Equità e uguaglianza non sono la stessa cosa
Sono due parole che usiamo come sinonimi e che nel dividere un patrimonio portano a risultati distanti 264.000 euro. Questa lezione serve a distinguerle, e tutto il resto del corso poggia su questa distinzione.
LA FILOSOFIA D'INVESTIMENTO DELLA FARMACIA
Luca Petri, CFP® · FMVA®
9/20/20266 min read


IL PASSAGGIO GENERAZIONALE IN FARMACIA · LEZIONE 2 DI 36
Sono due parole che usiamo come sinonimi e che nel dividere un patrimonio portano a risultati distanti 264.000 euro. Questa lezione serve a distinguerle, e tutto il resto del corso poggia su questa distinzione.
Il dosaggio
Cominciamo da una cosa che fai tutti i giorni da trent'anni e a cui non pensi più.
Arrivano in farmacia due persone con la stessa prescrizione: un bambino di venti chili e un adulto di novanta. Dare a tutti e due la stessa quantità sarebbe, letteralmente, dare a tutti la stessa cosa. E sarebbe un errore grave.
Perché in farmacia non si dosa per porzione, si dosa per principio attivo e per peso. La quantità uguale non è la dose giusta, e una compressa e uno sciroppo che contengono lo stesso farmaco non si somministrano nella stessa misura.
Questo è tutto quello che c'è da capire sull'equità. Dare a tutti la stessa quantità è semplice, è veloce, ed è il modo in cui si fanno i danni quando i destinatari sono diversi fra loro.
Il problema è che nel dividere un patrimonio nessuno ha una tabella dei dosaggi, e allora si usa l'unica misura che tutti sanno applicare: diviso tre.
Le tre situazioni che rendono i tre fratelli diversi
Torniamo alla famiglia del corso. Patrimonio di 1.936.000 euro fra farmacia, muri, casa e liquidità. Tre figli, uno solo farmacista.
Diviso tre fanno 645.333 euro a testa. Sembra la cosa più giusta del mondo, e in un mondo in cui i tre arrivano al giorno della divisione nella stessa identica posizione, lo sarebbe.
Ma non ci arrivano nella stessa posizione, e le differenze non sono opinioni: sono importi.
Il primo ha già dato
Lavora in farmacia da quindici anni. In quei quindici anni ha preso 20.000 euro l'anno meno di quanto avrebbe preso da un altro titolare, perché in famiglia lo stipendio si fa con quello che avanza. Sono 300.000 euro già dentro quell'azienda, messi da lui, che al momento della divisione vengono contati come patrimonio del padre. È il conferimento invisibile di cui parlo per esteso nella lezione 9, e di cui ho già scritto in tuo figlio prende la farmacia e gli altri due no.
Il secondo ha già ricevuto
Dodici anni fa ha comprato casa e il padre gli ha dato 120.000 euro. Non era un prestito e nessuno lo ha mai chiamato anticipo: è stato un aiuto, detto e fatto in un pomeriggio, e nessuno ci ha messo niente per iscritto.
Il terzo non ha né dato né ricevuto
Ha fatto la sua vita, non ha lavorato in farmacia e non ha chiesto niente. È quello che nelle divisioni sembra il caso semplice, e vedremo fra poco che anche lui esce diverso dai due modi di contare.
Il conto, in quattro passaggi
Lo faccio lentamente, perché è il modello che useremo per tutto il corso.
Passo uno. I 300.000 euro che il primo figlio ha conferito lavorando sottopagato non sono patrimonio del padre: sono un debito del patrimonio verso di lui. Quindi si tolgono prima di dividere. Restano 1.636.000.
Passo due. I 120.000 che il secondo ha già ricevuto tornano nella massa, perché sono una parte della sua quota che ha semplicemente incassato in anticipo. Ma non tornano per 120.000, e su questo torno fra un attimo: rivalutati al costo opportunità del 4% annuo valgono 192.124 euro. La massa diventa 1.828.124.
Passo tre. Diviso tre fa 609.375 euro a testa.
Passo quattro. Il primo riceve la sua quota più la restituzione di quello che aveva conferito: 909.375. Il secondo riceve la sua quota meno quello che ha già avuto: 417.251. Il terzo riceve la sua quota e basta: 609.375.
E la somma dei tre fa esattamente 1.936.000, cioè il patrimonio di partenza. Nessuno ha inventato niente, si è solo tenuto conto di quello che era già successo.
Grafico 1. Lo stesso patrimonio, diviso nei due modi. Dentro le barre bordeaux, la differenza rispetto alla divisione uguale.
Il figlio che lavora in azienda, con la divisione uguale, perde 264.042 euro. Il figlio che ha già ricevuto l'aiuto ne guadagna 228.082. E anche il terzo, quello che sembrava il caso semplice, ne guadagna 35.958 che non gli spettano.
Mezzo milione di euro spostati fra tre fratelli, senza che nessuno abbia deciso di spostarlo.
Il metro, che è la parte in cui si litiga davvero
Adesso il passaggio che ho lasciato in sospeso, e che è quello su cui le famiglie si arenano anche quando sono d'accordo sul principio.
