61 del TUIR (DPR 917 del 1986). Per le imprese soggette a IRPEF gli interessi passivi inerenti all'esercizio d'impresa sono deducibili per la parte corrispondente al rapporto fra i ricavi che concorrono a formare il reddito e il totale dei ricavi. La restituzione del capitale di un finanziamento non è un costo, e non si deduce.
L'IRAP. Art. 1, comma 8, della legge 234 del 2021. Dal periodo d'imposta 2022 l'IRAP non è dovuta dalle persone fisiche che esercitano attività commerciali, arti e professioni. Resta dovuta dalle società.
L'aliquota marginale. IRPEF del 43% sulla parte di reddito oltre 50.000 euro, più addizionali regionale e comunale stimate al 2,5%, come nelle lezioni 8 e 15. Il fattore di correzione è 1 diviso 0,545, cioè 1,83.
Il tasso. Tasso ipotetico del 5% annuo nominale fisso, come nella lezione 4. A giugno 2026 il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese era del 3,76%, e quello sul totale dei prestiti del 4,08% (ABI, rapporto mensile di luglio 2026).
L'ammortamento. Piano alla francese a rate annuali costanti, con gli interessi calcolati sul debito che resta. Nell'ultimo anno la quota capitale è la rata divisa per 1 più il tasso. Il peso di ogni anno è dato dagli interessi più la quota capitale moltiplicata per 1,83. Nel piano all'italiana la quota capitale è costante, 19.711 euro l'anno nel caso principale.
La società. IRES del 24% (art. 77 del TUIR) e ritenuta del 26% sui dividendi delle persone fisiche (art. 27 del DPR 600 del 1973). Per 1 euro netto servono 1 diviso 0,5624, cioè circa 1,78 euro di utile.
Il fattore di correzione in laboratorio. Morfina base, peso molecolare 285,3. Morfina cloridrato triidrato, peso molecolare 375,8. Il rapporto è 1,32, quindi per 10 mg di base se ne pesano circa 13,2 di sale.
Il caso. Conguagli della lezione 25, 34.718 euro con il conto completo, 197.106 senza il lavoro del primo scritto, 320.667 con il conto incompleto, 454.718 con i muri al primo. EBITDA normalizzato di 138.000 euro l'anno, compenso di mercato di chi dirige di 62.000, mantenimento di 15.000, anno cattivo con 160.000 euro di EBITDA (lezioni 5, 8 e 20). Caso principale in 10 anni al 5% annuo. Rata di 25.526 euro, 9.855 di interessi e 15.671 di quota capitale il primo anno, 24.311 di quota capitale l'ultimo. Peso di 38.609 euro il primo anno e di 45.822 l'ultimo, interessi totali di 58.155 euro, lordo totale di 419.818. Con 15 anni rata di 18.990 euro, interessi di 87.739, anno più pesante al 24,7%. Con 20 anni rata di 15.816 euro, interessi di 119.220, anno più pesante al 20,6%, lordo totale di 480.883. Nell'anno più pesante, con 10, 15 e 20 anni, il conto completo pesa il 5,8%, il 4,4% e il 3,6%, il conto incompleto il 54,0%, il 40,2% e il 33,5%, i muri al primo il 76,6%, il 57,0% e il 47,5%. In un anno cattivo, dopo il debito, restano 37.178 euro nel caso principale a 10 anni, e mancano 22.710 euro con i muri al primo. Rate al fratello senza interessi di 19.711 euro l'anno, con un peso di 36.166 euro.