Il secondo figlio ha ricevuto 120.000 euro dodici anni fa. Quanto valgono oggi?
Grafico 2. Tre metri possibili per rivalutare lo stesso aiuto. Tutti e tre sono difendibili.
Al valore nominale, cioè facendo finta che siano di ieri, valgono 120.000. Rivalutati all'inflazione dei dodici anni, valgono circa 147.600. Al costo opportunità, cioè considerando quello che avrebbero reso se fossero rimasti nel patrimonio, valgono 192.124.
Sulla quota del secondo figlio, la differenza fra il primo metro e il terzo vale 48.083 euro.
E qui bisogna essere onesti su una cosa: nessuno dei tre metri è sbagliato. Il primo è quello che sostiene chi ha ricevuto, il terzo è quello che sostiene chi non ha ricevuto, e tutti e due hanno un argomento serio. Il secondo sta in mezzo ed è quello che nella mia esperienza regge meglio la conversazione, perché si appoggia a un indice pubblico che nessuno dei tre ha scelto.
Ma il punto non è quale sia il metro giusto. Il punto è che il metro va scelto prima, insieme, quando ancora non si sa a chi converrà. Sceglierlo dopo, quando ciascuno ha già fatto il conto di quanto gli conviene, non è più una scelta: è una trattativa.
Le quattro cose che rendono diversi tre fratelli, e come si misurano
Quello che uno ha già dato: lavoro sottopagato nell'azienda di famiglia. Si misura con le buste paga e il contratto di categoria, confrontando quello che ha preso con quello che avrebbe preso altrove. Lezioni 6, 7 e 8 del corso.
Quello che uno ha già ricevuto: aiuti per la casa, per l'avvio di un'attività, per una separazione. Si misura con i bonifici e con un metro di rivalutazione scelto in anticipo.
Quello che uno riceverà in natura: chi prende l'azienda riceve anche un posto di lavoro, chi prende i muri riceve un reddito senza lavorare. Non sono la stessa cosa a parità di valore, come abbiamo visto nella lezione 1.
Quello che uno ha fatto e non si vede: chi è rimasto vicino ai genitori e se ne è occupato ha sostituito un costo che la famiglia avrebbe pagato a qualcun altro. È la voce più difficile e quella che va messa sul tavolo per prima, prima che qualcuno la usi come arma.
Quando invece dividere in parti uguali è la cosa giusta
Sarebbe disonesto finire qui, perché esiste un caso in cui l'uguaglianza è anche equità, e non è raro.
Se nessuno dei tre ha lavorato nell'azienda, se nessuno ha ricevuto aiuti significativi, e se il patrimonio è fatto di cose divisibili come liquidità e immobili simili, allora diviso tre è la soluzione giusta e anche la più semplice. Non c'è nessun merito nel complicare una divisione che è già equa così com'è.
Il criterio per capire in quale dei due casi ti trovi è una domanda sola: negli ultimi vent'anni è successo qualcosa fra il patrimonio e uno dei figli che non è successo con gli altri? Se la risposta è no, dividi in tre e hai finito. Se è sì, quella cosa ha un importo, e va scritto.
Perché questa lezione viene prima dei conti
Nelle prossime trentaquattro lezioni faremo solo conti. Ma ogni conto risponde a una domanda che ha già una risposta implicita dentro, ed è quella che abbiamo appena stabilito.
Quando nella lezione 5 normalizziamo l'EBITDA, lo facciamo perché il lavoro di chi sta in azienda va contato. Quando nella lezione 26 calcoliamo il conguaglio, lo facciamo perché chi riceve di più deve compensare. Quando nella lezione 20 scriviamo lo statuto, mettiamo il compenso di mercato prima degli utili perché chi lavora deve essere pagato prima che si divida.
Sono tutte applicazioni della stessa frase: le persone arrivano diverse, e una divisione che non se ne accorge non è neutra. È solo una divisione che ha deciso di non guardare.
Una cosa che ho notato facendo questi conti
Quando un genitore dice che vuole dividere in parti uguali, quasi sempre non sta esprimendo un criterio di giustizia. Sta dicendo un'altra cosa, che è più difficile da ammettere: non voglio dover spiegare le mie ragioni.
Perché una divisione uguale non richiede argomenti. Una divisione equa sì: richiede di dire a un figlio che ha avuto più degli altri, e di dirglielo mentre sei ancora vivo.
È una conversazione che costa. Ma costa a te, una sera, e dura un'ora. L'altra costa a loro, per sempre, e non finisce mai, perché tu non ci sei più per spiegare cosa intendevi.
Questa è la lezione 2 di 36 del corso gratuito sul passaggio generazionale in farmacia. Nella prossima separiamo definitivamente il capitale dal lavoro, che è il concetto su cui poggiano tutti i conti successivi. Le trovi tutte, in ordine, sul canale. Se vuoi fare questi conti sulla tua famiglia: lucapetriconsulting.it.
Legittima, quote indisponibili e validità degli atti sono materia del notaio, e su quella non do indicazioni in nessuna lezione di questo corso. Quello che faccio qui è il conto economico che serve per andarci preparati.




